La Parashah della Settimana: seudat Mashiakh…/ a cura di rav Shlomo Bekhor

La Parashah della Settimana: seudat Mashiakh…/ a cura di rav Shlomo Bekhor

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La Parashah della Settimana

Shabbat Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Eccoci al consueto appuntamento con la Parashah della Settimana, a cura di rav Shlomo Bekhor. Questa settimana sarà dedicata al conteggio dell’Omer

21-22 Nissan 5779 – 26-27 Aprile 2019
Shevii shel Pesakh – Akharon shel pesakh
Shabbat di Pesakh – Shabbat pomeriggio seudat Mashiakh e bere quattro bicchieri di vino
accensioni lumi per Milano: venerdì ore 20.00
Shabbat finisce alle ore 20.53 Mamash Edizioni Ebraiche  |  Virtual Yeshiva

Abbiamo iniziato il conteggio del Omer e siamo al 5° giorno. Questa sera dopo Shabbat conteremo il quinto dell’Omer e ogni giorno abbiamo il dovere di raffinare un attributo particolare.

Ti riporto la spiegazione di conteggio di stasera e domani. Questa sera inizia la fine dei due giorni festivi di Pesakh la spaccatura del mare che è il simbolo della fiducia totale in Hashem e nelle parole di Moshè Rabenu.

Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it sulla parashà. 

Un caloroso Shabbat Shalom e Hag Sameah
Rav Shlomo Bekhor
 

“Quattro gruppi davanti al mare”
Al seguente link troverai la pagina web con la lezione sulla nostra parashà:
http://www.virtualyeshiva.it/2010/01/28/beshallakh-5770-i-quattro-gruppi-del-mare/
dal seguente link si può scaricare il file audio immediatamente, senza aprire la pagina web:
http://www.virtualyeshiva.it/files/10_01_28_beshalakh_4gruppi_buttarsimare.mp3

(chi volesse ricevere il link della lezione tramite whatsapp e scaricare sul cellulare può mandarmi la richiesta)

I quattro gruppi del mare

Errare pensando di fare il giusto?

La lezione approfondisce questi punti, attingendo da fonti midrashiche, testi di mistica ebraica e khassidici, in una cornice unica, chiara e comprensibile per tutti, alla luce degli insegnamenti dei grandi Maestri dell’ebraismo. Per ascoltare altre 17 lezioni su Pesakh cliccare al seguente link: http://www.virtualyeshiva.it/category/festivita/pesakh/

6° 7° GIORNO

Yessod in Khessed – Unione nella Bontà

Sesto giorno dell’Omer
YESSÒD IN KHÈSSED – UNIONE NELLA BONTÀ
21 di Nissan - Venerdì 26 aprile
6° giorno: stasera abbiamo la capacità di illuminare Yessòd in Khèssed – Unione nella Bontà.

Khèssed è l’attributo dell’Amore – Bontà che nasce dal sentimento di sentirsi bene aiutando il prossimo, sempre e comunque. Yessòd è l’attributo dell’Unione che spinge a cercare e creare dei legami profondi con gli altri. L’essenza di Khèssed è un sentimento che può facilmente prescindere dall’altro, poiché il piacere di dare può, paradossalmente, contribuire a creare uno stato di autocompiacimento che non fa maturare una solida unione. Ad esempio: aiutare un amico in difficoltà può, ostacolare la realizzazione di un solido legame con lui.

Il sentirsi importanti e indispensabili per qualcuno può generare un senso di supremazia che sfocia, spesso, in un comportamento distaccato verso il prossimo. Tuttavia, gli attributi di Yessòd e Khèssed traggono forza da aspetti dell’anima molto simili: Yessòd è mosso dal desiderio di unirsi, per il piacere del mio IO di essere associato e apprezzato dall’altro; in Khèssed, similmente, il “Mio Amore” rappresenta un desiderio dell’IO di realizzarsi e valorizzarsi nel dare.

