Parashah della Settimana: Korach, קֹרַח (calvo). A cura di rav Shlomo Bekhor

Parashah della Settimana: Korach, קֹרַח (calvo). A cura di rav Shlomo Bekhor

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Parashah della Settimana

Shabbat shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Eccoci a un nuovo appuntamento con la rubrica della Parashah della Settimana – Korakh, קֹרַח (calvo) – a cura di rav Shlomo Bekhor, che ringraziamo. Vi ricordo che potrete scaricare QUI la settimanale porzione di Torah, grazie al portale Torah.it. Buona lettura.

3 Tammuz 5779 – 05 Luglio 2019
Parasha di: Korakh
Accensioni lumi per Milano: venerdì 20; Shabbat finisce alle 22.09 di Sabato
 
Mamash Edizioni Ebraiche  |  Virtual Yeshiva


“Se di questo bellissimo mondo creato da D*o, i miei occhi vedono un luogo da curare e accudire, ho colto il vero ruolo nel suo completamento. Viceversa, se di questo mondo noto solamente i suoi punti deboli, dovrò di me stesso prendermi Cura”. [Il Rebbe di Lubàvitch]

Questo Shabbat Ghimel Tammuz è il giorno del Rebbe. Mostriamo che i suoi insegnamenti sono vivi. Aumentiamo la passione per lo studio e l’osservanza delle mitzvot, portiamo più luce e così affretteremo la venuta del Maschiach
https://www.facebook.com/shlomo.bekhor/posts/10157224119305540

Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana.

Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor 
Nuova lezione video: Korakh 2019

Valore della monarchia e il Ponte Morandi
Significato della Conversazione tra il popolo e il profeta Shmuel
Nuova lezione video di 34 minuti. Youtube: 

Ci sono due tipi di intermediari uno che unisce le due parti e un altro che le divide. La differenza consiste: se l’intermediario si considera un’entità a sé o completamento nullo e devoto alla sua missione di unire le due parti. Questa è la particolarità del vero Re come Moshè e come David e in ogni generazione c’è anche una guida della generazione che ha le stesse caratteristiche.

Korakh: le cause per rovinarsi la vita


La Torà è un vero manuale di vita. La storia di Korakh ne è un grande esempio. Come ha fatto il cugino di Moshè, super dotato e intelligente, a cadere così in basso e a distruggere tutta la sua vita e la sua famiglia? Le cause sono molteplici, ma ognuno di esse contiene una pillola di saggezza. Nella vita essere troppo ricco, troppo carismatico, troppo analizzatore, troppo intrallazzato, significa essere sempre ai livelli alti e a volte anche… troppo alti. Questi troppi possono diventare anche un “troppo” caduta negli abissi.
Lezione imperdibile. Al seguente link troverai la lezione sulla nostra parashà in formato mp3:

http://www.virtualyeshiva.it/2010/06/10/korakh-5770-tre-filosofie-di-vita-errate/

dal seguente link si può scaricare il file audio immediatamente, senza aprire la pagina web:

http://www.virtualyeshiva.it/files/10_05_29_korakh5770_divisione_3tipi_caos.mp3

Tre filosofie di vita errate

L’ultrarealista, l’ultraidealista e l’ambiguo e superficiale a confronto!

Per ascoltare le altre lezioni sulla nostra parashà cliccare al seguente link:
http://www.virtualyeshiva.it/2019/06/30/korakh-5772-6-lezioni/

Kòrakh: Panoramica della parashà

Il nome di questa parashà deriva dal suo personaggio principale, Kòrakh, cugino di primo grado di Moshè. Non molto dopo gli eventi narrati nella precedente parashà, ovvero l’episodio degli esploratori e le sue conseguenze, Kòrakh capeggiò una rivolta contro la leadership di Moshè. Questa parashà è interamente dedicata alla narrazione di questa ribellione e della reazione di Hashèm a essa.

Un aspetto curioso di questa rivolta è il tempo nella quale avvenne. Dopo tutto, Moshè aveva condotto il popolo fuori dall’Egitto più di un anno prima. Certamente, se Kòrakh e gli altri istigatori di questa insurrezione avevano delle rimostranze contro Moshè, avrebbero dovuto farle presenti molto prima di questa data, senza aspettare un anno dopo la redenzione dalla schiavitù. Inoltre, Hashèm aveva appena approvato in maniera inequivocabile il comando di Moshè spalleggiandolo contro le polemiche causate dall’episodio dagli esploratori e rifiutando ogni tentativo di conquistare la terra senza il coinvolgimento di Moshè.

Il tentativo di fomentare una ribellione contro Moshè ora, sembrerebbe il momento meno opportuno, rispetto a tutte le occasioni avute in precedenza. In realtà, Kòrakh decise di ribellarsi non solo malgrado gli eventi della parashà precedente, ma proprio a causa di essi. Detto in breve, Kòrakh non era d’accordo con la definizione che Moshè e Aharòn davano della relazione tra il profano e il sacerdote, tra gli aspetti mondani e sacri della creazione. Secondo Kòrakh, l’uomo della strada che trascorre la maggior parte della giornata in attività mondane e materiali è santo tanto quanto il sacerdote, la cui intera giornata si svolge nel Santuario.Kòrakh aveva notato la reazione di Hashèm al desiderio degli esploratori di rimanere nel deserto, nel quale Israèl viveva in una dimensione puramente spirituale, protetti dalle nuvole di gloria e nutriti dalla manna e dal pozzo che viaggiava con loro.

