Un reportage dall’inferno di Auschwitz Birkenau, la fabbrica degli orrori nazisti

Un reportage dall’inferno di Auschwitz Birkenau, la fabbrica degli orrori nazisti

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Auschwitz Birkenau

Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Oggi vi presento un reportage fotografico – con l’excursus storico -sui campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau, in Polonia. Quello ad Auschwitz è un viaggio che vi cambia dentro. Verso la fine – ma poi dipende dalle persone – non vedete l’ora che la visita finisca, sentite una sorta di malessere interno, che si fa sempre più forte, man mano che proseguite. All’uscita da quel campo, rischiate di mettere in dubbio la vostra fede. E’ davvero  un’esperienza forte che vi fa capire quanto l’animo umano possa essere incredibilmente violento e cattivo.

Auschwitz-Birkenau è il termine con cui si usa indicare la rete di campi di concentramento e di lavoro nazisti, stabilita nei pressi della città polacca di Oswiecim. Insieme questo complesso era il più grande di tutti i campi di sterminio nazisti d’Europa, potendo contenere fino a 150.000 detenuti.

Il complesso

diviso in tre aree principali, fu fondato dai nazisti nel 1940 e restò in uso fino alla Liberazione degli Alleati, nel 1945. Gli storici e gli analisti stimano il numero di persone uccise ad Auschwitz tra i 2,1 milioni e i 4 milioni, di cui la grande maggioranza erano ebrei. Gran parte dei prigionieri detenuti ad Auschwitz morì uccisa nelle camere a gas, anche se molti sono morti per fame, lavori forzati, malattie, uccisi da squadriglie di sparatoria ed esperimenti medici.

Oggi la parola Auschwitz è diventata sinonimo di terrore, genocidio e Olocausto. Il sito, sebbene parzialmente distrutto dai nazisti in ritirata nel 1945, è stato istituito come museo per aiutare le generazioni future a comprendere le atrocità commesse all’interno delle sue recinzioni.

Dal 2011, oltre 30 milioni di persone hanno visitato il campo e, nel 2014, un numero record di 1,5 milioni di persone ha visitato il complesso e il museo di Auschwitz. Per questo motivo, le autorità responsabili del sito hanno iniziato a sollecitare le persone a prenotare la loro visita ad Auschwitz online, in anticipo, per impedire di essere allontanati.

Nel giugno 2016, il museo di Auschwitz-Birkenau nella città polacca di Oswiecim riportarono alla luce oltre 16.000 oggetti personali appartenenti alle vittime dei campi di sterminio, che erano stati persi nel 1968. Gli oggetti furono originariamente scoperti nel 1967 dagli archeologi, durante alcuni scavi nel campo di concentramento e vennero collocati in 48 scatole di cartone custodite presso l’Accademia delle Scienze di Varsavia, prima di andare perdute a causa del regime comunista antisemita che salì al potere nel 1968.

L’istituzione del campo

Nell’aprile del 1940, Rudolph Höss, che divenne il primo comandante di Auschwitz, identificò la città slesiana di Oswiecim in Polonia come possibile sito per un campo di concentramento. Inizialmente, il campo aveva lo scopo di intimidire i polacchi, per impedire loro di protestare contro il dominio tedesco e di fungere da prigione per chi opponeva resistenza. Fu anche percepito come una pietra miliare della politica di ricolonizzazione l’Alta Slesia, che una volta era stata una regione tedesca, con “puri ariani”. Quando i progetto per il campo vennero approvati, i nazisti diedero il nome di Auschwitz all’area.

Il 27 aprile 1940, Heinrich Himmler ordinò la costruzione del campo. Nel maggio del 1940, i polacchi furono sfrattati dalle caserme nelle vicinanze (la maggior parte di loro venne giustiziata) e un gruppo di lavoro composto da prigionieri dei campi di concentramento fu portato da Sachsenhausen. Anche trecento ebrei della grande comunità ebraica di Oswiecim venne costretta a prendere servizio.

Il primo trasporto di prigionieri, quasi tutti civili polacchi, arrivò nel giugno 1940, momento in cui vennero istituiti l’amministrazione e uno staff delle SS. Il primo marzo 1941, la popolazione del campo era di 10.900. Abbastanza rapidamente, il campo divenne famoso per torture e sparatorie di massa.