Nel 6° giorno dell’Omer, Yessòd è un aspetto essenziale di Khèssed, affinché l’Amore sia efficace ed equilibrato ha bisogno di essere accompagnato da uno scambio reciproco di interessi e condivisioni. Essere buoni in maniera associale rende il nostro operato di bontà limitato.

Quando la bontà nasce da un legame questo indirizza il nostro sentimento di dare verso puri ideali di unione, diversi dal mero desiderio scaturito dal nostro IO.  

Un brano tratto da HaYòm Yom (30 Adàr1) del Rebbe può aiutarci a capire meglio:

Mio padre disse: “Un chassìd crea un ambiente. Se non lo fa, è meglio che controlli attentamente il proprio “bagaglio”, per vedere se presso di lui, tutto è a posto. Il fatto stesso di non riuscire a creare un ambiente, dovrebbe farlo riflettere che manca qualcosa. Egli dovrebbe chiedere a se stesso: “Cosa sono qui a fare, in questo mondo se non creo un ambiente?”

È noto come i chassidim siano spinti, nel loro agire, da un grande amore per Hashèm, la Torà, le mitzvòt e per il prossimo. Nonostante questo, il Rebbe ci ricorda come “la cartina di tornasole”, per verificare l’efficacia e la genuinità di questo operato, sta nel riuscire a costruire un “ambiente” (Yessòd legame solido) che accompagni il nostro agire amorevole (Khèssed). Altrimenti, forse, c’è qualcosa che non va in noi stessi: forse troppo attenti a dare, solo per nutrire un proprio desiderio; forse non siamo interessati veramente a concretizzare l’amore in uno sforzo comune in uno scambio reciproco di interessi e condivisioni.Solo così il sentimento di dare si indirizza verso puri ideali, diversi dal mero desiderio scaturito dal nostro IO. Un amore senza un vero legame è come un bel fiore che non profuma.

Riflessione: quando trasmettiamo amore a qualcuno, diamo per scontato che debba essere d’accordo con noi su ogni nostra scelta o facciamo bontà socievole? I nostri progetti altruistici verso coloro che amiamo, li realizziamo in “perfetta” solitudine?

Esercizio: nonostante le continue amorevoli attenzioni che rivolgiamo al nostro coniuge, con il tempo, ci accorgiamo che lui o lei reagisce con indifferenza. Allora proviamo a trasmettere bontà condividendo le decisioni importanti: acquistare qualcosa o decidere dove andare in vacanza assieme.

Basiamo il nostro desiderio di dare: non solo per il nostro partner, ma soprattutto con il nostro partner, così da costruire un rapporto più sano ed equilibrato, grazie a Yessòd in Khèssed.

Settimo giorno dell’Omer

Malkhùt in Khéssed – Regalità nella bontà


22 di Nissan- Venerdì 26 aprile

7° giorno: stasera abbiamo la forza di illuminare Malkhùt in Khèssed – Regalità nella Bontà, l’ultima faccia di Khèssed. 

Khèssed è l’attributo dell’Amore – Bontà che nasce da un sentimento di sentirsi bene aiutando il prossimo e anche di passione, vitalità ed entusiasmo.

Malkhùt è l’attributo della Regalità che rappresenta la capacità di comandare, organizzare e dirigere. Tutte qualità che implicano una forte autostima e consapevolezza della propria dignità e delle proprie qualità. Come un Re, verso i suoi sudditi, in questo attributo si trova la forza di comunicare e la capacità di imporre le proprie idee e personalità agli altri. 

L’essenza di Khèssed è un sentimento di soddisfazione di sé che nasce dal dare ad altri. Tuttavia quando i nostri tentativi di dare amore sono respinti o poco apprezzati per esempio, può manifestarsi un senso di frustrazione e disistima nelle nostre qualità.

L’interclusione di Malkhùt in Khèssed permette alla nostra bontà di essere più organizzata, carismatica ed efficace. Mossi da un forte sentimento della propria regalità e dignità l’agire amorevolmente, verso il prossimo, ci renderà fieri di noi stessi sempre.

