Business ed etica: ecco quali regole rispettare secondo i valori dell’ebraismo

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Business ed etica

Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. C’è un tema che mi ha incuriosito parecchio e che ho trovato su “My Jewish Learning”: riguarda l’etica giudaica applicata al business. Fonti rabbiniche, infatti, parlano chiaramente dell’importanza della regolamentazione dei rapporti commerciali o di lavoro, per evitare che il più forte, alla fine, sfrutti o sottometta il più debole.

Chissà quante volte vi sarete accorti di situazioni del genere, che sembrano ormai essere la regola nella nostra società. Purtroppo, gli odierni rapporti di lavoro – come quelli d’un tempo – sono tutti dominati da questa regola “deviata”, in cui chi ha il coltello dalla parte del manico – il datore di lavoro – tiene il proprio dipendente sotto scacco, sfruttandolo a proprio piacimento.

La tradizione ebraica

non impone alcuna particolare via da seguire, in merito all’organizzazione della propria vita economica. Fonti bibliche e rabbiniche della legge e dell’etica giudaica insistono, comunque, sul fatto che la relazione esistente tra venditore e compratore, datore di lavoro e impiegato; prestasoldi e chi riceve soldi in prestito, deve per forza essere regolamentata, per evitare che il più forte sfrutti o sottometta il più debole e colui che è disinformato diventi facile preda di chi, invece, è bene informato. La Torah stessa insegna, ad esempio: “Non falsificherai le misure relative alla lunghezza, al peso o al volume…Devi pagare (un lavoratore) il suo salario nello stesso giorno, prima del tramonto” e via dicendo.

Specifichiamo subito

che il mondo del lavoro e del commercio non sono, per loro natura, paragonabili al “male” o al “profano” agli occhi del giudaismo classico. Sono piuttosto sfaccettature dell’attività umana, un regno in cui si può facilmente raggiungere la “santità”, se l’azione del singolo non è mossa da presupposti impuri e dimostrano preoccupazione – sebbene non necessariamente una preoccupazione esagerata – per il benessere degli altri. Così come disse il saggio rabbino: “Lascia che la proprietà altrui sia preziosa nei tuoi occhi quanto la tua”.

La competizione e la tendenza ad accumulare, inoltre, non sono di per sé disonorevoli, ma bisogna fare molta attenzione affinché non si tragga un ingiusto vantaggio da coloro che hanno meno possibilità e magari anche furbizia rispetto a noi. Insomma, mai approfittare della propria “superiorità”. Il lavoro ha un intrinseco valore per chi lo compie, non ultima la dignità attribuita al “guadagnarsi da vivere”, piuttosto che dipendere dall’assistenza.

L’etica del business in pratica

Il commercio deve essere condotto con onestà e con la divulgazione della giusta informazione, senza quindi tenere nulla nascosto, con l’intento di fregare il cliente. Le compravendite a prezzi irragionevolmente alti o bassi, almeno che non soddisfino uno standard di informazione particolarmente rigido, possono essere annullate dalle parti, che abbiano subito un danno. E’, dunque, vietato ingannare su peso e misure. Nelle controversie tra datori di lavoro e dipendenti, è esecutiva l’adesione alle consuetudini locali, a meno che non siano state chiaramente stabilite in anticipo altre disposizioni e gli arbitri devono saper bilanciare i diritti dei lavoratori con gli interessi della direzione.

Una varietà di principi etici più generali vengono introdotti anche nelle pratiche commerciali: si dovrebbe rimanere al di sopra di ogni sospetto e persino andare oltre la lettera della legge. Ciò serve a “santificare il nome di D*o”, rendendo gli ebrei un metodo di paragone a livello etico.

Gli sforzi per applicare

i principi del diritto commerciale e del lavoro ebraico e dell’etica ebraica alle complesse questioni affrontate dall’economia globale post-industriale hanno naturalmente prodotto divergenze di opinioni: su quali principi abbiano la precedenza nelle diverse situazioni. Così come nel diritto civile, anche in quello ebraico, viene difeso il diritto alla proprietà intellettuale, al punto che copiare pubblicazioni letterarie, così come contenuti musicali o video o usare software contraffatti, rappresenta una violazione. Alcune discusse pratiche come la vendita di armi da fuoco e la sottile manipolazione della pubblicità hanno attirato numerose critiche basati su concetti e valori giudaici.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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