Sefer HaZohar ovvero il testo fondamentale della mistica ebraica

Sefer HaZohar ovvero il testo fondamentale della mistica ebraica

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Zohar

Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Oggi parliamo del testo chiave del misticismo ebraico: il Sefer ha-Zohar (in ebraico ספר הזוהר, Libro dello Splendore) o semplicemente Zohar (in ebraico זוהר Zohar, splendore, radiosità). Malgrado alcuni interrogativi che da sempre caratterizzano la sua origine e soprattutto il suo autore, lo Zohar resta il testo più importante della tradizione kabbalistica.

In breve, si tratta di un commento mistico sulla Torah (il Pentateuco della Bibbia), scritto in aramaico medievale ed ebraico medievale. Contiene una discussione mistica sulla natura di D*o, l’origine e la struttura dell’universo, la natura delle anime, il peccato, la redenzione, il bene e il male e argomenti correlati. Lo Zohar non è un libro, ma un gruppo di libri. Questi libri includono interpretazioni bibliche, così come materiali, su: teologia teosofica, cosmogonia mitica, psicologia mistica e ciò che alcuni chiamerebbero antropologia.

Secondo il teologo e filosofo Gershom Scholem, la maggior parte dello Zohar risulta scritta in uno stile aramaico parlato in Palestina durante il secondo secolo dell’era moderna. Lo Zohar apparve per la prima volta in Spagna nel XIII secolo e fu pubblicato da uno scrittore ebreo di nome Mosè ben Shem-Tov de Leon, che attribuì questo lavoro a un rabbino del secondo secolo, Simeon ben Yohai. La storiografia ebraica sostiene che durante un periodo di persecuzione romana, il rabbino Simeon si nascose in una grotta per 13 anni, studiando la Torah col figlio Eliezar. Durante questo periodo si dice che sia stato ispirato da D*o a scrivere lo Zohar.

I dubbi sulle origini dello Zohar

Il fatto che lo Zohar sia stato trovato da un solo individuo, Moses de Leon, oltre al fatto che si riferisce a eventi storici del periodo post-talmudico, sin dall’inizio mise in discussione l’autenticità dell’opera. C’è, infatti, una storia su come – dopo la morte di Mosè de León – un ricco uomo di Avila, di nome Giuseppe, offrì alla vedova, che era stata lasciata senza mezzi, una grossa somma di denaro per l’originale da cui suo marito realizzò una copia. Confessò, poi, che suo marito stesso era l’autore dell’opera.

La donna raccontò di aver più volte chiesto al marito per quale motivo aveva scelto di accreditare i propri insegnamenti a un altro, e aveva sempre risposto che le dottrine messe in bocca al miracoloso Simeon ben Yohai sarebbero state una ricca fonte di profitto. Per quanto incredibile possa sembrare questa storia, almeno dimostra che poco dopo la sua comparsa l’opera fu ritenuta da alcuni come interamente scritta da Mosè de León.

Nel corso del tempo

tuttavia, lo Zohar fu ritenuto un autentico libro di misticismo tramandato dal secondo secolo. Lo Zohar si diffuse tra gli ebrei con notevole celerità. Erano trascorsi appena cinquant’anni dalla sua apparizione in Spagna, prima che fosse citato da molti cabalisti, tra cui lo scrittore mistico italiano Menahem Recanati. La sua autorità era così ben stabilita nella Spagna nel XV secolo che Joseph ibn Shem-Tov attinse argomenti importanti nei suoi attacchi contro Maimonide. Esercitava un così grande fascino sui cabalisti da non poter credere per un istante che un libro del genere potesse essere stato scritto da qualunque mortale a meno che non fosse stato ispirato dall’alto; e stando così le cose, doveva essere collocato allo stesso livello della Torah.

Persino i rappresentanti del giudaismo non orientato al misticismo cominciarono a considerarlo un libro sacro e ad invocare la sua autorità nella decisione di alcune questioni rituali. Erano attratti dalla sua glorificazione dell’uomo, dalla sua dottrina dell’immortalità e dai suoi principi etici, che sono più in linea con lo spirito dell’ebraismo talmudico di quelli insegnati dai filosofi.

