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La Parashah della Settimana: Mattot (מַּטּוֹת) Tribù e Masei (מַסְעֵי) I viaggi. A cura di rav Bekhor

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Parashah della Settimana

Shabbat shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Eccoci al consueto appuntamento con la Parashah della Settimana. In realtà avremo due parashot: Mattot (מַּטּוֹת) Tribù e Masei (מַסְעֵי) I viaggi, a cura di rav Shlomo Bekhor. Vi ricordiamo che ai seguenti link Mattot e Masei potrete scaricare la porzione di Torah, a cura di Torah.it

2 Av 5779 – 3 Agosto 2019
Parashot di: Mattot e Masei. Shabat Khazak
Accensioni lumi: Milano, venerdì ore 20. Shabbat finisce alle 21.45
Mamash Edizioni Ebraiche  |  Virtual Yeshiva

Oggi è un giorno speciale poiché è il Rosh Khodesh di Menachem Av.
Perciò nella preghiera aggiungiamo il Hallel e il Mussaf e yaale veyavò. In aggiunta oggi è anche l’anniversario del fratello di Moshè: Aharon Hakohen Il suo esempio di seminare la pace tra le persone è unico nella storia dell’umanità. Da questo giorno iniziano alcune regole di lutto per la distruzione del santuario (alcuni applicano queste regole solo nella settimana del nove di Av, che quest’anno cadendo di domenica non sono applicate secondo alcune opinioni): non mangiare la carne non tagliare barba e capelli meglio anche le unghie, indossare abiti lavati e tanto altro perciò cerchiamo di fare prima di Shabbat questi bisogni come indossare le camicie che ci serviranno così non saranno come abiti nuovi.

Stiamo vivendo le tre settimane di lutto

iniziate con il 17 di Tammuz e culminanti nel 9 di Av, in memoria della distruzione di Gerusalemme e i due Sacri Templi. La Chassidut  riflette sul concetto di lutto. Alcuni detti Chassidici insegnano che: “Non c’è niente di così  complesso, quanto un cuore spezzato” (detto Chassidico). “La depressione non è un peccato, ma ciò che può fare la depressione, nessun peccato riesce” (detto chassidico).

La tristezza è un male? La Chassidut distingue tra due tipi di dolore: merirut, un dolore costruttivo, e atzvut, un dolore distruttivo. Merirut è il disagio di chi non solo riconosce i propri difetti, ma si preoccupa per loro, di chi si addolora dei torti che ha commesso, oltre che sulle sue occasioni mancate e sul suo potenziale non realizzato, che si rifiuta di diventare indifferente a ciò di cui è carente sè stesso e il suo mondo.

Atzvut invece è il disagio di chi è disperato, per sé stesso e il suo prossimo, la cui malinconia lo ha svuotato di speranza e di iniziativa, venendo trascinato da esso verso la passività e la depressione. Merirut è un trampolino di lancio per l’auto-miglioramento; atzvut è un pozzo senza fondo in cui si sprofonda. Speriamo presto di vedere la redenzione presto nei nostri giorni e che l’amore e la pace regneranno per sempre.

Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana.

Un caloroso Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor 
In anteprima la Parashah di Mattot di questa settimana dal nuovo libro

www.virtualyeshiva.it/files/kodesh/09_mattot.pdf

Si consiglia di stampare le pagine del pdf per poterlo studiare di Shabbat. 
Ideale stampare due pagine in una foglio A4 fronte e retro per cui saranno solo 16 pagine (estratto dal nuovo libro della Torà Bemidbàr che ha bisogno di tanti soci per essere pubblicato) 

Mattot-Masei: due LEZIONI VIDEO NUOVE IMPERDIBILI:Un Conflitto Eterno di Visioni Opposte tra Israel e il mondo! (prima puntata)youtube: 
https://youtu.be/eFqzFrAGTvk

https://www.facebook.com/shlomo.bekhor/posts/10157297093755540
 Un Conflitto Eterno di Visioni Opposte tra Israel e il mondo! (seconda puntata)
https://youtu.be/praj3RQseXk

https://www.facebook.com/shlomo.bekhor/posts/10157299159605540—–

Reuven e Gad: spiritualità totale, ma complementare

Due persone possono fare cose che sembrano identiche ma in realtà sono diametralmente opposte. A volte piccole differenze possono evidenziare un’altra prospettiva!

Mattot: 3 argomenti

PER ENTRARE IN ISRAELE
Panoramica di Mattòt

La parashà di Mattòt tratta tre temi principali: le leggi relative ai voti e ai giuramenti, la guerra contro Midyàn e l’insediamento delle tribù di Reuvèn e Gad.Il secondo e il terzo di questi tre argomenti si adattano bene al flusso storico della Torà. La guerra contro Midyàn è il terzo e ultimo atto nel dramma dello scontro di Israèl con l’alleanza Moabita – Midyanita la cui storia è iniziata nella parashà di Balàk. L’insediamento delle due tribù di Reuvèn e Gad coincide con la fase successiva alla conquista della Terra di Israèl, iniziata alla fine della parashà di Khukkàt e che continua attraverso il libro di Yehoshù’a e oltre.In questo contesto cosa c’entrano le leggi dei voti e dei giuramenti? Parimenti agli altri passaggi legali della Torà, ci aspetteremmo di trovare queste norme in Esodo o Levitico.