Il carisma che Malkhùt può donare a Khessèd rende il nostro amore più consapevole del contributo che può dare in questo mondo. Una bella storia ebraica può aiutarci a capire meglio:Rabbi Glukowski viveva a Toronto. Un giorno, ricevette una telefonata da uno sconosciuto. Si trattava di un Ebreo il cui figlio, che chiameremo Sheldon, era entrato a far parte di una setta chiamata Hari Krishna e da quel momento nessuno ne aveva più avuto notizia.

Il padre disse che suo figlio, stava a Toronto, non lontano dal luogo di lavoro del rabbino. Rabbi Glukowski sentì di dover accettare la sfida. Trovato il luogo, dopo una lunga attesa, Rabbi Glukowski riesce a parlare con il ragazzo. “Ciao Sheldon! Tuo padre mi ha chiamato, poiché è molto preoccupato”.

“E allora, cosa vuole che faccia?”, il Rav rispose “Vieni a casa mia questo Shabbat e poi io potrò dire a tuo padre che ti ho visto per un giorno intero e che non si deve preoccupare. Che ne dici?”. La porta si aprì e uscì fuori un giovane esile e con i capelli rasati, Indossava una tunica arancione, dei sandali. “Sono pronto”, disse.Durante il pasto dello Shabbàt Rabbi Glukowski si accorse presto che tutte le parole di Torà che era solito dire a tavola non riuscivano a toccare Sheldon. Provò con una storia… nessuna reazione, niente da fare.

Quella notte Rabbi Glukowski fu svegliato da un rumore. Si alzò per dare un’occhiata. Vide Sheldon che aveva una sorta di statua, e si stava di fatto inchinando a essa, cantando un mantra monotono. Per il rabbino, questo era troppo da sopportare: non aveva mai visto un Ebreo adorare un idolo e certamente non proprio qui, in casa sua! Lasciare che continuasse era fuori questione, così Rabbi Glukowski si sedette tutta la notte a parlare con lui. L’indomani, il rabbino Glukowski era uno straccio e dopo lo Shabat Sheldon andò via.Parecchi anni più tardi, Rabbi Glukowski morì, centinaia di persone vennero a confortare la famiglia e a lodare il defunto.

Tra loro c’era anche un uomo esile, di mezza età che nessuno sembrava conoscere. Si sedette di fronte ai famigliari in lutto e disse: “Quando ho sentito che vostro padre era morto, ho dovuto venire. Non mi riconoscete? Sono stato a casa vostra circa quindici anni fa, per uno Shabbat…” Raccontò loro come in quello Shabbat avesse avuto modo di cominciare a pensare per la prima volta nella sua vita seriamente alla sua anima ebraica. In seguito, decise di approfondire la cosa, andando a studiare in una yeshivà.

“Sai cosa è stato?” concluse il suo racconto, “Sai cosa mi ha davvero colpito di vostro padre? Fu il suo amore. Non avevo mai visto un amore così incondizionato in tutta la mia vita. Questo fu ciò che mi fece cambiare idea”.Rabbi Glukowski ben consapevole del suo ruolo del mondo non si perse d’animo di fronte a una situazione straordinaria e difficile. Il Rabbi riuscì ad aggiungere così tanta regalità al suo amore da salvare un’anima ebraica che si era persa. Grazie a Malkhùt in Khèssed.  

Esercizio: non riusciamo ad aiutare gli altri perché la nostra timidezza ci blocca? Se qualcuno ha bisogno di noi non interveniamo per paura di sbagliare?

Esercizio: nel lavoro tendiamo essere molto premurosi verso i colleghi. Spesso ci sobbarchiamo di mansioni che non ci competono. Tuttavia questo nostro atteggiamento non ci soddisfa, anzi ci sentiamo abbattuti e frustrati. Cerchiamo di trovare un aspetto del nostro agire generoso che ci renda più soddisfatti e dignitosi di noi stessi.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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