Un viaggio nel profondo significato dello Shabbat e dei suoi “divieti rabbinici”

Un viaggio nel profondo significato dello Shabbat e dei suoi “divieti rabbinici”

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Shabbat

Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Shabbat è un concetto: quindi, qualcosa di molto più sacro e complesso rispetto al suo semplice significato letterale: Sabato. C’è chi considera Shabbat il giorno in cui gli ebrei, semplicemente, si riposano e chi paragona questo giorno alla domenica Cristiana. Alcuni sanno, per sentito dire, che durante il giorno di Shabbat sono vietate alcune attività, mentre altri non hanno ancora ben chiaro il significato di questo giornata.

Shabbat – detto anche Shabbath; Shabbos con pronuncia ashkenazita e Shabbes, come dicono i religiosi in yiddish o Shabat e Sciabbadde – è una parola che deriva dal verbo לשבות (lishbot) che significa riposare, ma anche scioperare (nell’ebraico moderno).

Cito il verbo all’infinito, anche se in ebraico la forma comunemente utilizzata, quando si parla di un verbo è la terza persona singolare maschile del passato, da cui si estrae la radice. In questo caso שבת (shin-bet-tav).

Fatta questa dovuta premessa, vale la pena ricordare che Shabbat dura dal venerdì sera al sabato sera. Poiché la Halakhah (la legge ebraica) identifica l’inizio del giorno con il tramonto: lo Shabbat inizia con il tramonto del venerdì sera e termina con quello del sabato sera: per la precisione con l’apparizione della terza stella nel cielo.

E’ il giorno benedetto da D*o, in cui Egli si riposò dopo aver compiuto in sei giorni l’opera della Creazione. Secondo la dottrina ebraica, dunque, l’uomo deve imitare D*o e astenersi, in quel giorno, da tutti quei lavori che esigono il controllo umano sopra la natura (capiremo più avanti il perché). Lo Shabbat implica due precetti strettamente correlati: ricordare (Zachor) e osservare (Shamor).

L’eziologia di Shabbat

è data nei primi due capitoli di Bereshit (il libro della Genesi, in cui si parla della creazione nei primi sei giorni), anche se il nome del giorno, in realtà, non compare qui.

Lo status speciale di questo settimo giorno – e il suo nome – furono rivelati al popolo israelita nell’episodio della manna. D*o fornì il fabbisogno giornaliero di manna per cinque giorni; il sesto fu fornita una doppia porzione che durò fino al settimo giorno, in cui non apparve alcuna manna.

Di conseguenza, agli israeliti fu comandato di non uscire affatto, ma di restare a casa il settimo giorno. Così appresero che il settimo giorno era dedicato al Signore, che si sarebbe dovuto onorare desistendo dal lavoro quotidiano.

Secondo quanto riportato in Shemot (il Libro dell’Esodo), il lavoro deve cessare il settimo giorno, per far riposare gli schiavi e gli animali. Un precetto che va osservato anche durante le stagioni critiche dell’aratura e della raccolta. Le istruzioni di D*o per la costruzione del Tabernacolo iniziano con l’invito (che poi è un’ammonizione) ad osservare lo Shabbat, che ha la precedenza rispetto al dovere di costruire il Santuario (Mishkan).

Tra tutti i precetti ebraici

quello di Shabbat è uno dei più conosciuti, ma anche dei meno capiti (o se vogliamo fraintesi) in assoluto. Chi non è abituato a seguirne le severe disposizioni, lo considera un giorno pieno di soffocanti restrizioni o, al massimo, di preghiera. Per chi, invece, lo osserva: Shabbat è un giorno di festa, atteso con grande gioia e impazienza per tutta la settimana. Un momento in cui mettere da parte tutte le preoccupazioni dei giorni feriali, per dedicarsi a finalità più elevate.

Nella letteratura ebraica, nella poesia e nella musica, Shabbat viene descritto come una sposa o una regina, come nell’inno popolare Shabbat Lekhah Dodi ( לכה דודי). Si dice “più di quanto Israele abbia mantenuto lo Shabbat, lo Shabbat ha mantenuto Israele“.

Lekhah Dodi

Lo Shabbat è principalmente un giorno di riposo e di arricchimento spirituale; nonché la più importante cerimonia rituale nel giudaismo ed anche l’unica istituita nei Dieci Comandamenti; nonché il giorno speciale più importante, più ancora di Yom Kippur.

