La Parashah della Settimana: Bechukotai, בְּחֻקֹּתַי, I miei statuti. A cura di...

La Parashah della Settimana: Bechukotai, בְּחֻקֹּתַי, I miei statuti. A cura di rav Bekhor

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Parashah della Settimana

Shabbat Shalom, carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Ben tornati al consueto appuntamento con la Parashah della Settimana – – a cura di rav Shlomo Bekhor, che ringraziamo, così come Torah.it, che ci permette di scaricare la settimanale porzione di Torah, cliccando QUI.

27 Iyar 5779 – 01 Giugno 2019
parasha di: Bekhulotai – Shabbat Mevarkhim – Shabbat Khazak
Sefirat HaOmer stasera e sabato sera 42° giorno – 43° giorno 
Accensioni lumi per Milano: venerdì ore 20
Shabbat finisce: alle ore 22 Mamash Edizioni Ebraiche  |  Virtual Yeshiva

Che possa esserci sempre vera armonia e pace tra di noi. La Torà ci dice che la base della pace, sia in casa che tra marito e moglie, sono i lumi di Shabbàt. Facciamo attenzione ad accendere sempre i lumi in casa: anche se per caso la moglie non li accende oppure è via, il marito ha comunque l’obbligo di accenderli. Nella porzione settimanale di Torà, D-o dice: “Porterò pace in terra”.

Si racconta

di due uomini che percorrevano la solita strada verso il tempio per pregare. Appena arrivarono al piccolo edificio, con sgomento, trovarono che il sentiero che conduceva alla porta era infangato e fradicio. Il primo uomo, il cui nome era Shalòm, pensò: “Non ha senso se ci sporchiamo entrambi, uno di noi due dovrebbe salire sulle spalle dell’altro, in modo che uno possa rimanere pulito”.

L’amico, Israèl, accettò subito la splendida idea. Rimase un solo problema da risolvere: chi sarebbe stato il fortunato a salire sull’altro? Insieme decisero che chi avrebbe portato una prova migliore, tratta da un verso biblico, si sarebbe seduto sulle spalle dell’altro.

Shalom disse: «È semplice. La Torà cita la frase Shalòm al Israèl, che letteralmente significa “Pace su Israele”, ma qui può significare “Shalòm sopra Israèl”, quindi salirò io sulle tue spalle».

Israèl si lamentò, riluttante, e Shalom gli salì sulle sue spalle. Dopo alcuni passi, Israèl improvvisamente gettò Shalòm a terra, nel fango. «Dovrei salire io su di te: è scritto nella Torà venatatì shalòm ba’aretz che letteralmente significa “porterò pace in terra”, ma qui può significare “metterò Shalòm a terra” quindi salirò io sulle tue spalle”. Così entrambi arrivarono al tempio, sudici, senza aver risolto la loro lite.

Uno costruisce, l’altro distrugge. Alla fine nessuno vince e ciascuno s’insozza nel tragitto.

(continua sotto)
Ti riporto i link delle lezioni on line su 
virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana.

Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor 

Sefirat HaOmer

42° giorno dell’Omer
Oggi sono sei settimane
Malkhùt in Yessòd -– Nobiltà nell’Unione
27 di Iyar – Venerdì sera e Shabbat 4 giugno


42° giorno dell’Omer
Sei settimane
Malkhùt in Yessod – Dignità nell’Unione
27 di Iyar – venerdì sera, 31 Maggio 


Stasera, concludendo la sesta settimana, abbiamo l’opportunità di terminare la “costruzione” del sesto piano del nostro palazzo dei sentimenti, facendo illuminare l’attributo della Dignità nell’Unione. Yessòd – Unità permette di creare legami forti con altre persone e ci “costringe” a confrontarci con altri punti di vista. Malkhùt – Dignità dona la capacità di comunicare, organizzare, comandare e avere autostima.

Tutte qualità che, necessariamente, si devono coniugare alla fiducia e dignità verso noi stessi e verso gli altri. Intercludere Malkhùt in Yessòd, significa creare un’unione profonda che nasce da un sentimento di completezza e nobiltà. Un vero legame non può essere costruito solo con spirito di sacrificio, come se fosse un “dovere”.

Non occorre che i partner arrivino al punto di annullare le loro caratteristiche personali. Occorre, invece creare un’unione di due metà (complementare) e non la sottomissione di una sull’altra. Un rapporto, per essere regale, deve fondarsi sulla stima reciproca. A priori, inoltre, è necessario avere una propria identità e stima di se stessi per poter trovare e costruire un legame.

