L’epica operazione Entebbe, che però costò la vita all’ufficiale dell’Idf Yoni Netanyahu

L’epica operazione Entebbe, che però costò la vita all’ufficiale dell’Idf Yoni Netanyahu

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Operazione Entebbe

Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Oggi vi voglio parlare di un delle più importanti operazioni militari di Israele, ma con un epilogo purtroppo tragico. Parliamo dell’Operazione Entebbe, che permise di liberare decine di ostaggi di un dirottamento aereo, ma nella quale perse la vita l’ufficiale Yoni Netanyahu, fratello di Benjamin. 

E’ il 27 giugno 1976, quando quattro terroristi costringono un Airbus Air France ad atterrare in Uganda, nel cuore della lontana Africa. A Israele chiedono subito di liberare 53 terroristi condannati. Ma attenzione. I dirottatori liberano l’equipaggio francese e i passeggeri non ebrei, trattenendo 105 ostaggi ebrei e israeliani. Nel contempo, fissano una scadenza di 48 ore prima dell’inizio delle esecuzioni.

Di fronte a così poche opzioni di scelta, il governo israeliano annuncia di voler avviare i negoziati. Un modo, se non altro, per acquistare prezioso tempo, necessario per consolidare un’opzione militare apparentemente impossibile. Un nuovo ultimatum scatta alle 13, di domenica 4 luglio.

L’unico aereo capace di un’operazione di salvataggio del genere risulta essere il C130 Hercules. Il 1 luglio, il comandante della missione, il generale Dan Shomron (che in seguito divenne capo dell’IDF), presenta il suo piano al comandante dell’IDF e al ministro della Difesa israeliano. Il giorno seguente, tutti assistono a una prova generale su larga scala. L’incredibile è stato ritenuto possibile.

Il piano di Shomron

si basava su diversi vantaggi che gli israeliani avevano sui terroristi. L’aeroporto di Entebbe, in cui si trovavano gli ostaggi, era stato costruito da un’impresa israeliana di costruzioni, in grado di fornire a Shomron i progetti originali. Inoltre, gli ostaggi liberati non ebrei potevano descrivere i terroristi, le loro armi e il loro posizionamento. Di conseguenza, l’IDF decise di inviare una forza schiacciante: oltre 200 dei migliori soldati dell’esercito hanno partecipato al raid, tutti armati pesantemente.

L’elemento sorpresa

era probabilmente il più grande vantaggio che Israele deteneva. Secondo Shomron: “Avevi più di cento persone sedute in una piccola stanza, circondate da terroristi con le dita sul grilletto: potevano sparare in una frazione di secondo, dovevamo volare per sette ore, atterrare in sicurezza, guidare verso il terminal dove venivano tenuti gli ostaggi, entrare ed eliminare tutti i terroristi, prima che qualcuno di loro potesse sparare”. Il fatto che nessuno si aspettasse che gli israeliani prendessero tali rischi è stata proprio la ragione per cui li hanno presi.

L’aereo decolla alle 3.20 del 3 luglio e si è dirige a sud. Solo allora il piano viene rivelato al governo israeliano, che decide di proseguire con l’operazione. L’Hercules principale portaa bordo la forza di salvataggio, guidata dal tenente colonnello Yonatan Netanyahu. Ha al suo interno anche due jeep e l’ormai famosa Mercedes nera, una copia perfetta della macchina personale del dittatore Idi Amin. Due altri Hercules portano rinforzi e truppe incaricati di svolgere missioni speciali, come distruggere i Migs parcheggiati nelle vicinanze. Un quarto Ercole fu inviato per evacuare gli ostaggi.

Il pacchetto

comprendeva anche due Boeing 707: uno con mansioni di comando diretto; il secondo equipaggiato come ospedale in volo. Quest’ultimo atterra nella vicina Nairobi, in Kenya. Sorvolando il Lago Vittoria, l’Hercules si avvicina alla fine del volo di 7 ore e 40 minuti. Una sorpresa l’equipaggio: le luci della pista sono accese, ma nonostante ciò, l’aereo atterra ugualmente inosservato, alle 23:01 (ora locale), solo un minuto dopo il previsto orario di arrivo.

I soldati liberano gli ostaggi in un attacco fulmineo, uccidendo tutti e otto i terroristi. Ma a questo punto si consuma la tragedia: il comandante della forza Yoni Netanyahu viene ucciso mentre guida gli ostaggi verso l’aeromobile, affinché possano essere messi in sicurezza. Inoltre, due ostaggi vengono uccisi nel fuoco incrociato all’interno dell’aeroporto. Sono le 23.59, quando gli aerei riprendono il volo per Israele. L’operazione, che prevedeva una durata di un’ora, in realtà ha richiesto solo 58 minuti.

La foto in copertina è tratta da QUI

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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