Allora perché sono qui? Perciò è necessario che queste leggi abbiano una particolare rilevanza per il tema della conquista e della colonizzazione della Terra di Israele. Ciò sarà chiaro quando esamineremo gli eventi che hanno preceduto questa parashà e che hanno portato a essa.Come abbiamo spiegato in precedenza, la caduta del popolo ebraico nell’idolatria di Pe’òr e la sua prostituzione con le donne moabite – midyanite, in realtà inizia come un fraintendimento circa la tipologia di rapporto da stabilire col mondo fisico. Israèl sapeva che la generazione dei suoi genitori era stata condannata a vivere nel deserto per quaranta anni (dopo l’incidente delle spie), perché aveva preferito evitare le sfide del mondo terreno.

Ora, stando sulla soglia della Terra Promessa, Israèl era pronto ad accettare questa sfida e aveva deciso di non ripetere gli errori dei suoi genitori: era pronto ad affrontare la materialità del mondo fisico e a pervaderla della coscienza di Dio, poiché questo è lo scopo della redenzione dall’Egitto e della creazione del mondo.Tuttavia, l’impetuoso entusiasmo degli israeliti li portò a sbagliare e ignorarono la necessità di essere cauti. Come l’errore che avevano fatto Eva e Adamo con il frutto dell’albero della conoscenza, quando caddero nella trappola di sopravvalutare la loro santità, pensando che la loro sublime coscienza spirituale e il loro fervore per Hashèm li avevano resi invincibili e immuni dalle macchinazioni del male.

Israèl sapeva che lo scopo della vita era di trasformare tutta la realtà in una casa per Hashèm, e poiché aveva imparato dalla conversione di Yitrò e dalle profezie di Bil’àm che, affinché ciò accadesse, anche gli elementi più bassi e profani della realtà dovevano essere elevati in santità (vd. panoramica di Balàk). Quindi ragionarono sul fatto che anche loro dovevano sperimentare queste pericolose, ma potenti energie di passionalità e di spiritualità profana allo scopo, naturalmente, di elevarle nella santità.

Ma ovviamente si sbagliavano, perché togliere ogni barriera e rischiare tutto non è la strada vincente. Per combattere il male si deve avere un orientamento totalmente opposto a questo, proprio come Pinekhàs ha dimostrato efficacemente.

Anche se non dobbiamo evitare la sfida di confrontarci con la materialità (come le spie), dobbiamo, tuttavia essere adeguatamente consapevoli del suo potenziale nel deviare e corrompere le nostre intenzioni.Da qui la pertinenza delle leggi dei voti e dei giuramenti: attraverso queste norme una persona può stabilire dei confini per se stesso, dove sente di averne bisogno, come spiegheremo più avanti.Il successivo argomento di questa parashà, la guerra contro Midyàn, può ora essere visto come un logico seguito dalle leggi dei voti e dei giuramenti, le cui norme sono la correzione spirituale dell’errore di Pe’òr e la battaglia con Midyàn è lo sforzo per sradicare la fonte di questo errore.

Anche la fine della parashà con l’insediamento delle tribù di Reuvèn e Gad è uno sviluppo dello stesso tema. Queste tribù desideravano stabilirsi nel territorio che Moshè aveva conquistato da Sikhòn e ‘Og, sul lato orientale del fiume Giordano.

Hashèm non voleva che gli ebrei si stabilissero in questa terra a questo punto della storia. Tuttavia queste tribù arrivarono alla conclusione che la santità della Terra di Israele vera e propria fosse superiore a quella della terra fuori dai suoi confini; perciò, era cruciale elevare anche la terra profana. La loro argomentazione era quindi una variazione sullo stesso tema di prima. Questa volta, però, avevano parzialmente ragione, come si accorse Moshè. La loro visione è per noi una lezione importante, in merito alla nostra relazione con il mondo fisico.

Tutti e tre i temi della parashà Mattòt, quindi, sono importanti per l’imminente ingresso nella Terra di Israele. Anche sul piano personale, essi sono rilevanti individualmente per ciascuno di noi sia a livello micro, nel nostro incontro con il mondo materiale che, in particolare, per la nostra generazione, poiché siamo alla fine della rettificazione della materia e sulla soglia della Redenzione messianica, in procinto di entrare eternamente in Israèl. Questo spiega come il nome della parashàMattòt, possa essere usato come nome per l’intera parashà. Il termine in sé significa “tribù”, ma nella Torà ci sono due parole utilizzate per “tribù”: una è mattòt e l’altra e shèvet. È interessante notare che entrambi i sinonimi di “tribù” sono anche sinonimi di “ramo d’albero”.