Un altro aspetto del 42° giorno è la comunicazione nell’unione. Una delle maggiori difficoltà nei rapporti personali è la mancanza di dialogo. Specificatamente i matrimoni (yessòd), sono i legami dove è più necessario colloquiare (malkhùt). Una bellissima storia del Rebbe può aiutarci a capire:una ragazza americana, con problemi di autostima, non riusciva a trovare la sua anima gemella e ogni tentativo svaniva subito.

Dopo essersi consultata con diversi psicologi, arrivò dal Rebbe che le diede dei consigli: “ritrova fiducia in te stessa e porta da mangiare alle tue compagne di studio, durante i pasti; comportati a livello di azione in maniera socievole, anche se la tua natura è assai introversa”.

Nonostante ella fosse dubbiosa dell’utilità di questi consigli, li mise in atto e presto si rese conto che sentimenti più socievoli, iniziavano a crescere dentro di lei. Questo, le diede molta sicurezza e dopo pochi mesi la ragazza trovò la sua dolce metà.

Negli anni sessanta la psicologia sviluppa un nuovo studio che l’azione influisce sui sentimenti. Gli psicologi, credevano che la ragazza avesse dei blocchi psichici legati a traumi passati, ma in realtà lei era solo chiusa in se stessa e aveva bisogno di avere più autostima e comunicare con le persone che aveva attorno (malkhùt).

Di solito questo parte dall’alto al basso ovvero dal cervello all’azione, ma in alcuni casi può funzionare al contrario. Occorre acquisire una propria regalità e un atteggiamento nobile (malkhùt) da offrire in un rapporto coniugale (yessòd). Solo così possiamo, trovare e costruire delle relazioni solide e dignitose (malkhùt in yessòd) e senza sentimenti di vittimismo.  

Riflessione:

I rapporti con il prossimo, sono influenzati da un mio senso di inferiorità? 

Esercizio:

quando torniamo a casa la sera, anche se siamo stanchi, e abbiamo qualcosa che ci preoccupa parliamone con nostra moglie. Sicuramente lei saprà darci un consiglio disinteressato e giusto. Tramite il dialogo (malkhùt) e la stima che dimostriamo a nostra moglie, rafforzeremo l’unità coniugale (yessòd) che è la base della benedizione divina. 

43° giorno dell’Omer
6 settimane e 1 giorno
Khèssed in Malkhùt – benevolenza nella regalità
28 di Iyar – sabato sera 1 Giugno 

43° giorno: da stasera, iniziamo l’ultima settimana, in cui abbiamo l’opportunità di illuminare la Benevolenza nella Regalità. Malkhùt è l’ultima delle sette Sefiròt, la sintesi delle sei precedenti. Malkhùt, nella molteplicità delle sue caratteristiche, è caratterizzata dalle qualità della comunicazione, organizzazione, comando e autostima.

Tutte doti che, necessariamente, si devono coniugare alla valorizzazione della propria dignità (regalità) e di quella altrui. Khèssed è l’attributo dell’amore che ci spinge a dare agli altri, sempre e comunque. Un sentimento appassionato che trascende ogni considerazione razionale e obbiettiva. Intercludere Khèssed in Malkhùt, significa coniugare le capacità di leadership e di organizzazione con l’amore.Un Malkhùt non equilibrato con Khèssed è privo di vitalità ed entusiasmo.

Ad esempio chi comunica senza carisma non ottiene successo. Come è scritto: le parole (malkhùt) che escono veramente dal cuore con sentimento caloroso (khèssed), entrano nel cuore di chi ascolta. Una storia del Rebbe può illuminarci. In una città del Belgio, un giovane Israeliano, lontano dai suoi genitori e dai suoi insegnanti, cercava di riempire il senso di vuoto che sentiva dentro. Il giovane non sapeva niente di ebraismo e, un giorno, fece la conoscenza con una ragazza non Ebrea del posto.

Tre anni dopo, i due decisero di sposarsi. Poco prima del matrimonio, il ragazzo disse alla sua fidanzata che avrebbe voluto consultarsi con un rabbino. Dopo alcuni tentativi, il giovane parlò con rav Shabtai Slavatitzky (Anversa) che gli propose di andare dal Rebbe. Non molto tempo dopo, il giovane si trovò davanti al Rebbe per chiedere il suo consiglio.

