Amato od odiato: il profilo di Benjamin (Bibi) Netanyahu, neo eletto premier...

Amato od odiato: il profilo di Benjamin (Bibi) Netanyahu, neo eletto premier di Israele

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Foto tratta dal profilo Facebook di Benjamin Netanyahu

Benjamin Netanyahu

Benjamin Netanyahu nasce il 21 ottobre del 1949, a Tel Aviv. Cresce a Gerusalemme e trascorre la propria adolescenza negli Stati Uniti, dove suo padre Benzion, professore, insegna storia a Philadelphia. Nel 1967, all’età di 18 anni, torna in Israele per il servizio militare nell’Israel Defense Forces (IDF). Durante il servizio militare prende parte a diverse audaci operazioni militari, inclusa la Operazione Gift – il nome in codice dato al raid sull’aeroporto di Beirut, in Libano, in risposta ai ripetuti attacchi terroristici contro la flotta israeliana della El Al – in cui restò ferito.

Il periodo dell’Università negli Usa

Si congeda dall’IDF con il grado di capitano, dopo sei anni di servizio al fianco di unità speciali, tra cui il Sayeret Matkal. Successivamente al congedo, Netanyahu si iscrive al Massachusetts Institute of Technology di Boston, dove si laurea in Architettura e ottiene anche un Master of Science (M.S.) in “Management studies”.

Ma non è tutto. Studia, inoltre, scienze politiche sempre al MIT e alla Harvard University. Nel 1976, viene assunto dal Boston Consulting Group, una società di consulenza aziendale internazionale, dove stringe amicizia con la futura promessa presidenziale americana Mitt Romney. Successivamente entra a far parte della Rim Industries di Gerusalemme. Particolarmente toccato dalla morte del fratello maggiore Yoni Netanyahu – ucciso, nel 1976, durante la missione di salvataggio (operazione Entebbe) per liberare i passeggeri di un aereo di linea Air France tenuto in ostaggio in Uganda – Bibi organizza due conferenze su come combattere il terrorismo internazionale: la prima, nel 1979, a Gerusalemme; la seconda, nel 1984, a Washington. Due forum che attraggono l’attenzione di personalità politiche e opinion maker della comunità internazionale.

La missione diplomatica negli Usa

Nel 1982, Netanyahu si unisce alla missione diplomatica di Israele negli Stati Uniti, servendo per due anni come vice capo della missione sotto l’Ambasciatore Moshe Arens. Viene anche nominato membro della prima delegazione ai colloqui sulla cooperazione strategica tra Israele e gli Stati Uniti.

Nel 1984, è nominato ambasciatore di Israele alle Nazioni Unite e mantiene questa carica per quattro anni. Come ambasciatore delle Nazioni Unite, guida il gruppo di lavoro che nel 1987 aprirà gli archivi dei crimini di guerra nazisti. In qualità di energico e articolato oratore, nonché diplomatico orientato ai media, svolge un ruolo chiave nel migliorare l’immagine di Israele e la comprensione del bisogno di sicurezza della propria nazione tra la popolazione e l’élite americana.

L’ingresso alla Knesset

Dopo essere tornato in Israele nel 1988, Netanyahu entra nell’arena politica e viene eletto membro della Knesset dal partito Likud. Quindi, viene nominato Vice Ministro degli Affari Esteri, ruolo che ricoprirà per quattro anni, quest’ultimi segnati dalla Prima Intifada, dalla Guerra del Golfo del 1991 e dalla Conferenza di pace di Madrid. Il 25 marzo 1993, Netanyahu viene eletto presidente del Likud ed è candidato per la poltrona di primo ministro.

Guida l’opposizione politica nel periodo precedente e successivo all’assassinio del primo ministro Yitzhak Rabin: un periodo caratterizzato da un intenso, e a volte esplosivo, dibattito pubblico sugli accordi di Oslo e un’escalation del terrorismo palestinese. Molti israeliani della sinistra politica accusarono Netanyahu e i suoi sostenitori di aver creato le condizioni affinché Rabin potesse essere ucciso da un altro ebreo, colpa della sua estrema retorica che denunciava Rabin e gli accordi che firmò con i palestinesi. Nel 1996, nelle prime elezioni dirette di un primo ministro israeliano, Netanyahu sconfigge il candidato laburista in carica Shimon Peres e diventa il tredicesimo primo ministro dello Stato di Israele (e la nona persona a ricoprire la carica).

