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La storia di Shabbetai Zevi: il falso Messia che si convertì all’Islam per non essere ucciso

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Shabbetai Zevi

Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Oggi vi voglio parlare di un personaggio molto particolare. Tanti di voi sicuramente lo conosceranno già. Lui è Shabbetai (o Sabbatai) Zevi, in ebraico שַׁבְּתַי צְבִי (spesso scritto Tzvi), un ebreo ottomano, nonché agitatore politico religioso, balzato agli onori della storia con l’appellativo di “falso messia”.

Malgrado la fede nella venuta del messia sia un cardine del giudaismo, gli ebrei hanno tradizionalmente adottato un approccio paziente e silenzioso verso la propria fede messianica. Dopo la devastazione provocata dal falso messia Bar Kochba e dalla sua ribellione contro i Romani, proseguendo con secoli di persecuzioni, causati da un altro movimento messianico – il Cristianesimo – gli ebrei sono diventati comprensibilmente sospettosi verso chiunque pretenda di essere “unto” da D*o.

I rabbini del Talmud arrivarono al punto di introdurre specifiche proibizioni contro le inquietudini messianiche, istituendo i “tre giuramenti” che proibivano qualsiasi tentativo di “forzare la fine”, facendo arrivare il messia prima del tempo (Talmud babilonese, Ketubot 111a). Tuttavia, a metà del XVII secolo, la credenza nel falso messia Shabbetai Zevi si diffuse a macchia d’olio in tutto il mondo ebraico, creando una crisi di fede senza precedenti nella storia ebraica.

Si narra che…

Shabbetai Zevi sia nato il 9 di Av (giorno nefasto) del 1626 da una ricca famiglia di mercanti, a Smirne (ora Izmir), in Turchia. Ricevette un’approfondita educazione talmudica e, ancora adolescente, venne ordinato come chakham, un membro dell’élite rabbinica. Tuttavia, Shabbetai Zevi era interessato più al misticismo ebraico che al Talmud. A partire dalla tarda adolescenza si mise a studiare la Kabbalah, attirando un gruppo di seguaci che iniziò ai segreti della tradizione mistica.

Shabbetai Zevi dovette combattere con ciò che, oggi, potrebbe essere diagnosticato come un grave disturbo bipolare, che aveva una trasposizione anche nella sua vita religiosa, vivendo le sue fasi maniacali come momenti di illuminazione e i suoi periodi di depressione come periodi di caduta, quando il volto di D*o era nascosto da lui. Mentre nei momenti di depressione diventava un eremita, in quelli di illuminazione si sentì in dovere di contravvenire alla legge ebraica, eseguendo bizzarri rituali (ma’asim zarim o atti strani) e pronunciando pubblicamente il vietato nome di D*o.

Nel 1648, Shabbetai Zevi dichiarò di essere il messia, ma non fece molta impressione sulla comunità di Smirne che si era abituata alle sue eccentricità. Nondimeno, i rabbini lo bandirono dalla sua città natale e trascorse gran parte degli anni Cinquanta del 1600 viaggiando attraverso Grecia e Turchia. Alla fine venne espulso dalle comunità ebraiche di Salonicco e Costantinopoli (ora Istanbul) per aver violato i comandamenti e aver compiuto atti blasfemi. Nel 1660 arrivò in Egitto via Israele. Durante questo periodo condusse una vita tranquilla, senza mostrare pretese messianiche.

Nathan di Gaza

Il punto di svolta nella sua carriera messianica arrivò nel 1665 come risultato di un incontro con il suo profeta autoproclamato, Nathan di Gaza. Nathan era un uomo di grande statura intellettuale, un cabalista e un asceta, che Shabbetai Zevi avvicinò per trovare un rimedio mistico al suo malessere spirituale. Nathan cercò di convincere Shabbetai della sua identità messianica – avendo avuto una visione in cui rivelava a lui questo segreto – e durante Shavuot del 1665, annunciò pubblicamente l’apparizione del messia. Durante il suo successivo periodo di “illuminazione”, Shabbetai Zevi avvallò queste affermazioni e iniziò la propria carriera messianica. La maggior parte dei rabbini si opponevano a lui, ma, a parte l’emissione di decreti di scomunica e la messa al bando da Gerusalemme, non intraprese alcuna azione contro di lui.

Nathan, tuttavia, iniziò una lunga serie di pentimenti, digiuni e atti ascetici per preparare la strada alla futura redenzione. Nel settembre 1665, annunciò che era avvenuto un fondamentale cambiamento cosmico e che entro l’anno, senza guerra, Shabbetai Zevi avrebbe preso la corona del sultano turco e reso il sultano suo servo. Quindi, Zevi avrebbe riportato indietro le tribù perdute di Israele e sposato Rebecca, la figlia di un Mosè risorto. Il Sultano allora si sarebbe ribellato e la guerra che ne sarebbe seguita, avrebbe inaugurato i tumultuosi dolori legati alla nascita del messia.

