Parashah della Settimana: Shemini, שְּׁמִינִי Ottavo. A cura di rav Bekhor

Parashah della Settimana: Shemini, שְּׁמִינִי Ottavo. A cura di rav Bekhor

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Parashah della Settimana

Shabbat Shalom, carissimi amici e lettori. Eccoci al consueto appuntamento con la parashah della settimana – Shemini, שְּׁמִינִי Ottavo – a cura di rav Shlomo Bekhor. Trovate a questo link la porzione settimanale di Torah che potrete scaricare, grazie a Torah.it. Vi auguro buona lettura

23 Adar II 5779 – 30 Marzo 2019
parasha di: Shemini – Shabbat Para – Shabbat Mevarchim
Accensioni lumi per Milano: venerdi 18.29 pm
Shabbat finisce: 19.33 Mamash Edizioni Ebraiche  |  Virtual Yeshiva

La macellazione degli animali è da sempre un argomento di grande attualità che spesso ritorna. Si è parlato di metodologie crudeli in Italia per macellare gli animali. Di recente nel Belgio hanno vietato la macellazione della carne e polli, mettendo in crisi le comunità ebraiche europee, che compravano principalmente dal Belgio.

Alcuni anni fa, ad esempio, un gruppo di animalisti di Torino hanno protestato contro la macellazione kashèr degli animali da loro considerata una pratica crudele. Gruppi, partiti politici o singoli che prendono di mira la macellazione degli animali, e spesso proprio la pratica halakhica della sekhità, è un fenomeno purtroppo frequente.

Tuttavia, la shekhità, contrariamente a quanti molti pensano, è il modo migliore per non far soffrire l’animale. Per rendere la carne kashèr, la shekhità prevede un taglio alla gola che provoca un improvviso calo di liquidi circolanti, nel sistema venoso e arterioso, con conseguente crollo della pressione e del funzionamento del sistema cerebrale che determina una mancata percezione del dolore da parte dell’animale che così non produce adrenalina.

(continua sotto)

Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana.
Shabbat Shalom

Rav Shlomo Bekhor  Shemini Al seguente link troverai la lezione sulla nostra parashà in formato mp3: http://www.virtualyeshiva.it/2011/03/22/shemini-5771-quando-lo-studio-della-tora-e-solo-a-meta-del-guado/ 

Dal seguente link si scarica il file audio immediatamente, senza aprire la pagina web: www.virtualyeshiva.it/files/11_03_22_shemini5771_darosh_dorash_umilta_stupidita.mp3

Quando lo studio della Torah è solo a metà del guado

“Ci sono solo due cose che sono infinite: l’universo e la stupidità umana” – Albert Einstein.

Primo dietologo al mondo: la Torah

La Torà di Hashèm è perfetta e ristora l’anima…” (Tehillìm 19,8)

Non fare diventare le medicine la tua alimentazione, ma fai diventare la tua alimentazione le tue medicine” (Rabbi Moshè ben Maimonide).

(continua da sopra)

Quindi la carne kashèr risulta più buona, sana e rispettosa dell’animale rispetto ai metodi moderni considerati da molti più “politically correct”: come l’uso di un proiettile sparato nel cervello; o l’elettroshock, prima della macellazione. Metodi che invece fanno soffrire l’animale molto più a lungo e rendono la carne non kashèr e più cattiva poiché “inquinata” dall’adrenalina. La Torà e le tradizioni ebraiche millenarie, da esse derivate, superano il tempo e le “mode”.

Hashèm, nella sua infinita saggezza, ci chiede di rispettare la mitzvà della kasherùt , non solo per il bene della nostra salute, ma citando Re Davide, anche per “ristorare le nostre anime”. Va sempre più di moda la ricerca della qualità del cibo e di conseguenza il cibo kashèr viene più acquistato. Tutta la procedura prevista dalla Torà è sinonimo di qualità, in particolare per la carne: prima di macellare un animale bisogna accertarsi che sia sano e non abbia subito interventi.

