La Parashah della settimana: Kedoshim, קְדֹשִׁים Santi. A cura di rav...

La Parashah della settimana: Kedoshim, קְדֹשִׁים Santi. A cura di rav Shlomo Bekhor

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Torah

Parashah della Settimana

Shabbat Shalom, carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Ecco al consueto appuntamento con la Parashah della Settimana – Kedoshim, קְדֹשִׁים Santi – a cura di rav Shlomo Bekhor, che ringraziamo. Vi ricordo, come sempre, che al seguente LINK potrete scaricare la porzione settimanale di Torah.

6 Iyar 5779 – 11 Maggio 2019
Parasha di Kedoshim
accensioni lumi per Milano: venerdì alle ore 19.45
Shabbat finisce alle ore 21.33 
Mamash Edizioni Ebraiche  |  Virtual Yeshiva

La parashà di questa settimana ci insegna: ama il tuo prossimo come te stesso. La seguente parabola ci aiuterà a comprendere meglio questa lezione.

Durante la lezione di Chumash il maestro notò con la coda dell’occhio una calma conversazione che si stava svolgendo in fondo alla classe.
«Mi presteresti il temperamatite?» Shmuel sussurrò a Dany, mostrandogli la punta rotta della sua matita. Dany scosse la testa facendo capire di no. Dany era uno degli allievi migliori della classe.

«Questa non è la prima volta che Dany mostra la mancanza di ahavat Israèl», pensò il maestro dentro di sé. «Devo aiutarlo a lavorare sulle sue middòt – attributi». «Chi si offre volontario a spiegare il prossimo verso?», l’insegnante domandò alla classe.

Dany alzò subito la mano. «Vai avanti, Dany». Dany tradusse il pasuk parola per parola. «Cosa ci insegna la Torà in questo pasuk?» domandò il maestro. Dany ripetè la sua spiegazione. «Dany» disse il maestro, «tu mi hai tradotto e spiegato le parole del verso, ma cosa ci vuole trasmettere la Torà in questo pasuk?» Dany rimase perplesso. «Non è quello che ho appena detto?» insistette. «No» disse dolcemente il maestro. «Hai tradotto le parole, ma non hai spiegato cosa ci vuole insegnare la Torà.

Il pasuk significa “Presta una matita al tuo compagno. Mostragli ahavàt Israèl”. «Ma questo, cosa ha a che fare con questo pasuk?» sbottò Dany. «Tutto!» rispose il maestro. «Hillel ci insegna: Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te. Questa è tutta la Torà. Il resto sono solo commenti».

Ogni pasuk della Torà allora ci insegna a fare ahavàt Israèl. Nella parashà di Kedoshìm leggiamo “Veahavta Lerèacha Kamocha”. Lo Zohar ci racconta che Am Israèl, la Torà e Hashem sono come tre anelli concatenati. Se uno dei tre viene rafforzato, l’intera struttura diventa più forte.

Quando un ebreo mostra ahavàt Israèl, il suo legame con la Torà diventa più forte di prima, come insegna Hillel, “Ama le creature di Hashem e avvicinale alla Torà”. Allo stesso modo, studiare la Torà ci porta a fare più ahavàt Israèl. E sia la ahavàt Israèl e sia lo studio della Torà ci portano vicino ad Hashem. Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it sulla parashà. Sotto trovi il significato del conteggio dell’omer di questa sera e di domani sera.Si può ricevere ogni sera il significato della sefirà.

Un caloroso Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor


Al seguente link troverai la lezione sulla nostra parashà con il link a scaricare il file audio: http://www.virtualyeshiva.it/2009/04/30/kedoshim-5769-mantenere-lidentita-interiore-durante-momenti-stressanti/

Dal seguente link si può scaricare immediatamente senza aprire la pagina web: http://www.virtualyeshiva.it/files/mp3.php?f=09_04_30_kedoshim5769_orla_annullamentofrutta_solo_staccata.mp3

Mantenere l’identità interiore, durante momenti stressanti: la logica del concetto “mechubar lo batil”: se il frutto è attaccato all’albero non si annulla?

La lezione approfondisce questi punti, attingendo da fonti midrashiche, testi di mistica ebraica e khassidici, in una cornice unica, chiara e comprensibile per tutti, alla luce degli insegnamenti dei grandi Maestri dell’ebraismo.