L’arrivo del messia

Nello stesso mese, Shabbetai Tzvi viaggiò ad Aleppo e Smirne in un’atmosfera di inquietudine religiosa. Furono, infatti, segnalati diversi avvistamenti del profeta Elia. Rabbini e leader locali furono travolti dall’entusiasmo. Quando Shabbetai Tzvi tornò in uno stato di estasi e iniziò a eseguire “ma’asim zarim“, i rabbini cercarono di fermarlo, ma era troppo tardi. Con i suoi seguaci prese d’assalto la sinagoga dei suoi avversari, invitò familiari e amici – comprese le donne – alla lettura della Torah e chiese loro di pronunciare il nome divino nelle loro benedizioni. Paragonando i suoi avversari rabbinici ad animali impuri, si dichiarò l’unto di D*o.

Il fervore messianico cominciò a diffondersi in tutte le comunità della diaspora. Il pentimento, l’ascetismo estremo, la flagellazione e il digiuno si alternavano a periodi di gioia estatica. Vennero pubblicate preghiere messianiche scritte da Nathan di Gaza. Mentre alcuni ebrei iniziarono a fare piani di viaggio per la loro imminente partenza per la Terra d’Israele, altri rifiutarono, credendo che sarebbero stati miracolosamente trasportati lì sulle nuvole.

Cosa rese il mondo ebraico così ricettivo verso il falso messia Shabbetai Zevi? Nel 1648-49, le bande cosacche guidate da Bogdan Chmielnicki massacrarono 300.000 ebrei in Ucraina attraverso atti di crudeltà senza precedenti. Molte comunità fuggite furono poi devastate nella guerra russo-svedese del 1655. In questo contesto, il sogno storico del popolo ebraico di redenzione dalla schiavitù dell’esilio assunse un nuovo grado di urgenza e disperazione. Fu in queste comunità che Shabbetai Tzvi trovò un pubblico ricettivo.

Lo Shabbateanismo

Ma lo Shabbateanismo influenzò le comunità di tutto il mondo ebraico, molte delle quali non vennero influenzate da Chmielnicki e non avevano una storia significativa di persecuzioni. Qui, dunque, la popolarità del movimento deve essere compresa nel suo contesto teologico. Il sedicesimo secolo aveva visto lo sviluppo di un nuovo movimento religioso popolare, proveniente dalla città di Safed nel nord di Israele: la Kabbalah lurianica.

La nuova dottrina sosteneva che la creazione del mondo aveva mandato in esilio la presenza di D*o, frantumando la luce divina in innumerevoli scintille e nascondendole nei gusci della realtà mondana. La nuova dottrina sosteneva che scoprendo e innalzando queste scintille attraverso la preghiera mistica e il rituale, la redenzione – non solo del popolo ebraico ma del cosmo e di D*o stesso – avrebbe potuto essere raggiunta.

Da speculativa ed esoterica, la Kabbalah era diventata un movimento popolare, attraversato dalla tensione messianica. L’apparizione di un messia che, contravvenendo alla legge ebraica, poteva scendere nelle profondità del peccato per riscattare l’ultima scintilla, rinvigorì il popolo ebraico nella speranza che la fine dell’esilio fosse a portata di mano.

Se l’iniziale accoglienza di Shabbetai Zevi fu condizionata da questi fattori religiosi, una volta inaugurato, il movimento assunse un suo slancio. Intorno al mondo ebraico, emerse una spaccatura tra i credenti e i loro oppositori. In molte comunità la minoranza anti-Shabbetai, compresi molti rabbini, fece attenzione a non inimicarsi le proprie congregazioni per paura di rappresaglie. Quindi qualsiasi opposizione efficace venne neutralizzata.

L’arresto e la conversione

Nel 1666 Shabbetai Tzvi venne arrestato a Costantinopoli. Dopo un periodo di prigionia – durante il quale si circondò di ammiratori che lo consideravano il messia, sostituì il digiuno del 9 di Av (Tisha B’Av) con una festa che celebrava il proprio compleanno e iniziò a firmare le lettere con “Io sono il Signore D*o tuo Shabbetai Tzvi” – venne denunciato per aver provocato diversi disordini.

Caduto in uno stato depressivo, negò di aver mai fatto affermazioni messianiche. Arriva il colpo di scena: di fronte alla scelta dell’apostasia o della morte, Shabbetai decise di convertirsi all’Islam, diventando Aziz Mehmed Effendi e, con una pensione reale, visse fino al 1676, esternamente come musulmano, ma partecipando segretamente al rituale ebraico. Le sue lettere rivelano che al momento della sua morte, credeva ancora nella sua missione messianica.

Fonte: My Jewish Learning

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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