Malgrado si trascorra molto tempo, in Sinagoga: lo Shabbat non è specificamente un giorno di preghiera; così come la preghiera non è ciò che distingue Shabbat dal resto della settimana. Gli ebrei osservanti, infatti, pregano ogni giorno, per tre volte al giorno. Dire che lo Shabbat è un giorno di preghiera non è più accurato, che dire che lo Shabbat è un giorno di festa. Mangiamo ogni giorno, è vero, ma durante lo Shabbat, mangiamo più elaboratamente e in modo più rilassato. Stesso discorso vale per la preghiera.

Zachor: ricordare

Al popolo ebraico è stato comandato di ricordare Shabbat; ma ricordare significa molto più che semplicemente non dimenticare di osservare lo Shabbat. Significa anche ricordare il significato dello Shabbat, sia come commemorazione della Creazione sia come commemorazione della libertà dalla schiavitù in Egitto.

In Shemot (Esodo) 20:11, dopo che il quarto comandamento è stato istituito, D*o spiega: “Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro”.

Riposando il settimo giorno e santificandolo, ricordiamo e riconosciamo che D*o è il creatore del cielo e della terra e di tutti gli esseri viventi. Emuliamo anche l’esempio divino, astenendoci dal lavoro del settimo giorno, come fece D*o. Se il lavoro di D*o può essere accantonato per un giorno di riposo, come possiamo credere che il nostro lavoro sia troppo importante per non accantonarlo temporaneamente?

In Devarim (Deuteronomio) 5:15, inoltre si afferma:

Ricordati che sei stato schiavo nel paese d’Egitto e che il Signore tuo D*o ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo D*o ti ordina di osservare il giorno di sabato”.

Cosa c’entra l’Esodo con il riposo del settimo giorno? La risposta è nella parola libertà. Nell’antichità, infatti, il tempo libero era limitato a certe classi: gli schiavi non avevano giorni liberi. Quindi, riposando nel giorno di Shabbat, viene ricordato al popolo ebraico che è libero.

Ma in un senso più generale, Shabbat libera dalle preoccupazioni nei giorni feriali, dalle scadenze, dagli orari e dagli impegni. Durante la settimana, siamo schiavi del nostro lavoro, dei nostri creditori, del nostro bisogno di provvedere a noi stessi; di Shabbat, siamo liberati da queste preoccupazioni, proprio come i nostri antenati furono liberati dalla schiavitù in Egitto.

Shamor: osservare

Naturalmente, nessuna discussione su Shabbat può dirsi completa, senza un cenno sui lavori che sono vietati di Shabbat. Questo è un altro aspetto dello Shabbat che è grossolanamente frainteso da persone che non lo osservano.

La maggior parte delle persone quando sente la parola “lavoro”, pensa subito al lavoro fisico, allo sforzo o all’impiego (tipo il lavoro in ufficio). Secondo questa scuola di pensiero, dunque, accendere una luce sarebbe permesso, perché non richiede sforzo, ma un rabbino non sarebbe autorizzato a guidare i servizi di Shabbat, perché i servizi principali sono il suo impiego. La legge ebraica proibisce la prima e consente quest’ultima. Molti, quindi, concludono che la legge ebraica non ha alcun senso.

Il problema non sta nella legge ebraica, ma nella definizione che si dà alla parola lavoro. La Torah, infatti, non proibisce il “lavoro” nell’accezione che questa parola ha assunto nel XX secolo. La Torah proibisce “melakhah(Mem-Lamed-Alef-Kaf-Heh), parola che di solito viene tradotta come “lavoro”, ma non significa esattamente la stessa cosa. Prima di poter iniziare a comprendere le restrizioni dello Shabbat, devi comprendere la parola “melakhah”.

Melachah generalmente si riferisce al tipo di lavoro che è creativo o che esercita il controllo o il dominio dell’uomo sulla natura, eseguito mediante l’uso costruttivo della sua intelligenza e abilità.  La parola può essere correlata a “melech” (tradotto “re”, con radice: Mem-Lamed-Kaf). L’esempio per eccellenza del melachah è il lavoro di creazione dell’universo, che D*o cessò dal settimo giorno. Nota che il lavoro di D*o non ha richiesto un grande sforzo fisico: ha parlato, ed è stato fatto.