Nel marzo 1941, Himmler visitò Auschwitz e ordinò il suo ampliamento, perché si potesse raggiungere una capienza di almeno 30mila prigionieri. La posizione del campo (praticamente nel centro dell’Europa occupata dalla Germania) le sue comode reti di trasporto e la vicinanza alle linee ferroviarie, furono all’origine del piano nazista finalizzato all’estensione di Auschwitz, in modo da deportare persone da tutta Europa.

A quel tempo esisteva solo il campo principale, più tardi conosciuto come Auschwitz I. Himmler ordinò la costruzione di un secondo campo per 100mila detenuti in un’area del villaggio di Brzezinka, a circa due miglia dal campo principale.

Questo secondo campo, ora noto come Birkenau o Auschwitz II, inizialmente doveva essere riempito di prigionieri di guerra russi catturati che avrebbero fornito la forza lavoro (come schiavi) per realizzare il piano utopico delle SS in Alta Slesia.

Il gigante chimico I G Farben espresse interesse per l’utilizzo di questa forza lavoro, e vasti interventi di ampliamento del complesso ebbero inizio nell’ottobre del 1941 in condizioni terribili e con massicce perdite di vite umane. Morirono circa 10mila prigionieri di guerra russi. La maggior parte dell’apparato destinato allo sterminio di massa fu infine costruito nel campo di Birkenau e la maggior parte delle vittime fu assassinata proprio qui.

I tedeschi isolarono tutti i campi e sotto-campi dal mondo esterno, circondandoli con recinzioni di filo spinato. Tutti i contatti con il mondo esterno erano vietati. Tuttavia, l’area amministrata dal comandante e pattugliata dalla guarnigione del campo delle SS si estendeva oltre i terreni racchiusi da filo spinato. Comprendeva un’area aggiuntiva di circa 40 chilometri quadrati (la cosiddetta “Interessengebiet” – la zona di interesse), che si estendeva attorno ai campi di Auschwitz I e Auschwitz II-Birkenau.

Con le aggiunte, la popolazione del campo principale passo da 18.000 unità, nel dicembre 1942, a più di 30.000 nel marzo del 1943. Nel marzo del 1942, ad Auschwitz fu istituito un campo femminile con 6.000 detenute e in agosto fu trasferito a Birkenau. Nel gennaio 1944, vivevano a Birkenau 27.000 donne, nella sezione B1a, in quartieri separati. Nel febbraio del 1943, a Birkenau fu anche istituita una sezione per zingari, chiamata campo BIIe, e nel settembre del 1943 fu accantonata un’area per gli ebrei cechi deportati da Theresienstadt, e fu chiamato il “campo di famiglia” o BIIb. Le camere a gas e i forni crematori di Birkenau furono aperti nel marzo del 1943.

A partire dal 1942, Auschwitz cominciò a funzionare in un modo diverso dal suo intento originario. Alla fine del 1941, Himmler informò il comandante Höss sulla “Soluzione finale” e l’anno seguente Auschwitz-Birkenau divenne il centro della distruzione di massa degli ebrei europei.

Prima di iniziare gli stermini ebraici, però, i nazisti usarono i prigionieri di guerra sovietici nel campo di Auschwitz nelle prove del gas velenoso Zyklon-B – prodotto dalla società tedesca “Degesch” (Deutsche Gesellschaft zur Schädlingsbekämpfung) indicato come il modo migliore per uccidere molte persone contemporaneamente. 

I prigionieri di guerra venivano gassati in celle sotterranee nel Blocco 11, il cosiddetto “Blocco della morte”, e in seguito a queste prove, una camera a gas venne installata appena fuori dal campo principale e vennero aperte due camere a gas temporanee a Birkenau.

I nazisti indicarono tutti gli ebrei che vivevano in Europa per lo sterminio totale, indipendentemente dalla loro età, sesso, professione, cittadinanza od opinioni politiche. Furono uccisi per una sola ragione: perché erano ebrei. 

Cosa succedeva

All’arrivo di un treno che trasportava prigionieri ebrei, partivano le selezioni che venivano condotte sulla piattaforma della ferrovia, o sulla rampa. Le persone appena giunte, classificate dai medici delle SS come non idonee al lavoro – tra cui: anziani, donne incinte e bambini – erano inviate direttamente alle camere a gas.

Nella maggior parte dei casi, il 70-75% di ciascun trasporto era destinato a morte immediata. Queste persone non vennero inserite negli archivi del campo. Cioè, non ricevettero numeri seriali e non vennero registrati, ed è per questo che è possibile solo stimare il numero totale di vittime.

Quelli ritenuti abbastanza in forma per lavorare come schiavi venivano subito registrati, tatuati con un numero di serie, svestiti, rasati e lavati, mentre i loro vestiti venivano disinfettati con il gas Zyklon-B.