Per sentire le altre lezioni sulla parashà:
http://www.virtualyeshiva.it/2019/05/09/tre-lezioni-su-kedoshim/

Sefirat Haomer: 21° giorno (venerdì sera)

Ventunesimo giorno dell’Omer, settimo  giorno della terza settimana

Malkut in Tifèret
Regalità nella Compassione
6 di Iyar – Venerdì sera e Sabato 10 Maggio

21° giorno: questa sera abbiamo il dono di perfezionare la Regalità nella Compassione che è l’ultima sfaccettatura della terza sefirà di Tifèret, il pilastro centrale dei sentimenti. Con questo 21° attributo completiamo la costruzione del “terzo piano del palazzo sentimentale”. 

Tifèret è l’attributo che ci permette di provare compassione per i problemi e i bisogni dell’altro. Malkhùt – Regalità è la capacità di coltivare la propria dignità e comprendere e rispettare quella degli altri (sefirà che verrà più spiegata nell’ultima settimana dell’omer “settimo piano”). 

L’interclusione di Malkhùt in Tifèret migliora la qualità della Compassione. Tramite la Regalità di Malkhùt possiamo valorizzare la nostra dignità e quella di chi riceve supporto e comprensione (tifèret), sotto due duplici aspetti: il primo ci insegna che solo chi è in grado di provare rispetto per sé stesso diventa un keli – recipiente per la compassione; solo chi rispetta il proprio onore può rispettare anche quello degli altri; solo chi possiede entrambi questi requisiti riesce a esercitare una compassione completa.

Il secondo aspetto, del 21° giorno, ci insegna come le persone oggetto della compassione altrui, ricevono sollievo solo se hanno la percezione e di essere ascoltati e aiutati da persone mature e adulte. Riuscire a offrire un’autorevole compassione, senza che il donatore annulli la propria personalità, può aiutare efficacemente il prossimo! 

Una storia può illuminarci questo concetto: un giorno un grande Tzaddik, il Khafetz Khayim, andò a trovare per lo Shabbat un ebreo molto ricco, con una grande casa; famoso per la tavola del venerdì sera sempre piena di cibo, vino e di ogni ben di Dio. L’uomo era oltremodo felice di avere come ospite il grande maestro e già pregustava, in cuor suo, il fantastico Kidùsh che avrebbe celebrato. Quanti discorsi sulla santa Torà, quali incredibili aneddoti avrebbe rivelato lo Tzaddik!

Al calare della sera, la tavola era pronta e apparecchiata, gli uomini si sedettero e con loro vi era una donna, madre di due figli, addetta a servire la cena di Shabbat. Il grande Tzaddik, nello stupore generale, esordì dicendo: “Forza sbrighiamoci, facciamo in fretta!”.

Iniziò il kiddush, in un attimo recitò le benedizioni sul vino e il pane, poi chiese che le portate fossero servite subito, presto e tutte insieme. In pochi minuti la cena era finita. Il padrone di casa non si capacitava e chiese spiegazioni al grande maestro che gli rispose: “Il tuo grandioso Shabbat non può impedire a una vedova di festeggiarlo con i suoi figli”. A quel punto la donna che aiutava scoppiò a piangere, ringraziò lo Tzaddik e affermò: “Finalmente stasera posso tornare a casa e fare il Kiddush con i miei figli; ogni volta arrivo quando loro già sono a dormire”. 

La Compassione (tifèret) del grande Rav era perfetta, poiché piena di Dignità (malkhùt) per se stesso e di conseguenza per il prossimo. Così riuscì a fare quello di cui la donna aveva realmente bisogno. La compassione del “riccone” era contaminata dall’orgoglio che offuscava la sua Nobiltà (malkhùt) e quindi gli impediva di vedere quella dell’altro. Ciò non gli permetteva di dare valore ai bisogni di una povera donna che lo serviva.  

Riflessione: riesco a donare compassione, senza annullare me stesso? 

Esercizio:quando il coniuge chiama per avere aiuto, mentre si è affaccendati nel lavoro o in qualche altra occupazione, perlomeno scusiamoci di non poterlo aiutare. Parliamo gentilmente mostrando empatia e comprensione verso il suo problema (malkhùt). Se invece comunichiamo con un tono poco dignitoso, allora la compassione (tifèret) è futile.

Sefirat HaOmer: 22° giorno (mozae Shabbat)

Ventiduesimo giorno dell’Omer
Primo giorno della quarta settimana
Khessèd in Nètzakh – Amore nella Continuità
7 di Iyar – Sabato sera e Domenica 12 Maggio

22° giorno: da questa sera iniziamo la quarta settimana e saliamo al “quarto piano del palazzo emozionale”. 