Proprio come i rami derivano da un tronco d’albero, ogni “tribù” è un ramo o una divisione del popolo ebraico radicato nel suo antenato comune (in questo caso Giacobbe).La differenza tra i due sinonimi è che, mentre shèvet si riferisce a un ramoscello morbido e pieghevole, mattè (il singolare di mattòt) si riferisce a un bastone rigido e duro. Lo shèvet deve la sua flessibilità al fatto che è stato tagliato dall’albero di recente (o meglio ancora è collegato a esso), in contrasto con il mattè, che è stato da tempo tagliato dall’albero e ha quindi perso la sua elasticità.

Così shèvet si riferisce alla tribù di Israèl (e a ogni singolo membro) quando è coscientemente connessa alla sua fonte, mentre il “mattè” si riferisce alla stessa tribù (e a ogni singolo membro) quando non è così consapevolmente connessa.Spiritualmente, lo shèvet si potrebbe riferire all’anima prima che scenda nel corpo, quando essa è pienamente consapevole della divinità e della sua stessa connessione con la sua fonte. Quindi mattè si riferisce all’anima quando entra nel corpo e perdendo questa connessione cosciente – almeno temporaneamente – è incaricata di elevare il corpo e la porzione del creato che è sotto la sua competenza.Proprio attraverso la sua discesa nella materialità (entrando nella terra promessa, oppure quando l’anima entra nel corpo) e l’allontanamento apparente dalla sua origine divina, l’anima scopre di avere una forza molto più grande che le permette di rimanere connessa alla sua fonte, anche nel buio. Questo livello di connessione incondizionata di solito è nascosto e si manifesta solo quando si ha bisogno di esso.

Questa forza di volontà nella nostra devozione ai principi e nella resistenza al male, è simboleggiata con l’inflessibilità di un bastone indurito che non si fa condizionare dall’esterno. Non a caso, proprio quando Israèl sta per scendere nella materia, in questa parashà troviamo il nome Mattòt.Se avremo successo, potremo affrontare con sicurezza le sfide della vita e procedere nel realizzare il nostro scopo sulla terra e trasformare la realtà in una casa per Lui, come era stato voluto da Hashèm[1]


[1] Basato su Reshimòt 51 e Likuté Sikhòt vol. 18 p. 382; vol. 28 p. 281, ecc.(estratto dal nuovo libro della Torà Bemidbàr che ha bisogno di tanti soci per essere pubblicato) —–Storia: Il Pozzo e Il Ratto All’inizio della parashà di Mattòt si parla di voti e dell’importanza di onorarli (vedi lezione online ampiamente) una volta assunto l’impegno. I primi versetti parlano infatti delle leggi concernenti la formulazione di un voto e il suo annullamento. Mentre una persona non può sciogliere un proprio voto, in alcuni casi altri possono farlo per lui. In particolare, il padre può prosciogliere la figlia minorenne e il marito può annullare il voto della moglie. Ti riporto un famoso racconto narrato nel Talmud che ci fa capire l’importanza dei voti e delle spiacevoli conseguenze alle quali si può andare incontro se non si rispettano. Un giorno una ragazza, facendo ritorno alla propria casa, cadde in un pozzo. Disperata comincia ad urlare per chiedere aiuto. Finalmente arriva un giovane che dice di essere disposto a salvarla, ma solo alla condizione che lei prometta di sposarlo (proprio un opportunista ndr).

Pur di uscire dal pozzo la ragazza accetta ed entrambi giurano di volersi sposare reciprocamente prendendo come testimoni un ratto che era li di passaggio e lo stesso pozzo. Diventano così “Promessi Sposi”.Con il passare del tempo la ragazza rimane fedele al giuramento non accettando proposte da alcuno, il giovane invece si comporta con più leggerezza e finisce per sposare un’altra donna (proprio un classico ndr).La coppia ha un primo figlio che tuttavia muore morso da un ratto. Successivamente ne ha un secondo, che però muore cadendo in un pozzo.La moglie si rivolge al marito sospettando che vi sia qualcosa di strano. A quel punto egli si ricorda dell’accaduto e del giuramento fatto alla ragazza.

La moglie decide che è meglio divorziare e che lui sposi la ragazza del pozzo per tener fede al giuramento fatto.Solo mantenendo il suo voto precedente il ragazzo riesce a creare una famiglia e avere una vita serena. Spesso eventi o promesse del passato possono disturbare il nostro equilibrio di vita e, senza che noi ce ne accorgiamo, farci del male. Per risolverlo dobbiamo andare a scovare la radice del problema: il fuoco si può spegnere solo dalla radice.

(Talmud Taanit pag 8)

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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