Quindi, entravano nel campo, passando sotto la famigerata scritta “Arbeit Macht Frei” (“Il lavoro rende liberi”). Di circa 2,5 milioni di persone che vennero deportate ad Auschwitz: 405.000 ricevettero lo status di prigioniero e il numero di serie. Di questi, circa il 50% erano ebrei e il 50% erano polacchi e altre nazionalità.

Nell’autunno del 1943, l’amministrazione del campo venne riorganizzata in seguito a uno scandalo per corruzione. Alla fine del 1943, la popolazione prigioniera del campo principale di Auschwitz, Birkenau, Monowitz e altri sottocampi era di oltre 80.000 unità: 18.437 nel campo principale; 49.114 a Birkenau e 13.288 a Monowitz, dove I G Farben aveva il suo impianto di gomma sintetica. Fino a 50.000 prigionieri erano sparsi in 51 sottocampi come Rajsko, una stazione agricola sperimentale, e Gleiwitz, una miniera di carbone.

Durante la sua storia, la popolazione carceraria di Auschwitz cambiò significativamente composizione. All’inizio, i suoi detenuti erano quasi interamente polacchi. Dall’aprile 1940 al marzo 1942, su circa 27.000 detenuti, il 30% erano polacchi e il 57% erano ebrei. Dal marzo 1942 al marzo 1943 di 162.000 detenuti, il 60% erano ebrei.

Un sistema parallelo al campo principale di Auschwitz iniziò ad operare nel campo di Birkenau nel 1942. La differenza, tuttavia, era che la maggior parte delle “docce” usate per lavare i prigionieri in arrivo si rivelarono essere camere a gas. A Birkenau, solo il 10% circa degli ebrei veniva registrato, disinfettato, rasato e fatto lavare nella doccia nella “sauna centrale”, prima di essere assegnato alle caserme, anziché essere inviato direttamente alle camere della morte. Nella primavera del 1942, vennero costruite due camere a gas provvisorie (bunker) a Birkenau.

Il primo “bunker”, con due stanze sigillate, funzionò dal gennaio 1942 alla fine dello stesso anno. Il secondo, con quattro stanze a tenuta d’aria, divenne in esubero, nella primavera del 1943, ma rimase in piedi e fu usato nuovamente nell’autunno del 1944, quando si rese necessaria una “capacità” extra per l’omicidio degli ebrei ungheresi e la liquidazione dei ghetti.

Le vittime assassinate nei “bunker” erano costrette a spogliarsi in caserme di legno temporanee erette nelle vicinanze. I loro corpi venivano, quindi, portati fuori dalle camere a gas e spinti nelle fosse all’aperto, dove venivano bruciati. Tra il gennaio del 1942 e il marzo del 1943: 175.000 ebrei furono uccisi col gas in queste zone.

Fino a quel momento, tuttavia, Auschwitz-Birkenau rappresentava “solo” l’11% delle vittime della “Soluzione Finale”. Nell’agosto del 1942, iniziarono la costruzioni di quattro impianti di “gassatura” su larga scala. Da un esame dei progetti, sembra che le prime due camere a gas fossero ricavate da obitori che, con gli enormi crematori ad essi collegati, erano inizialmente destinati a far fronte alle mortalità tra la forza lavoro schiava nel campo. Dall’autunno del 1942, però, sembra chiaro che i pianificatori delle SS e gli appaltatori civili intendono costruire un impianto per l’omicidio di massa.

Bastavano venti minuti per uccidere

tutte le persone che vi si trovavano dentro. Nelle camere II e III, le uccisioni avvenivano in stanze sotterranee, e i cadaveri venivano portati ai cinque forni da un ascensore ad azionamento elettrico. Prima della cremazione i denti d’oro e tutti gli altri oggetti di valore, come gli anelli, venivano rimossi dai cadaveri. Nelle IV e V, le camere a gas e i forni erano allo stesso livello, ma i forni erano così mal costruiti e l’uso era così grande che essi ripetutamente funzionavano male e dovevano essere abbandonati. I cadaveri venivano bruciati all’esterno, come nel 1943. I Sonderkommandos ebrei lavorano nei forni crematori sotto la supervisione delle SS.

Il termine sonderkommando (plurale, sonderkommandos), dal tedesco “unità speciale”, identificò gli speciali gruppi di deportati, per la maggior parte di origine ebraica, obbligati a collaborare con le autorità nazionalsocialiste all’interno dei campi di sterminio nel contesto della Shoah.