La parola melakhah è usata raramente nelle Scritture al di fuori del contesto di Shabbat e delle restrizioni sulle festività. L’unico altro uso ripetuto della parola è nella discussione della costruzione del Santuario. In particolare, le restrizioni dello Shabbat vengono ripetute in Shemot (Esodo) 31:13-17

13 «Quanto a te, parla agli Israeliti e riferisci loro: In tutto dovrete osservare i miei sabati, perché il sabato è un segno tra me e voi, per le vostre generazioni, perché si sappia che io sono il Signore che vi santifica. 14 Osserverete dunque il sabato, perché lo dovete ritenere santo. Chi lo profanerà sarà messo a morte; chiunque in quel giorno farà qualche lavoro, sarà eliminato dal suo popolo. 15 Durante sei giorni si lavori, ma il settimo giorno vi sarà riposo assoluto, sacro al Signore. Chiunque farà un lavoro di sabato sarà messo a morte. 16 Gli Israeliti osserveranno il sabato, festeggiando il sabato nelle loro generazioni come un’alleanza perenne. 17 Esso è un segno perenne fra me e gli Israeliti, perché il Signore in sei giorni ha fatto il cielo e la terra, ma nel settimo ha cessato e si è riposato».

Quindi possiamo dedurre che l’opera di creazione del Santuario doveva essere fermata per Shabbat. Da questo, i rabbini hanno concluso che il lavoro proibito sullo Shabbat è lo stesso del lavoro di creazione del Santuario. Individuarono così 39 categorie di atti proibiti, che in allora erano tutti tipi di lavoro necessari per costruire il Santuario, ma che oggi rappresentano un’esemplificazione di tutti i tipi di attività produttiva umana.

Le 39 melakhòt e le relative ghezeròt (divieti rabbinici)

fonte: http://www.shabbat.it/

1. Arare. Questa categoria comprende ogni attività mediante la quale il suolo viene reso ricettivo per la semina o per la piantagione e così pure la rimozione di ogni cosa che possa impedire la crescita di una pianta. Melakhòt: scavare, concimare il suolo, rimuovere pietre dal suolo, livellare il terreno. Ghezeròt: Spargere sabbia o cenere su un terreno senza livellarlo.

2. Seminare. Questa categoria comprende ogni attività mediante la quale si causa o si favorisce la crescita delle piante. Melakhòt: piantare semi o noccioli di frutta nella terra, potare alberi o arbusti, innaffiare prati, piante o fiori. Ghezeròt: Lavarsi le mani sopra piante o erba che cresce, cambiare l’acqua di un vaso di fiori.

3. Mietere. Questa categoria comprende ogni attività mediante la quale si recide una pianta dal luogo di crescita. Melakhòt: tagliare o cogliere fiori, erba, foglie, ramoscelli, frutta da alberi (siano essi piantati nella terra o in vasi). Ciò vale anche per i funghi. Ghezeròt: salire su un albero, appoggiarsi a un albero che possa muoversi per effetto del nostro peso, andare a cavallo.

4. Formare covoni. Questa categoria comprende ogni attività mediante la quale prodotti naturali vengono ammassati in un mucchio che possa servire a qualche fine utile. Melakhòt: ammucchiare frutta in mucchio destinato a immagazzinamento o a vendita. Ghezeròt: fare mazzi di fiori.

5. Trebbiare. Questa categoria comprende ogni attività mediante la quale un prodotto naturale, solido o liquido, viene separato dal guscio o da altro contenitore naturale o dall’insieme organico di cui fa parte. Melakhòt: spremere l’uva e le olive per ricavarne il succo, mungere una mucca. Ghezeròt: spremere altri frutti a scopo di bevanda.

6. 7. 8. Ventilare; Selezionare; Setacciare. Queste categorie comprendono attività mediante le quali un miscuglio è reso migliore mediante l’eliminazione dei componenti meno desiderati. Melakhòt: setacciare la farina, filtrare liquidi, selezionare un mucchio di frutta sana e bacata eliminando quast’ultima. Ghezeròt: togliere frutta buona eliminando quella bacata da un mucchio contenente frutta sana frammista a frutta bacata.

9. Macinare. Questa categoria comprende ogni attività per effetto della quale un prodotto naturale o un’altra sostanza vengono ridotte in minuscole particelle al fine di renderle adatte a miglior uso. Melakhòt: macinare il grano, il caffè, il pepe, limare metalli, schiacciare sostanze in un mortaio. Ghezeròt: grattugiare verdure, formaggio ecc. con grattugia o altro utensile, grattare fango secco da scarpe o da vestiti.

10. Impastare. Questa categoria comprende attività mediante le quali piccole particelle di una sostanza vengono amalgamate mediante liquido, in modo da formare una pasta. Melakhòt: preparare impasto per pane o una torta.

