La Festa di Pesach: il suo significato, i riferimenti storici e le...

La Festa di Pesach: il suo significato, i riferimenti storici e le curiosità

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La foto in copertina è tratta dal Washington Post

Pesach

Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Il giorno 15 del mese di Nissan cade la festività di Pesach, detta anche Pesakh, Pasqua ebraica o Passover (in americano). Si tratta della prima delle Shalosh Regalim – שלוש רגלים (da reghel, che significa “gamba” e raglaim “piedi”) – ovvero le tre ricorrenze o Festività ebraiche di pellegrinaggio, il cui significato è legato alla storia e all’agricoltura. Le altre due sono Shavu’ot e Sukkot.

Il legame con l’agricoltura

deriva dal fatto che la festa rappresenta l’inizio della stagione del raccolto in Israele. Dal punto di vista storico, invece, le principali osservanze della Pasqua Ebraica sono legate all’esodo dall’Egitto dopo 400 anni di schiavitù, come raccontato ini Shemot (Esodo), nei capitoli dall’uno al quindici. Pesach dura sette giorni (otto giorni fuori da Israele). Nel primo e nell’ultimo giorno della festa (i primi due e gli ultimi due al di fuori di Israele) non è permesso lavorare. Il lavoro è permesso nei giorni intermedi, indicati come Chol HaMo’ed (in ebraico: חול המועד), locuzione ebraica che significa “durante la settimana (della) festività”, quindi “mezza festa”, ma la cui traduzione letterale si riferisce alla parte secolare (non santa) della ricorrenza.

Curiosità: il termine Passover (con cui gli americani indicano la “Pasqua ebraica”) deriva dalla parola ebraica Pesack (terza persona singolare maschile passato del verbo לפסוח, lifsoakh, che significa saltare) e si riferisce al fatto che D*o “passò” sulle case degli ebrei, quando uccise i primogeniti egiziani, durante l’ultima delle dieci piaghe.

Shemot 12,29-30

29 A mezzanotte il Signore percosse ogni primogenito nel paese d’Egitto, dal primogenito del faraone che siede sul trono fino al primogenito del prigioniero nel carcere sotterraneo, e tutti i primogeniti del bestiame. 30 Si alzò il faraone nella notte e con lui i suoi ministri e tutti gli Egiziani; un grande grido scoppiò in Egitto, perché non c’era casa dove non ci fosse un morto!

 La Pasqua ebraica è anche chiamata Chag ha-Aviv (Festa di Primavera), Chag ha-Matzoth (Festa delle Matzhoth) e Zman Herutenu (Il tempo della nostra libertà).

Molte delle osservanze della Pasqua ebraica, ancora oggi mantenute, furono istituite nei capitoli dal 12 al 15 della storia dell’Esodo nella Torah. Probabilmente l’osservanza più significativa riguarda la rimozione di chametz (pane lievitato) da case e proprietà. Chametz include qualsiasi sostanza derivata dalla fermentazione di una delle seguenti specie di cereali: frumento, orzo, avena, segale, spelta o farro, che non sia stata completamente cotta, entro diciotto minuti dopo essere entrata in contatto con l’acqua (gli ebrei ashkenaziti considerano anche riso, mais, arachidi e legumi, come chametz ).

La rimozione di chametz commemora il fatto che gli ebrei lasciarono l’Egitto in fretta e non ebbero il tempo di alzare il loro pane. È anche un modo simbolico per rimuovere il “gonfiore” (arroganza, orgoglio) dalle nostre anime.

Infatti, agli ebrei non è proibito solo mangiare chametz durante la Pasqua, ma non possono nemmeno possedere o trarne alcun tipo di beneficio, incluso il suo uso per nutrire gli animali domestici. Questa importante clausola impone agli ebrei di vendere tutti i prodotti rimasti lievitati prima dell’inizio della Pasqua ebraica, compresi gli utensili usati per cucinare chametz.

Il prodotto del grano che mangiamo durante la Pasqua ebraica al posto di Chametz è chiamato matzah. Il Matzah è pane non lievitato fatto semplicemente con farina e acqua e cotto molto velocemente. Questo è tradizionalmente considerato come il pane che gli ebrei hanno preparato per la loro fuga dall’Egitto. Matzah è anche indicato come Lechem Oni (“Pane di afflizione”).

Foto in copertina: da WashingtonPost

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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