Resta in carica

fino alle elezioni del maggio 1999, quando il leader del partito laburista Ehud Barak conquista la premiership. Dopo aver terminato il proprio mandato come Primo Ministro, Netanyahu lavora come consulente aziendale per alcune società israeliane operanti nel settore dell’alta tecnologia. Nel 2002, torna alla politica: prima come ministro degli affari esteri (novembre 2002 – febbraio 2003) e poi come ministro delle finanze fino al mese di agosto del 2005.

Nelle elezioni del febbraio 2009 per la 18ª Knesset, in seguito alle dimissioni del primo ministro Ehud Olmert, il Likud di Netanyahu conquista il secondo posto come seggi. Tuttavia, gli viene data l’opportunità di formare un governo di coalizione poiché il partito Kadima, che conquista il maggior numero di seggi sotto la guida di Tzipi Livni, non riesce a ottenere la maggioranza.

Il periodo di Obama

Durante il secondo mandato da primo ministro, di Netanyahu, le relazioni con gli Stati Uniti si indeboliscono, a causa della scarsa intesa e delle differenze politiche con il presidente Barack Obama. All’inizio del proprio mandato, Obama prese una serie di decisioni che sconvolsero i leader israeliani. In particolare la decisione di tenere un discorso al Cairo senza nemmeno visitare Israele, e chiedendo a Israele di congelare gli  insediamenti per rinvigorire il processo di pace con i palestinesi. L’insistenza di Obama affinché Israele smettesse di realizzare nuovi insediamenti a Gerusalemme Est viene recepita in modo particolarmente irritante, dal momento che Israele considera l’intera città come la sua capitale e rifiuta l’idea che gli ebrei che vivono lì siano dei semplici “coloni”.

Netanyahu accetta con riluttanza un congelamento degli insediamenti, per dieci mesi, in Cisgiordania, ma non a Gerusalemme. Nonostante la concessione, il primo ministro dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas si rifiuta di avviare negoziati per la durata del mandato di Obama. Nel maggio 2011, Netanyahu interviene, prima di una sessione congiunta del Congresso degli Stati Uniti, esprimendo il proprio sostegno per la creazione di uno stato palestinese, facendo tuttavia notare che tale Stato avrebbe dovuto essere smilitarizzato e formato solo attraverso negoziati bilaterali diretti tra Israele e l’Autorità Palestinese.

Likud-Beiteinu

Nell’ottobre 2012, Netanyahu e il ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, a capo del partito Yisrael Beiteinu, annunciano la fusione dei loro due partiti e valutano di partecipare a una coalizione unita alle elezioni generali del gennaio 2013. Durante queste elezioni, la partnership Likud-Beiteinu raccoglie 31 seggi e, nel marzo 2013, Netanyahu forma una coalizione di maggioranza con il partito Yesh Atid (Yair Lapid) e The Jewish Home (Naftali Bennett). Questo 33/mo governo presta giuramento il 18 marzo 2013, con Netanyahu come primo ministro, che trattiene anche per sé i dicasteri per gli Affari Esteri e gli Affari Pubblici.

In un ultimo disperato tentativo di spremere quanti più voti di estrema destra, Netanyahu dichiara in un’intervista, rilasciata il giorno prima delle elezioni di marzo 2015, che non ci sarebbe stata alcuna possibilità di creare uno stato palestinese durante il proprio mandato di primo ministro. In un’intervista alla Israeli news organization “NRG”, Netanyahu afferma che “chiunque si muova per stabilire uno stato palestinese o intenda ritirarsi dal territorio, sta semplicemente cedendo del territorio per attacchi terroristici dell’islam radicale contro Israele“.

Netanyahu si proclama vincitore sui propri rivali politici, la mattina dell’8 marzo 2015. Il partito del Likud ha voti sufficienti per ricoprire 30 dei 120 seggi della Knesset. L’appello last-minute di Netanyahu agli elettori di destra – con affermazioni che alcuni hanno interpretato come razziste, quando dichiarò che i cittadini arabi stavano votando in “frotte” – galvanizza la propria base e aiuta il proprio partito a vincere le elezioni.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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