Dalla benedizione alla maledizione: 8 esclamazioni Yiddish da conoscere

Dalla benedizione alla maledizione: 8 esclamazioni Yiddish da conoscere

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Yiddish

Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Tempo fa avevamo illustrato otto esclamazioni slang in lingua yiddish, tra quelle più in voga soprattutto nelle comunità ortodosse del Nord America. Visto che eravamo andati in ordine alfabetico, oggi, ve ne propongo altre otto.

Ciascuno di questi termini, lo ricordiamo, ha una propria etimologia: principalmente di derivazione dall’aramaico o dall’ebraico. Spesso, tuttavia, è più facile sentirli nelle comunità di lingua yiddish degli Stati Uniti, piuttosto che in Italia.

Almeno che nella vostra famiglia non si parli ancora yiddish. Noterete che gli esempi che riporto sono in americano, perché, come già detto, l’yiddish è parlato ancora molto nelle comunità d’oltreoceano. Partiamo, allora.

Davke (דווקא)

Significa: precisamente, necessariamente, proprio. Ad esempio, nella frase “Why did you pick davke me?” (perché hai scelto proprio me?) oppure “Davke today, when I’m so busy…” (Proprio oggi, che sono così impegnato). In una frase negativa, si può utilizzare la formula lav davke: nel senso di “non esattamente”, “non necessariamente”.

Halevai (הלוואי)

Detto anche: halivai, alevay, halevay, halvay, halavai, alevai. Il significato è: “Se solo…”. “Magari!”, “Ma sarà davvero così?”, “Finalmente!”… Anche in questo caso, l’esclamazione è utilizzata da ebrei religiosi e ortodossi e soprattutto in Nord America. Il termine deriva da yiddish, ebraico e aramaico. Un esempio: “In a few years we’ll celebrate at your son’s bris. Halevai!”.

Im yirtzeh Hashem (אם ירצה השם)

Detto anche:  immertsashem, im yirtse Hashem, mertsishem, mirtsishem, mirtseshem. Significa “Se D*o vuole”. Il termine è utilizzato dagli ebrei ortodossi del Nord America, che seguono l’Halakhah. Talvolta lo sitrova abbreviato in: אי’’ה. 

Kanehore o Kan eyn-hore
(in yiddish: קײן עין־הרע)

Detto anche: Kanehore kaynahara, keyn ayin hara, keineinehora, kine-ahora, kein ayin hara. Il significato letterale è “senza l’occhio del male”, quindi “senza malocchio”. Si usa spesso nella tradizione ebraica questo modo di dire – specie tra le comunità ortodosse e ashkenazite – e soprattutto quando si rivolge un complimento o si elogia qualcuno e per paura che il nostro atteggiamento possa denotare invidia, allora si dice: “Kanehore!” Esempio: “Your daughter has grown up to be so beautiful, kein ayin hara”. (tua figlia è cresciuta così bella, senza occhio del male). Sul concetto di malocchio nell’ebraismo, vi invito a leggere il seguente articolo.

Lemaan Hashem 

Per l’amor di D*o“, “Senza dubbio

Nebach (da נעבעך, nebekh)

Anche nebech, nebuch. L’esclamazione deriva dall’Yiddish orientale – a sua volta derivante dal termine polacco nieboze – e significa: “Un peccato”, “Poverino!”, “Che sfortuna!”. Esempio: “Nebech, his father died when he was very young”. (Sfortunatamente, suo padre morì quando era moto giovane”.

Olav ha-sholom

(Ebraico עליו השלום aláv hashalóm, Yiddish עליו־השלום olevashólem). Anche olev hasholem, alav ha-shalom. Ci troviamo di fronte a un altro termine yiddish, di largo utilizzo soprattutto nelle comunità americane il cui significato è: “Che possa riposare in pace” o “Pace all’anima sua” o ancora “Che la pace sia con lui”. Si usa soprattutto, quando si menziona una persona defunta.

Yemach shemò

ebraico ימח שמו yemákh shemó, Yiddish ימח־שמו yemakh-shmóy. Detto anche: yemach shmo, yimach shemo, yemakh shemoy. E’ una sorta di maledizione e l’esclamazione significa: “Che il suo nome possa essere cancellato” ed è solitamente utilizzata dopo aver menzionato personaggi come Hitler o Haman. Vengono usate anche le forme: “Yimach shemo vezichro!”, plurale: “Yimach shemom (vezichrom)”. 

Zichrono livracha 

Ebraico: זכרונו לברכה, zichrono livracha; yiddish: zikhroyne livrokhe. Plurale Zichronom Livrocho. Anche: zichrono l’vracha, zikhrono livrakha. E’ il contrario di Yemach shemò e significa: “Che la sua memoria possa essere benedetta”. L’esclamazione viene solitamente utilizzata, dopo aver menzionato una persona defunta. Esempio: “My grandfather, zikhrono levrakha, said tehillim every day”. (Mio padre, zikhrono levrakha, recitava i salmi tutti i giorni).

Foto di copertina: Samuel Gruber’s Jewish Art & Monument

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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