Mentre Maimonide e i suoi seguaci consideravano l’uomo come un frammento dell’universo la cui immortalità dipendeva dal grado di sviluppo del suo intelletto attivo, lo Zohar dichiarò che (l’uomo) era il signore della Creazione, la cui immortalità dipendeva unicamente dalla sua moralità. Secondo lo Zohar, la perfezione morale dell’uomo influenza il mondo ideale delle Sefirot; anche se le Sefirot si aspettano tutto dall’Ein Sof, l’Ein Sof stesso dipende dall’uomo: solo lui può provocare l’effusione divina.

La rugiada che vivifica l’universo scorre dal “giusto”. Con la pratica della virtù e con la perfezione morale l’uomo può accrescere l’effusione della grazia celeste. Anche la vita fisica è sottomessa alla virtù. Ciò, dice lo Zohar, è indicato nelle parole “perché il Signore Dio non l’aveva fatto piovere” (Bereshit/Genesi 2:5), il che significa che non c’era stata ancora un’azione benefica in cielo, perché l’uomo non aveva ancora dato impulso.

Senza addentrarci troppo nella storia del testo e nelle dissertazioni filosofiche, passiamo direttamente all’esegesi biblica. 

Esegesi biblica

Lo Zohar prevede quattro tipi di esegesi biblica: “Peshat” (significato letterale), “Remez” (allusione), “Derash” (anagogico) e “Sod” (mistico). Le lettere iniziali delle parole “Peshat”, “Remez”, “Derash” e “Sod” formano insieme la parola “PaRDeS” (Paradiso), che divenne la designazione per il quadruplice significato di cui il senso mistico è la parte più alta.

L’allegoria mistica è basata dallo Zohar sul principio che tutte le cose visibili, inclusi i fenomeni della natura, hanno al di là della loro realtà essoterica anche una realtà esoterica, destinata a istruire l’uomo in ciò che è invisibile. Questo principio è il necessario corollario della dottrina fondamentale dello Zohar. Essendo l’universo, secondo quella dottrina, una gradazione di emanazioni, ne consegue che la mente umana può riconoscere in ogni effetto il marchio supremo, e quindi ascendere alla causa di tutte le cause.

Questa ascensione, tuttavia, può essere fatta solo gradualmente, dopo che la mente ha raggiunto quattro diversi livelli di conoscenza; vale a dire: la conoscenza dell’aspetto esterno delle cose, o, come lo chiama lo Zohar, “la visione attraverso lo specchio che proietta una luce indiretta”; la conoscenza dell’essenza delle cose, o “la visione attraverso lo specchio che proietta una luce diretta”; la conoscenza attraverso la rappresentazione intuitiva; e la conoscenza attraverso l’amore, poiché la Legge rivela i suoi segreti solo a coloro che la amano.

Dopo la conoscenza attraverso l’amore, arriva lo stato estatico che si applica alle visioni più sante. Per entrare nello stato di estasi, però: bisogna restare immobili, con le mani tra le ginocchia, assorti nella contemplazione, mormorando preghiere e inni. La tradizione parla di sette stadi estatici, ognuno dei quali è caratterizzato da una visione di un colore diverso. Ad ogni nuovo stadio il contemplativo entra in una sala celeste (“hekal”) di una tonalità diversa, fino a quando raggiunge il settimo, che è incolore, e la cui apparizione segna sia la fine della sua contemplazione che il suo abbandono nell’incoscienza.

 Lo Zohar fornisce la seguente illustrazione di uno stato estatico: “Una volta – afferma R. Simeon ben Yohai – ero immersa in un’estasi contemplativa, e vidi un raggio sublime di una luce brillante che illuminava 325 cerchi, e in mezzo al quale qualcosa di scuro stava facendo il bagno, cominciò a fluttuare verso il mare profondo e sublime, dove si stavano raccogliendo tutti gli splendori, poi chiesi il significato di questa visione, e mi fu risposto che rappresentava il perdono dei peccati”.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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