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Gli ebrei e la superstizione: dallo starnuto al sale, ecco le 8 scaramanzie più comuni

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Gli ebrei e la superstizione

Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Parliamo oggi di un argomento un po’ particolare, che tocca molto da vicino un po’ tutti i popoli: la superstizione, quest’ultima legata alla tradizione e ai detti popolari. Come tutte le culture, anche gli ebrei hanno sviluppato numerose pratiche superstiziose applicabili a diverse occasioni. Quelle che vi elenchiamo di seguito sono soltanto tra le più comuni.

1. Sputare tre volte

Se fatto letteralmente o figurativamente (dicendo “puah, puah, puah”), sputare tre volte (tre è un numero mistico) è una classica risposta a qualcosa di eccezionalmente cattivo o buono. Per secoli, gli ebrei hanno eseguito questo rituale in risposta al vedere, ascoltare o apprendere qualcosa di terribile o come gesto apotropaico.

Paradossalmente, è usato anche per far accadere le cose, o meglio: qualcosa che sia meraviglioso – come una buona notizia o la nascita di un bambino bello e sano – e quindi per scacciare il Malocchio (ayin hara), che potrebbe aleggiare attorno. Sputare, infatti, era considerato un potente scudo contro la magia e i demoni. Medici antichi, incluso Maimonide, descrivevano i valori positivi della saliva e dello sputo.

Tuttavia, questa popolare superstizione ebraica potrebbe aver avuto origine dal Vangelo, che menziona il potere miracoloso dello sputo di Gesù (Marco 7: 32-35).

32 E gli presentarono un sordo che parlava a stento, pregandolo di imporgli le mani.

33 Ed egli, condottolo in disparte, lontano dalla folla, gli mise le dita negli orecchi e, dopo aver sputato, gli toccò la lingua.

34 Poi, alzati gli occhi al cielo, sospirò e gli disse: «Effatà», che vuol dire: «Apriti!».

35 E subito gli si aprirono gli orecchi si sciolse il nodo della sua lingua e parlava distintamente.

In un altro riferimento, Gesù sputò nella terra e fece “argilla” e la mise negli occhi di un cieco, che in seguito poté vedere (Giovanni 9: 1-7).

2. Masticare un pezzo di filo

Un popolare detto Yiddish della vecchia nonna (bubbe meise, intesa anche come anziana moglie) invita a masticare un pezzo di filo ogni volta che si indossa un indumento sul quale qualcuno sta cucendo attivamente: come attaccare un bottone o riparare una cucitura. Questa pratica può riferirsi alla frase yiddish “mir zollen nit farnayen der saychel“, nel senso che non si dovrebbe cucire il cervello (o buonsenso). Un’altra spiegazione è che i sudari sono cuciti attorno ai resti del defunto. Masticare attivamente mentre un altro sta cucendo dei nostri indumenti è una chiara indicazione che uno è abbastanza vivo e non è ancora un candidato per la tomba.

3. Tirare o strattonare le orecchie quando si starnutisce

Particolarmente comune tra gli ebrei della Galizia e della Lituania, la pratica di tirare le orecchie, quando si starnutisce ha generato accese discussioni. Quante orecchie andrebbero tirate: una o due? E andrebbero tirate su o giù? La ragione di questa usanza non è chiara. In origine, veniva eseguita, al verificarsi di uno starnuto, quando si parlava di una persona che era morta. Tuttavia, la tiratina di orecchie è stata successivamente estesa a tutti gli starnuti, solitamente accompagnata dalla frase yiddish “tzu langehmazaldikker yohrn” (per lunghi, fortunati anni).

4. Starnutire sulla verità

La leggenda midrashica sostiene che uno starnuto era solito annunciare la morte imminente. La storia racconta che all’epoca di Giacobbe una persona, alla fine della sua vita, starnutì e morì all’istante”. Alcuni popoli antichi credevano che la “piccola esplosione nella testa” assicurasse l’avvicinarsi all’eternità.