Il Rebbe lo guardò amorevolmente e, con un grande sorriso, gli disse: “Ti invidio!” Prima che il giovane potesse aprire bocca, il Rebbe gli spiegò: “Quando un Ebreo è posto davanti a una prova e la sostiene, la prova si trasforma per lui in una scala, sulla quale egli può salire per arrivare a livelli più elevati! Io non ho avuto una prova come quella che hai tu. Una prova come questa è certo difficile, ma è importante cogliere il momento per salire!” Il Rebbe disse poi, ‘brakhà vehazlakhà’ (benedizione e successo) e il giovane si ritrovò, un attimo dopo, fuori dall’edificio.

Egli era sconcertato. Cercò di fare mente locale, su quello che aveva appena sentito e visto. Il Rebbe gli aveva dato un’impressione fortissima di amore, gli aveva inspirato un’enorme forza e coraggio e gli aveva detto quello di cui aveva bisogno di sentire. A quel punto il giovane decise con fermezza di lasciare la sua ragazza. Ogni parola (malkhùt) del Rebbe, salva qualcuno, poiché sono parole accompagnate da un’immensa dolcezza e da un verace sentimento d’amore (khèssed).

Il Rebbe riesce a guidare la nostra generazione con affetto e carisma (khèssed in malkhùt) comunicando il valore della DIGNITÀ al suo interlocutore.  

Riflessione:

quando offro un consiglio a qualcuno lo faccio con passione e calore? 

Esercizio:

nel rapporto con i figli tendiamo a essere autoritari. Spesso comunichiamo con ordini freddi, per paura che non ci rispettino. Proviamo a mostrare anche la parte amorevole di noi (khèssed), quando esercitiamo la nostra autorità di genitore (malkhùt).Solo dando amore (amore) ai nostri figli gli aiutiamo a costruire la loro autostima (malkhùt). 

Bekhokotai: al seguente link troverai la lezione sulla nostra parashà in formato mp3: http://www.virtualyeshiva.it/2011/05/18/bekhukkotay-5771-mangiare-durante-il-lavoro/
dal seguente link si può scaricare il file audio immediatamente, senza aprire la pagina web: http://www.virtualyeshiva.it/files/11_05_18_bekhukotay5771_ricompensa_servo_lavoratore_socio.mp3

Il video

Mangiare durante il lavoro

Shalom nella terra

(continua da sopra) 

Nella porzione settimanale di Torà, D-o dice: “Porterò pace in terra”.
Spesso ci troviamo nella stessa situazione: due parti in questione, ognuna delle quali cerca di imporsi sull’altra, spesso usando la Torà per rafforzare la propria posizione. “Te l’avevo detto di tenere la mano del bimbo e tu l’hai lasciato, per questo è caduto e si è fatto male” urla il marito alla moglie.
Questo comportamento serve solo a discolparsi e pulirsi la coscienza ma non è costruttivo. Quando un individuo è immerso nel suo io, non analizza le situazioni in maniera obiettiva e costruttiva, bensì cerca il modo di discolparsi, di sentirsi a posto, ecc. E così si cerca sempre di incolpare il prossimo per qualcosa che forse nemmeno noi siamo stati in grado di fare, dedicandoci a noi stessi anziché al problema.
Questa è soprattutto la lezione che impariamo dal periodo dell’Omer, in cui sono morti i 24.000 discepoli di Rabbì Akivà. Il Talmùd afferma che la causa della loro morte è stata quella di non rispettarsi a vicenda: nonostante il loro alto livello nello studio della Torà, i talmidìm erano così convinti ognuno della propria opinione che misero solo se stessi al centro di tutto.
 
Il titolo della parashà, Bechucotài, significa “se seguirete le Mie leggi”. La parola Bechucotài deriva dalla radice “chòk”, che significa legge. Ma può anche derivare dalla parola “chakikà”, inciso.
Delle parole scritte su carta, anche se sono una cosa unica con la carta stessa, tuttavia rimangono due entità separate. Delle parole incise su pietra, invece, diventano parte integrante della pietra stessa.
La Torà spiega che quando facciamo in modo che il nostro ebraismo sia “inciso” in noi, lo studio e l’osservanza delle mitzvòt diventano parte di noi stessi e non sono un’entità separata – questo è proprio lo scopo finale dell’osservanza della Torà!

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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