Nètzakh: è Determinazione, Continuità e Costanza per portare a termine i nostri sogni e vincere le sfide della vita. Per i prossimi sette giorni saremo focalizzati a raffinare questo sentimento. Una persona poco ambiziosa, poiché è nata con un Nètzakh ridotto, è naturalmente predisposta, a evitare le grandi sfide. Nella quarta settimana dell’omer, questa persona avrà la grande opportunità di sviluppare Nètzakh con tutte le sue sei facce. 

Khèssed: è l’attributo dell’Amore – Bontà che nasce da un sentimento di sentirsi bene aiutando il prossimo. Questa espressione di se stessi tende a non considerare il prossimo, poiché il desiderio di dare, sempre e comunque, spesso prevale sopra ogni altra considerazione. L’interclusione di Khèssed in Nètzakh ci insegna a perfezionare la nostra Determinazione: ad esempio, per essere continuativi a concludere un arduo progetto di lavoro bisogna amarlo molto.

L’amore per la famiglia e la fermezza a realizzare un matrimonio che duri nel tempo aiuta a vincere le tante sfide della vita coniugale. Contrariamente un approccio neutrale o indifferente, verso le nostre ambizioni, non accresce una costanza efficace. Un racconto della Torà, basato sul commento del Rebbe di Lubàvitch, può farci comprendere meglio.

Pinekhàs, pieno di sacro zelo, fece retrocedere l’ira del Signore dai Figli d’Israele, uccidendo Zimrì, capo della tribù di Shimòn, che stava peccando. Per questo gesto Pinekhàs venne deriso e disprezzato dalle tribù. Esse ritennero, che Pinekhàs avesse compiuto un atto di crudeltà e per questo lo soprannominarono “ben Putì, figlio di Putì”, poiché Putièl era uno dei nomi di Yitrò, il nonno di Pinekhàs. Quindi le tribù lo accusavano di essere crudele come Yitrò: come il nonno ingozzava con la forza i vitelli con cibo grasso allo scopo di scannare delle grandi bestie in onore di falsi dei; così, anche il nipote Pinekhàs si era comportato in modo crudele.

Tuttavia perché la Torà ricorda la sua genealogia: “Pinekhàs figlio di El’azàr, figlio del Sacerdote Aharòn”. Perché la Torà, in questo modo ci sta dicendo che Pinekhàs fece la cosa giusta. Egli fu zelante verso Hashèm e compì una buona azione, un atto di bontà e di misericordia. Per questo, la Torà ricorda la sua discendenza da Aharòn, il Sacerdote che amava e rincorreva la pace. Come Aharòn fu un uomo misericordioso, così lo fu anche suo nipote, Pinekhàs, quando uccise Zimrì, il peccatore. Amore che Pinekhàs aveva ereditato da suo nonno, Aharòn il Sacerdote!Pinekhàs è l’unico che ha osato sfidare un capo tribù.

Il suo zelo (nètzakh) nel servire le proprie convinzioni e la volontà di Hashèm; unite a un verace sentimento di amore (khèssed) per Hashèm e il popolo ebraico, donarono a Pinekhàs la vita eterna e non morì MAI! Si può aggiungere che senza Bontà (khèssed), c’è il rischio che la determinazione e l’ambizione (nètzakh) derivino dal lato negativo della persona. Ad esempio, non tutti i rivoluzionari della storia (l’archetipo della sefirà di Nètzakh) hanno agito solo per un ideale superiore ai propri interessi, poiché molti erano mossi esclusivamente dall’ambizione personale.

Con la Bontà si enfatizza la purezza e la santità di un gesto anomalo. Quando insieme alla componente di Nètzakh si aggiunge Khèssed – Amore allora possiamo indirizzare la naturale predisposizione alla vittoria in senso positivo e fare delle rivoluzioni per il bene della società. 

 Riflessione: la mia ambizione e la mia determinazione sono mosse da un sentimento di Amore?Sono capace di perseverare per ottenere qualche cosa trascendendo i miei limiti, grazie all’Amore che provo per essa? 

Esercizio: la storia ci insegna che un grande uomo di successo non può raggiungere i suoi traguardi se mosso solamente dall’ambizione. Senza Khèssed ci mancherà l’entusiasmo e la passione per avere la Continuità (nètzakh) necessaria: Bisogna amare il progetto che si vuole realizzare. Nètzakh è come il motore di una macchina che ha bisogno della benzina perché continui a funzionare. Senza Khèssed mancherà l’ingrediente dell’Amore, per il proprio obiettivo, il “motore” (nètzakh) rischia di mancare della necessaria Determinazione.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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