Più che di una mera irritazione dei passaggi nasali, uno starnuto era considerato un presagio grave. In effetti, questo potrebbe essere il motivo alla base dello sviluppo dell’abitudine di dire “lunga vita” e “salute” a chi ha starnutito.

Una credenza tradizionale è che quando una persona starnutisce durante una conversazione: qualunque cosa sia stata appena detta accadrà, sulla base del concetto di “starnutire sulla verità”. Sebbene non sia infallibile come profezia diretta, si dice che indichi che gli eventi che sono razionali e plausibili si realizzeranno in realtà o che un evento che è già accaduto è realmente accaduto proprio come la storia è stata raccontata.

5. Chiudere i libri che sono rimasti aperti

Chiudere libri di preghiera, Torah e trattati talmudici è una pratica comune nelle sinagoghe e nelle sale di studio. La spiegazione sembra essere correlata alla paura medievale del potere malvagio dei demoni, che da questi libri aperti sarebbero in grado di acquisire “sacra conoscenza” utilizzandola, in qualche modo, per i propri scopi nefandi.

6. Piazzare sale in tasche e angoli della stanza

Si sa che i demoni e altre creature maligne vivono nelle nuove case e provocano parecchio caos. Poiché si considerava il sale generalmente dotato di poteri superbi contro gli spiriti maligni, veniva spesso collocato negli angoli di una stanza, dove queste creature si nascondevano. Lo stesso ragionamento si applicava ai vestiti nuovi, con goblin ed elfi più piccoli che potevano nascondersi nelle tasche. Mettendo una piccola quantità di sale nelle tasche, il proprietario degli abiti sperava di allontanare questi esseri e sventare i loro disegni malvagi.

7. Indossare una spilla di metallo sui vestiti quando ci si imbarca in un viaggio

In alcune comunità, infatti, si usa attaccare una spilla nascosta sotto il colletto della camicia o su una manica prima di intraprendere un viaggio. Si pensava che il metallo fosse un potente materiale protettivo. Secondo Eleazer di Worms (uno degli ultimi membri principali del movimento ebraico Chassidei Ashkenaz, del periodo medievale), i metalli erano i prodotti della civiltà e quindi potevano attaccare e respingere con successo gli spiriti maligni di una società meno sofisticata.

Si ritiene che il potere protettivo del metallo possa anche derivare dalla discussione biblica sulla prima piaga, in cui D*o afferma che tutta l’acqua immagazzinata “in vasi di legno e pietra” si trasformerà in sangue. 

(Shemot/Esodo 7:19). Il Signore disse a Mosè: «Comanda ad Aronne: Prendi il tuo bastone e stendi la mano sulle acque degli Egiziani, sui loro fiumi, canali, stagni, e su tutte le loro raccolte di acqua; diventino sangue, e ci sia sangue in tutto il paese d’Egitto, perfino nei recipienti di legno e di pietra».

Stando a questa corrente di pensiero, i contenitori di metallo non vengono menzionati perché avrebbero impedito all’acqua di cambiare e trasformarsi in sangue. Un’altra spiegazione è che il metallo significa fortuna, dal momento che “barzel, ברזל” (la parola ebraica per ferro) è un acronimo per i nomi di quattro delle madri dei Figli di Israele (Bilhah, Rachel, Zilpah e Leah), che erano in grado di allontanare tutti i pericoli dalla loro progenie.

8. Bussare sul legno

Bussare sul legno per proteggersi dal male è una pratica non ebraica, anche se tanti ebrei la seguono. Molti collegano questa azione a credenze cristiane che collegano il legno a schegge di croce, che si ritiene portino fortuna. Tuttavia, questa pratica ha un’origine panteistica più universale. Molto prima del tempo di Gesù, alcune culture consideravano gli alberi come dei; i credenti erano convinti che toccare (o bussare) il legno potesse produrre risultati magici.

Fonte MyJewishLearning (che a sua volta cita: Jewish Traditions: A JPS Guide, published by the Jewish Publication Society)

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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