Un animale malato, anche se sgozzato secondo la legge ebraica, comunque non è kashèr. Gli americani, anche i non ebrei, comprano sempre di più i prodotti alimentari con il marchio “kashèr”, spinti da motivazioni legate alla salute e dalla convinzione che carni e pollami – preparati secondo le strette regole della dieta alimentare ebraica – siano una scelta più sicura per difendersi dalla contaminazione batterica.

Manes Wiezel, il fondatore della City Glatt Inc. di Los Angeles, noto distributore di carni “glatt kashèr”, ha infatti riscontrato un costante e significante aumento delle vendite attribuibile alla domanda extra di compratori che non sono motivati dalla religione, ma da questioni di salute e di sicurezza del cibo. La parashà di questa settimana elenca le specie di cibi che gli ebrei possono o meno mangiare. Tale argomento rientra nelle leggi riguardanti la kasherùt.

Nel corso degli anni molte interpretazioni di carattere razionale sono state attribuite alle norme sulla kasherùt. Alcuni hanno asserito che esse erano solo una temporanea misura igienica. Ad esempio il maiale sarebbe stato proibito affinché gli ebrei non fossero colpiti da malattie come la trichinosi; mentre le regole sulla salatura della carne sono state intese come un modo di preservarla , prima dell’invenzione della refrigerazione.

Pertanto, essi sostengono, che le norme sulla kasherùt non sarebbero più applicabili al giorno d’oggi, essendo tutto più igienico. Tuttavia questo approccio è errato. Mentre è certamente vero che la Torà si preoccupa della salute e della pulizia delle persone, questa non è la spiegazione razionale delle leggi sulla kasherùt.

La Torà infatti si preoccupa anche del nostro benessere fisico e spirituale e della nostra purità interiore. Di conseguenza, quando la Torà ci vieta determinati cibi, ha come scopo quello di provvede al nostro equilibrio tra anima e corpo e alla “pulizia spirituale”. Cibi che sono intrinsecamente sporchi e disgustosi, come la carne di animali morti di malattia, o quelli prodotti dagli insetti e l’antigienico maiale, non sono kashèr, e coloro che li mangiano hanno poco riguardo della propria anima, oltre che del proprio fisico.

Allo stesso modo, cibi di animali dalla natura cruenta, come uccelli rapaci e bestie selvagge, sono proibiti, mentre prodotti di animali domestici, come il pollo e la mucca, sono permessi. Siccome “noi siamo ciò che mangiamo” , di conseguenza sarà importante basare la nostra alimentazione sugli animali “pacifici” che, non a caso, sono quelli permessi.

Le norme sulla kasherùt hanno delle fondamenta spirituali, in aggiunta a quelle legate alla salute, esse non sono limitate a una specifica era, ma sono “senza tempo”. Per questo motivo dobbiamo prestare molta attenzione al cibo che ingeriamo ed essere sicuri che gli ingredienti dei prodotti che acquistiamo non contengano elementi non kashèr.

Dobbiamo accertarci che la carne che compriamo sia stata preparata sotto la supervisione di una riconosciuta autorità rabbinica e non dobbiamo prendere nulla per scontato basandoci solo sul nostro giudizio. Un grande maestro si trovava un giorno in una terra lontana dove nessuno lo conosceva.

Un semplice ebreo vedendo il rabbino dall’aspetto distinto pensò che egli potesse essere uno shokhèt e gli chiese di macellare per lui un pollo. Questi declinò poiché non era uno shokhèt. “Mi presteresti 1.000 dollari?” chiese il rabbino all’ebreo. “Non ti conosco, non sono sicuro che me li restituirai” fu la risposta.

“Dal momento che non mi conosci, come potevi fidarti di me per macellare il pollo secondo la halakhà?” gli chiese il rabbino. E concluse: “I soldi sono più importanti della sanità del corpo”.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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