11. Cuocere. Questa categoria comprende ogni attività che provoca la cottura di una sostanza, rendendola così più adatta al consumo. Melakhòt: cuocere in tutte le sue forme, riscaldare oltre i 40° C, aggiungere ingredienti a una pentola bollente, mescolare cibo sul fuoco, versare acqua calda su foglie o essenze di tè a meno che queste non siano state già cotte, fondere qualsiasi solido (grassi, cera, metalli). Ghezeròt: versare acqua bollente sopra generi alimentari essiccati o affumicati.

12. Tosare. Questa categoria comprende ogni attività mediante la quale si recide da un organismo umano o animale il suo rivestimento. Melakhòt: il taglio o la rimozione con strumenti appositi di capelli, unghie, lana o piume da un organismo vivente. Ghezeròt: strappare le unghie con le mani, pettinare i capelli (è permesso spazzolare i capelli con una spazzola morbida).

13. Sbiancare. Questa categoria comprende ogni attività mediante la quale vestiti o panni vengono puliti, spazzolati, smacchiati o lucidati. Melakhòt: mettere i panni a bagno, strofinarli, strizzarli, stirarli, smacchiarli o togliervi il fango con l’uso di acqua o in altro modo. Ghezeròt: spazzolare i panni, maneggiare i panni bagnati, appendere il bucato perché si asciughi.

14. Pettinare filati grezzi. Questa categoria comprende ogni attività il cui effetto è quello di convertire materiale grezzo compatto o attorcigliato in cordoni o fibre separate. Melakhòt: pettinare lana grezza, battere lino per ridurlo in fibre. Ghezeròt: avvolgere filo su bobine o lana su cartone. Districare filati di lana o di altro materiale.

15. Tingere. Questa categoria comprende ogni attività che muta il colore, naturale o artificiale, di un oggetto o di una sostanza. Melakhòt: applicare colori o tempere su superfici murali, applicare coloranti a panni, sciogliere colori in acqua, mescolare colori, eseguire test chimici a reazione di colore. Ghezeròt: asciugare le mani macchiate di frutta su un panno bianco, l’uso di rossetti, rimmel (sono permessi quelli che durano fino a dopo lo shabbàt).

16. Filare. Questa categoria comprende ogni attività con la quale si estraggono filati da materie prime, mediante lamina, torcitura o avvolgimento. Melakhòt: manifattura di panno non tessuto o corde. Ghezeròt: rifilatura di fili sciolti.

17. 18. 19. Operazioni di tessitura. Queste tre categorie comprendono l’intera gamma delle tecniche di tessitura, dall’inserimento del filo nel telaio alla rimozione dell’articolo pronto. Melakhòt: lavoro a maglia, uncinetto, rammendo, ricamo, intrecciare e fare canestri. Ghezeròt: intrecciare i capelli.

20. Separare fili. Questa categoria comprende la decomposizione di panni tessuti o di altri materiali nei filati che li compongono. Melakhòt: disfare qualsiasi parte di un capo di vestiario. Ghezeròt: rimuovere fili d’imbastitura da vestiti, strappare pezzi di ovatta, separare filati in matassa.

21. Fare un nodo. Questa categoria comprende ogni attività che determini la connessione duratura di due oggetti.

22. Disfare un nodo. Questa categoria comprende ogni attività che disfi una connessione del tipo suddetto per scopi utili. Melakhòt: sciogliere doppi nodi fra due estremità di stringhe, filati, lacci. Ghezeròt: annodare un’estremità di un filato da cucire (è permesso allacciare le scarpe con un nodo a fiocco).

23. Cucire. Questa categoria comprende ogni attività mediante la quale due materiali simili o dissimili, o due superfici, vengono congiunti permanentemente mediante un terzo materiale.

24. Strappare. Questa categoria comprende ogni attività che disfi un prodotto del tipo sopra esposto al fine di poterlo unire di nuovo. Melakhòt: cucire o disfare due punti, attaccare carta con colla, cucire carta. Ghezeròt: applicare toppe.

25. Tendere trappole o cacciare. Questa categoria comprende ogni attività che limiti la libertà di movimento di un animale, volatile ecc. i quali vengano pertanto così ridotti sotto il controllo di un essere umano. Melakhòt: acchiappare animali o insetti con le mani, con reti, trappole.

26. Macellare. Questa categoria comprende ogni attività che metta fine o abbrevi la vita di un essere vivente o ne provochi lo spargimento di sangue..

27. Scuoiare. Questa categoria comprende ogni attività che separi la pelle di un animale morto dalla carne.

28. Conciare pelli. Questa categoria comprende ogni attività mediante le quali le materie prime sono rese più durevoli o comunque più utili all’uso, mediante procedimenti chimici o fisici. Melakhòt: oliare stivali e scarpe, salare e mettere in salamoia pesce, carne; immergere la carne nell’acqua per renderla kashèr.