Gli esploratori non desideravano entrare in “una terra che divora (consuma) i suoi abitanti” (cap 13, 32) con le sue distrazioni terrene. Moshè chiarì allora che era proprio questa la precisa volontà di Hashèm, ossia che gli Israeliti entrassero nella terra promessa e la rendessero santa.

Hashèm desidera che essi entrino negli aspetti mondani dell’esistenza naturale dell’uomo, anche se ciò significa un degrado spirituale, rispetto al livello goduto nel deserto. Innalzare la mondanità è il vero scopo di tutta la creazione. Se questo è vero, argomentava Kòrakh – ed è qui che sbagliò – perché il laico dovrebbe guardare il sacerdote dal basso verso l’alto?

Perché dovrebbe ritenere la porzione del suo prodotto che egli mette da parte per il sacerdote come l’apice, la parte migliore del suo lavoro? Perché dovrebbe considerare le poche ore al giorno che spende in attività simili a quelle del sacerdote – ovvero lo studio e la preghiera – come il culmine della sua giornata? Non si dovrebbero considerare attività di pari importanza, senza che una sia migliore o più santa dell’altra?

Se non altro, il semplice ebreo e la sua consacrata vita mondana sono più santi del sacerdote e della vita che egli conduce, poiché è lui che adempie al vero scopo che Hashèm ha nella creazione. I differenti ruoli del sacerdote e del laico, insisteva Kòrakh, sono separati ma di pari importanza, poiché Hashèm li desidera entrambi.

Chi può dire che il ruolo del sacerdote è in qualche modo più sacro di quello del laico, e che la persona laica ha bisogno di nutrimento spirituale da parte del sacerdote? Quindi Kòrakh, che criticava “l’innalzarsi” di Aharòn al di sopra della congregazione, desiderava diventare egli stesso sommo sacerdote per sistemare le cose e resettare gli equilibri.

Egli voleva cambiare lo status del sommo sacerdote quale persona solo differente dal resto del popolo, ma non migliore. «Giacché l’intera congregazione – tutti loro – sono santi e Hashèm è fra di essi! Perché, quindi, vi erigete al disopra della comunità di Hashèm?».

Ma ancora di più: «perché la congregazione dovrebbe “elevarsi” e desiderare di essere come voi, quando è coinvolta nelle sue attività mondane?».

A tutto ciò Moshè rispose: «Al mattino, Hashèm renderà noto…». Un laico che obbedisce ai comandamenti di Hashèm, mentre si occupa degli aspetti più materiali della vita, realizza il vero desiderio che D*o ha per la Sua creazione. Invece, le attività spirituali di un sacerdote non possono realizzare da sole il progetto di Hashèm per la creazione.

Tuttavia, anche se al profano viene comandato di entrare nella terra e di lavorarla, allo stesso tempo gli viene ordinato di tenere gli occhi rivolti al sacerdote, ovvero alla trascendenza, in modo di elevare tutti quei momenti della giornata che possono essere trasformati in santità. Facendo questo la sua vita può riempirsi di luce come al “mattino”, cosicché eseguendo ciò che Hashèm gli comanda, egli potrà accrescere la consapevolezza di D*o nel suo cuore e nella sua mente.

Così, dall’episodio degli esploratori, nella parashà precedente, impariamo che il fine di Hashèm nella creazione può venir realizzato allorché entriamo nella terra, nel mondo materiale, ovvero quando l’ebraismo è più di un impegno intellettuale o emotivo, poiché trova la sua piena espressione nell’azione.

Mentre da Kòrakh impariamo che l’enfasi posta sull’azione pratica, non deve scivolare in un ebraismo arido e meccanico. L’esecuzione dei comandamenti a livello fisico, ci infonde l’energia che deriva dalla consapevolezza e dall’amore per Hashèm, fa risplendere il nostro operato della luce del mattino, quella luce che illumina il buio della notte.

Questo è il profondo senso del termine mattino usato da Moshè come risposta a Kòrakh. Dopo che la ribellione fu sedata (prime quattro chiamate), Hashèm confermò nuovamente la distinzione della tribù di Levi e della casta sacerdotale (quinta chiamata), riepilogando le responsabilità dei sacerdoti e dei Leviti verso i laici e gli obblighi di questi ultimi verso i primi (ultime due chiamate).

Sebbene la connessione tematica tra questa ratifica e la ribellione di Kòrakh sia chiara, sembra strano che essa sia posta in una parashà che prende il nome dalla persona che mise in dubbio la correttezza di questa distinzione nel modo più eclatante, lamentandosene apertamente.Alla luce di ciò che abbiamo detto, tuttavia, l’inclusione di questi segni distintivi sotto il titolo “Kòrakh” risulta, in effetti, appropriata.

Alla fine dei conti l’idea iniziale di Kòrakh non era malvagia: desidera diventare egli stesso il sommo sacerdote, per sperimentare la trascendenza e la vicinanza a Hashèm. In questo aspetto, dobbiamo certamente emulare Kòrakh.Infatti, questo è il messaggio centrale della parashà – desiderare ardentemente la trascendenza, anche mentre ci troviamo immersi nella vita mondana[1] e il nome della parashà esprime proprio questo concetto.(estratto dal nuovo libro della Torà Bemidbàr).

[1]Likuté Sikhòt vol. 4, pagg. 1048 e seg.; vol. 8 pagg. 114 e seg.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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