La donazione di organi è permessa nell’ebraismo?

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Donazione di organi

La donazione di organi, ovvero il processo consistente nel trapiantare organi umani sani nel corpo di un malato, può essere considerata una procedura salvavita ed è per questo motivo, che molte autorità ebraiche di tutta la gamma confessionale, credono che sia un dovere religioso. La tradizione ebraica considera il salvare la vita umana – in ebraico פיקוח נפש  (pikuach nefesh) – come uno dei più alti doveri etici.

Non a caso il Talmud (Mishnah Sanhedrin 4:5) sostiene che salvare una vita equivale a salvare il mondo intero. I timori sulla donazione di organi dopo la morte si basano tradizionalmente sulle leggi riguardanti il ​​trattamento dei cadaveri e l’errata opinione che i corpi debbano essere sepolti intatti, per essere resuscitati dopo l’avvento Messia: la cosiddetta Techiyat HaMetim (resurrezione dei morti). Mentre l’acquisizione di organi da un cadavere è senza dubbio irto di delicate questioni etiche, la possibilità di salvare una vita con la donazione di un organo è così grande da sospendere quasi tutte le restrizioni della legge ebraica.

Nel dettaglio

In Devarim (Deuteronomio), il passo 21:22-23, afferma:

22 Se un uomo avrà commesso un delitto degno di morte e tu l’avrai messo a morte e appeso a un albero, 23 il suo cadavere non dovrà rimanere tutta la notte sull’albero, ma lo seppellirai lo stesso giorno, perché l’appeso è una maledizione di Dio e tu non contaminerai il paese che il Signore tuo Dio ti dà in eredità.

Sulla base di questa affermazione, i rabbini deducono che maltrattare o smembrare il corpo di una persona deceduta (Nivul haMet, ניבול המת) rappresenta una violazione della Legge.

Poiché si sostiene che il corpo di un defunto è in un certo senso mutilato, quando un organo viene rimosso per il trapianto nel corpo di una persona vivente, esiste una forte opposizione alla procedura. Tuttavia, la gran parte delle autorità rabbiniche sostiene che quando un trapianto viene effettuato per salvare una vita, allora un tale tipo di intervento è permesso.

La chirurgia del trapianto

che si traduce nel salvataggio di una vita aggiunge gloria e onore al morto (kavod haMet). Per questo motivo il precetto positivo di salvare una vita ha la priorità più alta, anche sulle leggi che governano lo Shabbat. Il principio applicato dai sostenitori della chirurgia del trapianto è che una parte è aiutata e l’altra non è danneggiata.

A parte la questione della mutilazione dei morti, molti nella comunità ortodossa si oppongono alla chirurgia dei trapianti di organi sulla base del fatto che si tratta di una violazione della legge ebraica che richiede che tutte le parti tagliate di una persona siano sepolte.

La vertenza

è stata così sottoposta all’attenzione di Rabbi Moshe Feinstein, secondo il quale: qualsiasi organo di una persona deceduta che venga trapiantato in una persona vivente, non può più essere considerato organo del morto, ma diventa parte di un corpo vivente e la legge che richiede la sepoltura di tutte le parti del defunto, in questo caso, non si applica.

Il rabbino conservatore Isaac Klein chiude la questione affermando che un organo trapiantato sarà eventualmente sepolto un domani, soddisfacendo così il requisito.

Piccola riflessione: la questione verte sul fatto se sia lecito, o meno, secondo la legge ebraica, trapiantare l’organo di una persona morta su una viva. A dir il vero, secondo un mio spassionato giudizio (sbagliato o giusto che sia), la diatriba non dovrebbe per nulla esistere, visto che la persona a cui si espianta l’organo è, per forza, viva. Morta sì: ma soltanto a livello cerebrale. Il cuore, infatti, continua a battere.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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