Inizialmente le nuove strutture erano “sottoutilizzate”. Dall’aprile 1943 al marzo 1944, “solo” 160.000 ebrei furono uccisi a Birkenau.

La resistenza nei campi

Sorprendentemente, ci sono furono casi di resistenza individuale e sforzi collettivi per combattere all’interno di Auschwitz. Polacchi, comunisti e altri gruppi nazionali stabilirono delle reti di azione nel campo principale. Alcuni ebrei aggredirono le guardie naziste, persino all’ingresso delle camere a gas. Nell’ottobre del 1944, l’equipaggio di un sonderkommando al crematorio IV si ribellò e distrusse i forni, che da allora non vennero più usati.

Meno di 200 ebrei riuscirono a fuggire dai campi. Herman Shine, uno degli ultimi sopravvissuti ad essere sfuggito ad Auschwitz, morì nel luglio 2018. Nacque a Berlino da padre polacco. Assieme ad altri 1.700 ebrei polacchi, fu deportato a Sachsenhausen. Per sopravvivere, Shine, prima di essere trasferito ad Auschwitz nel 1942, sostenne di essere un riparatore di tetti. 

La ritirata dei nazisti

Nel novembre del 1944, di fronte all’avvicinarsi dell’Armata Rossa, Himmler ordinò alle gassazioni di fermarsi e di mettere in atto un’operazione di “pulizia” per nascondere le tracce dell’omicidio di massa e di altri crimini che avevano commesso. I nazisti distrussero i documenti e smantellarono, bruciarono o fecero saltare in aria la maggioranza degli edifici.

Gli ordini per l’evacuazione finale e la liquidazione del campo furono emessi a metà gennaio 1945. I tedeschi lasciarono nel campo principale di Auschwitz, Birkenau e a Monowitz circa 7000 malati o incapaci che non si aspettavano di vivere a lungo; il resto, circa 58.000 persone, venne evacuato. Nelle colonne di marcia scortate da guardie SS pesantemente armate, questi 58.000 prigionieri, uomini e donne, vennero portati fuori da Auschwitz, dal 17 al 21 gennaio. Molti prigionieri persero la vita durante questa tragica evacuazione, conosciuta come la Marcia della Morte.

C’era un ebreo ucraino, il tenente colonnello Anatoly Shapiro, al comando del 1085° Reggimento di fucilieri “Tarnopol” dell’esercito rosso, che liberò Auschwitz il 27 gennaio 1945. I soldati trovarono circa 650 cadaveri all’interno della caserma e vicino a loro. Si trattava per lo più di donne morte per sfinimento o uccise dalle SS la notte prima. Complessivamente, le truppe sovietiche trovarono almeno 1.200 sopravvissuti (scheletrici) ad Auschwitz e altri 5.800 a Birkenau. Cercarono di nutrirli, ma la maggior parte non poteva mangiare, a causa della malnutrizione. Dar loro da mangiare del cibo solido significava ucciderli e ci vollero mesi – qualora non fossero morti prima – per tornare a nutrirsi in modo normale. 

I soldati trovarono anche magazzini contenenti 836.525 capi di abbigliamento femminile, 348.820 capi di abbigliamento maschile, 43.525 paia di scarpe e un vasto numero di spazzolini da denti, occhiali e altri effetti personali. Trovarono anche 460 arti artificiali e sette tonnellate di capelli umani rasati dagli ebrei prima di essere uccisi. I capelli umani erano utilizzati dalla società “Alex Zink” (situata in Baviera) per la confezione di tessuti. Pensate che questa  compagnia pagava ai nazisti 50 pfennig (vecchia valuta tedesca) per ogni chilo di capelli umani.

Tra coloro che ricevettero un “numero” ad Auschwitz-Birkenau, solo 65.000 sopravvissero. Si stima, inoltre, che solo circa 200.000 persone passate attraverso i campi di Auschwitz sopravvissero. Michael Bornstein fuuno dei più fortunati. Decenni dopo la guerra, apprese dai documenti di Auschwitz, tenuti in Israele, che era sopravvissuto perché malato e i nazisti lo lasciarono indietro quando evacuarono il campo. Disse, che era uno dei soli 52 bambini al di sotto degli otto anni ad essere sopravvissuto. 

Storici e analisti stimano il numero di persone uccise ad Auschwitz tra 2,1 milioni e 4 milioni, di cui la stragrande maggioranza erano ebrei.

Fonte JewishVirtualGallery

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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