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Impariamo lo Shemà Yisrael, un viaggio a cuore aperto nell’ebraismo

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Shemà Yisrael

Lo Shemà Yisrael (שְׁמַע יִשְׂרָאֵל) è la preghiera più importante e l’essenza dell’ebraismo: la dichiarazione di fede in un unico D*o, che ne riconferma la sua vocazione monoteistica. L’obbligo di recitare lo Shemà, inoltre, è separato da quello delle altre preghiere, segno di quanto sia importante la sua distinzione. Analizziamo la sua struttura. Il verso principale è tratto da: 

Devarim (Deuteronomio) 6:4 

4 Ascolta, Israele: il Signore è il nostro D*o, il Signore è uno solo.

(שמע ישראל יהוה אלהינו יהוה אחד)

In ebraico: “Shema Yisrael Adonai eloheinu Adonai echad” oppure “Shema Yisrael YHWH eloheinu YHWH ehad”, Con YHWH (יהוה) che è il tetragramma ovvero il nome D*o, la cui pronuncia è conosciuta solo da pochi.

Originariamente lo Shemà consisteva in questo unico versetto, che viene ripetuto durante tutti i servizi di preghiera: nelle benedizioni del mattino, nell’Amidah di Musaf; e poi, in occasione di Shabbat e di tutte le feste. E ancora: quando il Sefer Torah viene estratto dall’Arca Santa (Shabbat e Festività); prima di coricarsi; sul letto di morte così via. La liturgia ebraica, però, lo abbina ai seguenti brani della Torah:

Devarim (Deuteronomio) 6:5-9

5 Tu amerai il Signore tuo D*o con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. 6 Questi precetti che oggi ti dò, ti stiano fissi nel cuore; 7 li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. 8 Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi 9 e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.

Devarim (Deuteronomio) 11:13-21

13 Ora, se obbedirete diligentemente ai comandi che oggi vi dò, amando il Signore vostro D*o e servendolo con tutto il cuore e con tutta l’anima, 14 io darò al vostro paese la pioggia al suo tempo: la pioggia d’autunno e la pioggia di primavera, perché tu possa raccogliere il tuo frumento, il tuo vino e il tuo olio; 15 farò anche crescere nella tua campagna l’erba per il tuo bestiame; tu mangerai e sarai saziato. 16 State in guardia perché il vostro cuore non si lasci sedurre e voi vi allontaniate, servendo dèi stranieri o prostrandovi davanti a loro. 17 Allora si accenderebbe contro di voi l’ira del Signore ed egli chiuderebbe i cieli e non vi sarebbe più pioggia e la terra non darebbe più i prodotti e voi perireste ben presto, scomparendo dalla fertile terra che il Signore sta per darvi. 18 Porrete dunque nel cuore e nell’anima queste mie parole; ve le legherete alla mano come un segno e le terrete come un pendaglio tra gli occhi; 19 le insegnerete ai vostri figli, parlandone quando sarai seduto in casa tua e quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai; 20 le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte, 21 perché i vostri giorni e i giorni dei vostri figli, nel paese che il Signore ha giurato ai vostri padri di dare loro, siano numerosi come i giorni dei cieli sopra la terra.

Quindi abbiamo l’ultima serie di versi

Bamidbar (Numeri) 15: 37-41

37 Il Signore aggiunse a Mosè: 38 «Parla agli Israeliti e ordina loro che si facciano, di generazione in generazione, fiocchi agli angoli delle loro vesti e che mettano al fiocco di ogni angolo un cordone di porpora viola. 39 Avrete tali fiocchi e, quando li guarderete, vi ricorderete di tutti i comandi del Signore per metterli in pratica; non andrete vagando dietro il vostro cuore e i vostri occhi, seguendo i quali vi prostituite. 40 Così vi ricorderete di tutti i miei comandi, li metterete in pratica e sarete santi per il vostro D*o. 41 Io sono il Signore vostro D*o, che vi ho fatti uscire dal paese di Egitto per essere il vostro D*o. Io sono il Signore vostro D*o».

Il precetto dello Shemà è assolto, nel momento in cui viene recitato nel servizio di preghiera del mattino e della sera e deve essere letto – in piedi o da seduti – con maggiore intensità di voce, rispetto alla Amidah, in quanto lo Shemà riafferma i principi basilari della fede ebraica e pertanto è doveroso ascoltarli in modo chiaro. Gli ebrei di Israele usano alzarsi in piedi, a dimostrazione della sua importanza.

Nel nono secolo, la setta dei Karaiti usava alzarsi in piedi, quando leggeva lo Shemà, per affermare che si trattava degli unici passaggi della Torah ad avere origini divine. Per questo motivo, i leader ebrei – in netta contrapposizione con i Karaiti – smisero di alzarsi in piedi. Oggi, le congregazioni ortodosse siedono, durante la recita, perché i passaggi sono tratti dalla Torah e recitare lo Shemà è equiparato allo studio della Torah. Il sedersi, in questo caso, è paragonato alla posizione classica dello studio.

Gli ebrei più religiosi sono soliti indossare il tallit e tenere le quattro frangie nella mano sinistra, mentre recitano lo Shemà. Quando una persona prega da sola è solita iniziate lo Shemà con la frase: “El melekh ne’eman” (אֵל מֶלֶךְ נֶאֱמָן) ovvero “D*o, fedele re“, in modo da salire a 248 come numero di parole, pari al numero di membra del corpo umano (oltre che al numero di precetti positivi). Ciò indica che il devoto dedica il suo intero corpo per servire D*o. Nel caso in cui ci sia il minyan, il chazzan ripete la fine dello Shemà per tre volte, quindi l’aggiunta di questa frase non è necessaria. La legge ebraica richiede una grande concentrazione nella recitazione del primo verso, più che in tutti gli altri. Solitamente si chiudono gli occhi o si coprono quest’ultimi col palmo della mano, apposta per evitare distrazioni e concentrarsi sul significato delle parole.

Chiudo lasciandovi a questa versione cantata dello Shemà Yisrael, di Micha’el Ben David

Fonte Jewish Virtual Library

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