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La verità sui Protocolli di Sion: ecco chi, e perché, ha inventato il manifesto antisemita per eccellenza

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Protocolli di Sion

Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele oggi voglio parlare di un clamoroso falso, il manifesto antisemita per eccellenza, che a fasi alterne torna a far discutere. Si tratta dei Protocolli dei Savi anziani di Sion, un libro pubblicato ai primi del ‘900, considerato una sorta di “capolavoro” dell’antisemitismo moderno, che getta discredito – e vedremo perché – sul popolo ebraico.

Quest’opera, tuttavia, si fonda su concetti che risalgono all’Europa medievale, all’epoca delle Crociate. Si parte dalla famigerata calunnia degli ebrei che utilizzavano il sangue dei bambini cristiani per preparare le matzah in occasione della Pasqua ebraica; per proseguire con l’avvelenamento delle sorgenti e la diffusione delle epidemie: nient’altro che pretesti per giustificare la distruzione totale delle comunità ebraiche in Europa.

Senza contare la leggenda, fatta circolare tra le masse, della segreta conferenza rabbinica il cui obiettivo era quello di soggiogare e sterminare i cristiani. Insomma una serie di tematiche ricorrenti nella letteratura antisemita.

Ma l’ispirazione, almeno a livello concettuale, che portò alla realizzazione dei Protocolli, risale all’epoca della Rivoluzione Francese e alla fine del XVIII secolo, quando un gesuita francese, di nome Abbe Barruel, che rappresentava un elemento reazionario, in opposizione alla rivoluzione, pubblicò nel 1797 un trattato sostenendo che la Rivoluzione fosse il risultato di una cospirazione segreta voluta dall’Ordine della Framassoneria. L’idea di Barruel veniva considerata assurda, visto che la maggior parte della nobiltà dell’epoca era fortemente massonica, ma venne influenzata da un matematico scozzese, di nome Robinson, che si trovava in contrasto con la Massoneria.

Nel suo trattato, Barruel non incolpò gli ebrei, che furono emancipati in seguito alla rivoluzione. Tuttavia, nel 1806, Barruel diffuse una lettera falsificata, probabilmente mandata a lui da membri della polizia di stato contrari alla politica liberale di Napoleone Bonaparte nei confronti degli ebrei, richiamando l’attenzione sulla presunta parte degli ebrei nella cospirazione che aveva precedentemente attribuito ai massoni. Questa leggenda di una cospirazione ebraica riprenderà forma nell’Europa del 19/mo secolo, in Paesi come la Germania e la Polonia.

Il diretto predecessore dei Protocolli lo possiamo ritrovare in un opuscolo dal titolo: “Dialogo agli inferi tra Machiavelli e Montesquieu“, pubblicato nel 1864 dal non ebreo francese autore di satire, Maurice Joly. In questo dialogo, nel quale non si fa cenno agli ebrei, Joly attacca le ambizioni politiche dell’imperatore Napoleone III, utilizzando l’immagine di un complotto diabolico all’inferno. I dialoghi vennero sequestrati dalle autorità francesi, poco dopo la pubblicazione, mentre Joly venne arrestato e finì in carcere.

I “dialoghi” di joly, che restavano nell’ambito della satira politica, caddero presto nella mani di un antisemita tedesco di nome Hermann Goedsche, che scriveva con lo pseudonimo di Sir John Retcliffe. Goedsche era un impiegato delle poste e spia della polizia segreta della Prussia. Fu costretto a lasciare il suo lavoro alle poste, in seguito al suo coinvolgimento nella produzione di prove al processo contro il leader democratico Benedict Waldeck nel 1849.

Fu quindi Goedsche ad adattare i dialoghi di Joly nel leggendario racconto di una cospirazione giudaica, come parte di una serie di racconti dal titolo “Biarritz“, che comparve nel 1868. In un capitolo, dal titolo: “Il cimitero ebraico di Praga e il Consiglio dei rappresentanti delle Dodici Tribù di Israele“, dà libero sfogo alla fantasia e parla di una secolare, quanto segreta, conferenza rabbinica, che si riunisce a mezzanotte e i cui obiettivo è quello di rivedere quanto accaduto nell’ultimo secolo e pianificare il futuro.

I Protocolli non diventano pubblici, fino al 1905, quando la sconfitta della Russia nella guerra russo-giapponese, fu seguita, nello stesso anno, dalla rivoluzione. Sulla scia di questi eventi, la reazionaria “Unione della Nazioni russe” o Centurie nere (Centoneri) – un’organizzazione conservatrice, monarchica e tradizionalista ortodossa, sorta in Russia durante la rivoluzione del 1905 – cercò di sollevare nel popolo un sentimento di odio nei confronti degli ebrei accusati di essere all’origine della rivoluzione.

Per questo motivo vennero utilizzati i protocolli, che vennero pubblicati per la prima volta dallo scrittore e mistico Sergej Aleksandrovič Nilus (Sergius Nilus), nel 1905. I Protocolli facevano parte di una propaganda antisemita che accompagnò i pogrom del 1905 ispirati da Okhrana. Una variante dei Protocolli venne pubblicata da George Butmi, nel 1906 e nel 1907. 

L’edizione del 1906 venne trovata nella collezione dello zar, sebbene avesse subito riconosciuto che si trattava di un falso. Nella sua seguente edizione, Nilus affermò che i Protocolli vennero letti, in segreto, al primo Congresso Sionista di Basilea, nel 1897; mentre Butmi, nella propria edizione, scrisse che non c’era alcun legame col nuovo movimento Sionista, ma piuttosto faceva parte di una cospirazione massonica.

Nella guerra civile, successiva alla Rivoluzione Bolscevica del 1917, l’Armata Bianca (il nome dato all’esercito controrivoluzionario russo, sostenitore della Repubblica russa, che combatté contro l’Armata Rossa bolscevica) fece largo uso dei Protocolli per fomentare il massacro di ebrei. Nel contempo, immigrati russi portarono i Protocolli nell’Europa Occidentale, dove l’edizione di Nilus venne presa come base per molte traduzioni, a partire dal 1920. Subito dopo la loro comparsa, nel 1920, a Londra, lo storico, giornalista e diplomatico inglese Lucien Wolf scoprì e svelò che i Protocolli non erano altro che un plagio dei lavori di Joly e Goedsche.

Nel 1921, la storia del plagio venne pubblicata in una serie di articoli pubblicati sul London Times da Philip Grave, corrispondente da Costantinopoli. Un intero libro che documentava il plagio venne pubblicato, nello stesso anno, negli Stati Uniti, da Herman BernsteinThe truth about The Protocols of Zion“. Nonostante le varie smentite, i Protocolli continuano a girare e rappresentano un antefatto assai importante della giustificazione nazista al genocidio degli ebrei, più noto come Shoah.

In copertina Sergej Nilus

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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