La Parashah della Settimana: Tazria תַזְרִיעַ Prolificherà. A cura di rav...

La Parashah della Settimana: Tazria תַזְרִיעַ Prolificherà. A cura di rav Bekhor

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Parashah della Settimana

Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Eccoci al consueto appuntamento con la Parashah della Settimana – Tazria תַזְרִיעַ Prolificherà – a cura di rav Shlomo Bekhor, che ringraziamo. Così come ringraziamo Torah.it per darci la possibilità di scaricare gratuitamente (QUI), la settimanale porzione di Torah

1 Nissan 5779 – 06 Aprile 2019
parasha di: Tazria – Shabbat Rosh Khodesh – Shabbat hakhodesh (3 Sefer Torah) accensioni lumi per Milano: venerdi ore 19.38
Shabbat finisce alle ore: 20.42 Mamash Edizioni Ebraiche  |  Virtual Yeshiva

Una volta un rabbino, camminando per strada, incontrò un suo vicino di casa medico, che gli diede un passaggio. Non appena il rabbino salì sulla vettura del medico, questi disse con grande orgoglio disse: “Sai, caro Rabbino, che io curo gratis i malati che non hanno possibilità economiche.”
“Anch’io faccio come te”, rispose il rabbino. “Forse aiuta delle persone gratis…”, pensò il medico, che non capiva.

E poi. “Spesso regalo le medicine a chi non può permettersele”, disse nuovamente il medico. “Anch’io faccio come te”, rispose il rabbino.
“Forse regala libri…”, pensò il medico, che ancora non capiva.

“Sai, quando qualcuno deve andare all’ospedale e non trova posto, io glielo procuro senza essere retribuito”, riprese il medico.
“Anch’io faccio così”, rispose il rabbino.

Il medico allora chiese al rabbino di spiegargli le sue risposte, poiché lui non era un dottore e come faceva a fare tutto ciò che stava facendo il medico. Il rabbino spiegò: “Anch’io faccio come te: esalto sempre e solo le mie buone qualità e non mi preoccupo di migliorare me stesso”.

Questo ci insegna la parashà di Tazria e Mezora che leggiamo questo Shabbat. Si tratta di una persona che ha fatto maldicenza e perciò deve essere emarginato da tutta la comunità e deve rimanere da solo e solo allora lui può capire che ha sbagliato e che deve pentirsi. Una persona prima di guardare fuori deve sempre iniziare a guardare dentro ovvero sé stesso; soltanto quando si è soli si può investigare dentro di sé e comprendere realmente la propria anima, e questo è il primo passo per modificare i nostri comportamenti sbagliati. Perciò quello che dice la maldicenza viene mandato fuori dall’accampamento e rimane solo: perché solo così smetterà di esaltare solo se stesso come facciamo sempre, e potrà iniziare a guardare dentro.

(Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana che parla proprio di questo argomento.) Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana.
Shabbat Shalom

Al seguente link trovi la lezione sulla nostra parashà di Tazria molto interessante in formato mp3 e mp4:
http://www.virtualyeshiva.it/2011/03/29/tazria-5771-valore-e-difetto-dellambizione/

dal seguente link si scarica il file audio immediatamente, senza aprire la pagina web: 
http://www.virtualyeshiva.it/files/11_03_29_tazria5771low_pellebianca_peli_razo_shuv.mp3

Di seguito la video lezione

Valore e difetto nell’ambizione

Qual è il giusto equilibrio di questa caratteristica umana che talvolta provoca gravi danni?

La lezione approfondisce questi punti, attingendo da fonti midrashiche, testi di mistica ebraica e khassidici, in una cornice unica, chiara e comprensibile per tutti, alla luce degli insegnamenti dei grandi Maestri dell’ebraismo.

Per ascoltare le altre 4 lezioni sulla nostra parashà cliccare al seguente link:http://www.virtualyeshiva.it/2019/04/01/tazria-5-lezioni-vecchie-1-nuova/

Nasce Mashiakh

Un racconto per cominciare. Un ebreo fu costretto a convertirsi durante il periodo dell’Inquisizione spagnola, egli fu avvertito dalle autorità di non mangiare pesce venerdì notte, durante Shabbat, poiché sarebbe stata la dimostrazione che continuava a osservare i rituali ebraici. Quindi lo minacciarono che, in tal caso, avrebbe affrontato terribili conseguenze.