29. Levigare pelli. Eliminare la ruvidezza della superficie di un qualsiasi materiale arrotando, strofinando, lucidando. Melakhòt: pulire degli utensili mediante polveri da sgrasso o mediante strumenti appositi, lisciare superfici di qualsiasi materiale, strofinare sapone per produrre schiuma, applicare creme per il viso, pulire stivali e scarpe.

30. Rigare. Questa categoria comprende ogni attività che righi o tracci una linea su una superficie, preparandola così per il taglio o per la scrittura.

31. Tagliare secondo forma determinata. Questa categoria comprende ogni attività mediante la quale la grandezza o la forma di un oggetto vengono alterati. Melakhòt: tagliare ritagli di giornale, limare la punta a matite.

32. Scrivere. Questa categoria comprende ogni attività mediante la quale si traccino in modo durevole su materiale durevole segni aventi un significato. Melakhòt: scrivere, disegnare, dipingere con matita, inchiostro, ricamare modelli, lettere o figure, fare incisioni su cera, scrivere a macchina, stampare. Ghezeròt: fare segni non durevoli (disegnare su vetro appannato, sulla sabbia), fare qualsiasi cosa che generalmente è accompagnata da scrivere o prendere note.

33. Cancellare. Questa categoria comprende ogni attività che ha per effetto la preparazione di una superficie pulita per scrivere. Melakhòt: cancellatura di scritti per ottenere superfici per scrivere di nuovo. Ghezeròt: strappare l’etichetta di carta che avvolge i cibi su cui appare una scritta.

34. Costruire. Questa categoria comprende una vasta gamma di attività connesse con il concetto di struttura e forma e precisamente tutte quelle che hanno per scopo e fine: costruire, riparare o rendere abitabile o utilizzabile una costruzione o parte di costruzione; unire permanentemente due o più cose in modo da costruire un’unità utilizzabile; modificare permanentemente la forma di una massa o di una sostanza per un fine utile. Melakhòt: operazioni di costruzione, fissare una porta, fissare un chiodo alla parete, erigere una tenda, fissare la lama al manico di un coltello, scavare una fossa nella terra per usarla come deposito. Ghezeròt: aprire un ombrello, aprire un paravento.

35. Demolire. Questa categoria comprende attività volte alla demolizione di costruzioni in muratura o prefabbricati.

36. Accendere il fuoco. Questa categoria comprende ogni attività che inizi o prolunghi la combustione. Melakhòt: produrre fuoco con qualsiasi mezzo, regolare una fiamma, fumare una sigaretta, avviare o condurre un’automobile, usare il telefono, accendere apparecchi elettrici. Ghezeròt: muovere una lampada o una candela accesa, viaggiare in autobus o macchina anche se guidate da un non ebreo.

27. Spegnere il fuoco. Questa categoria comprende ogni attività avente scopo produttivo e per cui si spegne, si abbrevia la durata o si rende meno intenso uno dei processi elencati nella categoria precedente. Melakhòt: spegnere una candela per migliorarne lo stoppino. Ghezeròt: spegnere il gas, la luce elettrica.

38. Dare l’ultimo colpo di martello. Questa categoria comprende tutte le attività che completino la fabbricazione di un qualsiasi articolo. Melakhòt: lucidare un articolo per rifinitura, riparare orologi, introdurre stringhe a scarpe nuove. Ghezeròt: caricare orologi o regolare lancette, remare.

39. Trasportare. Questa categoria comprende tutte le attività che portino oggetti da un “dominio privato” – reshùt hayachìd, a un “dominio pubblico” – reshùt harabbìm, e viceversa. Per “dominio privato” si intende qualsiasi luogo chiuso di superficie non minore di 40 x 40 cm, cintato con una cinta alta non meno di un metro. “Dominio pubblico” significa via, strada o piazza scoperti, frequentati dal pubblico, aperti da ambo i lati e aventi larghezza di non meno di 8 metri. Melakhòt: portare in mano, sul braccio, sulle spalle, nelle tasche, in una borsa o scatola, gettare, spingere, trascinare oggetti da un dominio all’altro. Questa è l’attività caratteristica che l’uomo volge nella società e astenendocene di shabbàt noi riconosciamo la sovranità di Dio sopra il mondo delle relazioni sociali.

Fonte: Jewish Virtual Library

La foto in copertina tratta dal seguente sito

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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