Nonostante questo severo avvertimento, un ebreo rimane ebreo, e quel venerdì sera il nostro ebreo “rinato” si sedette per il suo consueto pasto dello Shabbat, che ovviamente includeva una buona porzione di pesce. In quel preciso istante, le spie dell’inquisizione irruppero in casa e lo colsero in flagranza, mentre mangiava pesce: “Sei rimasto un ebreo! Stai mangiando pesce di venerdì sera!”, gridò il prete che comandava il drappello dei soldati.

“Che cosa sta dicendo?”, Rispose l’ebreo. “Non sto mangiando affatto pesce”. “Ah, no?”, chiese il prete, in tono derisorio. “Allora, cosa c’è nel tuo piatto? Una cotoletta?”.

“È roast beef”, disse in tono perentorio l’ebreo. Il prete divenne furioso e iniziò a gridare all’ebreo. “Stai cercando di prendermi in giro? Quello è pesce, non arrosto di manzo!”. “Ho fatto esattamente quello che mi hai avete detto di fare”, rispose l’ebreo con un misto di innocente e cinismo. “Oggi pomeriggio, ho preso un po’ d’acqua, ho spruzzato alcune gocce sul pesce e ho detto tre volte: Non sei un pesce, sei un manzo e poi è miracolosamente rinato come un pezzo di roast beef!”.  

Questa settimana leggiamo la 27° porzione della Torà: Tazria. All’inizio di questa parashà (12, 2-8) impariamo le leggi dell’impurità riguardanti una donna che, dopo aver partorito, deve presentare dei sacrifici per diventare nuovamente pura. Apparentemente tutto è chiaro. Tuttavia, se guardiamo più in profondità il versetto, quando la Torà descrive la nascita di un maschio, è scritto letteralmente: “Se una donna concepirà e ha partorito un maschio, sarà impura per sette giorni” (12, 2).

Non sarebbe stato sufficiente scrivere “Se una donna ha dato alla luce un maschio?”. Perché è necessario discutere del processo che porta alla nascita? Inoltre, non sono forse concepite anche le femmine? Perché la Torà non scrive così: “Una donna che concepisce, SE ha partorito un maschio?”. C’è anche una difficoltà linguistica: il versetto inizia nel tempo futuro (“concepirà”) e si conclude al passato (“e ha partorito”)! Apparentemente, la Torà non sta parlando (SOLO) di una donna normale e di una nascita regolare.

Quindi per capire quale insegnamento nasconde questo versetto occorre “partire dall’inizio”. Senza dubbio, una delle esperienze più entusiasmanti nella vita è la di nascita di una “nuova” creatura. Chiunque abbia mai sentito il primo strillo di un neonato – che rappresenta l’apertura dei suoi piccoli polmoni nell’aria del mondo – è stato colmato da una sensazione di vera gioia e piacere. I mesi di gravidanza, durante i quali la madre sopporta dolori e disagi, si concludono con la nascita di una nuova vita.

La nascita di Mashìakh e della Redenzione imminente, avrà un processo simile a quello della nascita di un bambino: la “donna”, di cui parla la parashà, siamo noi e il “concepimento” rappresenta l’osservanza della Torà e il compimento delle mitzvòt, durante il periodo dell’esilio.Tuttavia, una domanda sorge spontanea: cosa c’entrano Torà e Mitzvòt con il “concepire” un bambino? La parola ebraica per “concepire”, Tazria תזריע deriva dalla parola זרע zèra, “seminare”. Secondo la chassidùt il processo della semina riflette il modo con cui le mitzvòt influenzano il mondo:

1. Il luogo della semina

proprio come un seme può germogliare, solo quando è nella terra, così anche l’adempimento della Torà e delle mitzvòt possono essere realizzate solo attraverso l’azione fisica, qui in questo mondo. Tutte le emozioni e le intenzioni che mettiamo o possiamo mettere in una mitzvà sono “sentimenti” secondari all’atto reale; poiché solo l’atto è la cosa più importante. E se manca questo non potrà crescerà nulla.

2. Come si semina

affinché dal chicco possa “nascere e crescere” qualcosa, occorre che esso venga decomposto, solo dopo potrà essere coltivato e dare frutti. Allo stesso modo, attraverso il nostro bitùl (auto-annullamento) alla volontà e allo scopo di Dio, facciamo “crescere” e “nascere” la Redenzione.

3. Lo scopo della semina

l’agricoltore “perde” una misura di seme per guadagnare molto di più. Allo stesso modo il compimento delle mitzvòt, potrebbe a volte sembrare una considerevole “perdita” di tempo, energia e denaro. Tuttavia, i risultati parlano da soli: la rivelazione divina – insieme alla ricompensa spirituale e all’eterna redenzione – derivante da queste azioni – rende ogni istante degno di tutti i nostri sforzi.Quindi, detto questo, ritorniamo alla problematica, presente in questo versetto, “Una donna “concepirà” e ha partorito un maschio”! La spiegazione è questa: “Se una donna concepirà” – Se durante l’esilio, il popolo ebraico semina e pianta le mitzvòt, con ASSOLUTA CERTEZZA – “Ha partorito un maschio”. Notiamo bene qui la Torà non parla di qualcosa che forse accadrà o meno, ma parla di una cosa CERTA, come se fosse già successa (per questo usa il tempo al passato)! Questo poiché, il “nascituro”, simboleggia il risultato delle nostre mitzvòt, vale a dire Mashìakh:l’anima di Mashìakh, infatti è paragonata a un “maschio” che simboleggia la forza maschile della futura Redenzione che sarà eterna, senza alcuna possibilità di un altro esilio. La DONNA che “partorisce e concepisce di nuovo” – sperimenta una redenzione dopo l’altra. Ma prima di ogni nuovo parto, ancora una volta, passa attraverso il dolore della gravidanza e del travaglio. Al contrario, il maschio non concepisce. Questo a simboleggiare come, dopo la rivelazione di Mashìakh, non sperimenteremo più alcun esilio o dolore. L’anima di Mashìakh proviene da un livello superiore -e  grazie alla forza di questa nobile fonte spirituale – sarà in grado di portare la completa ed eterna redenzione per tutti noi! 

Per concludere: una bella storia

C’era una giovane coppia americana che voleva sposarsi. L’uomo era ebreo, ma la sua futura sposa non lo era. L’uomo voleva una famiglia ebraica e quindi iniziarono il processo di conversione halachica all’ebraismo. La donna, con la massima sincerità e serietà, impara e studia l’ebraismo in modo approfondito e inizia a compiere alcune mitzvòt, come preparazione per il futuro.

Quando arriva il momento tanto atteso per la conversione, accetta di fare tutto, tranne che immergersi in un mikvé. Numerose persone hanno fatto del loro meglio per convincerla della grande importanza di questo ultimo passo, poiché senza l’immersione in una mikvé, non poteva diventare parte di Israèl. Tuttavia, tutti i loro sforzi erano andati male. Lei semplicemente non ne volle sapere. Fu un rifiuto inspiegabile. Lasciato senza alternative, la famiglia dello sposo, che non aveva alcun legame con Lubavitch, organizzò un incontro dedicato alle donne con il Rebbe.

Il Rebbe le spiegò che ognuno di noi inizia le nostre vite in una sacca piena di liquido amniotico. Il feto si sviluppa e cresce in questo fluido fino al momento giusto. Quindi, fa esplodere il sacco del liquido amniotico, “emerge dall’acqua” e inizia, così una nuova vita.“Sei come un feto, in procinto di rinascere come un’ebrea. Nel momento in cui ti immergi ed esci dall’acqua, inizi una nuova vita e una nuova anima si rivela in te. Appena lascia la stanza del Rebbe in lacrime va a concludere il suo sogno di abbracciare la fede di Abramo e oggi è madre di bambini. Questo si applica alla nostra generazione ed essere “rinati” significa iniziare una nuova vita. Siamo in un tempo in cui possiamo e dobbiamo vivere in un modo nuovo e migliore – una vita di vera e completa redenzione.

Basato sul commento del santo Or HaChaim sul parasha e Likkutei Sichot, vol. 1

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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