Shoah, a Vallecrosia quel campo di concentramento terribile ma sconosciuto

Shoah, a Vallecrosia quel campo di concentramento terribile ma sconosciuto

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Shoah

Molti ne avranno sicuramente sentito parlare, ma soltanto alcuni, i più anziani, hanno davvero potuto toccare con mano le atrocità del campo di concentramento di Vallecrosia, che sorgeva nei pressi della ex Fassi, uno dei trentuno centri in Italia, unico in provincia di Imperia, voluto dalla Repubblica Sociale Italiana. Chi può davvero illustrarci la storia di quel centro di detenzione, all’intero del quale vennero deportati numerosi ebrei, è il sanremese Gustavo Ottolenghi, medico e storico dello Shoah tra i più accreditati, autore di diverse pubblicazioni. 

In che periodo ci troviamo?

“Nel 1943, dopo la proclamazione della Repubblica Sociale Italiana (Rsi), avvenuta il 18 settembre, il neo ministro degli interni, Guido Buffarini ordinò, con circolare del 12 dicembre, che tutti gli italiani di religione ebraica venissero arrestati ed internati in appositi campi di raccolta che, a cura dei Prefetti delle singole Province, avrebbero dovuto esservi istituiti”. 

Qual era la prassi?

“Da questi “campi di raccolta” gli ebrei sarebbero, poi, stati deportati nei campi di concentramento (“Konzentrationlager”, ndr) della Germania o della Polonia, talora dopo tappe intermedie, in Italia, in centri più grandi quali: Borgo San Dalmazzo, in provincia di Cuneo; Ferramonti di Tarsia, a Catanzarro o Gries, a Bolzano, con destino finale la loro eliminazione fisica. Questa circolare derivava da un pedissequo allineamento della legislazione della Rsi, a quella del Reich tedesco che, dalle Leggi di Norimberga (del 15 settembre 1935, ndr) in poi, aveva sempre avuto come obbiettivo l’annientamento totale degli ebrei in Europa (“Europas judenrei”, ndr) e che, in Italia aveva avuto come prodromo sconcertante, le cosiddette “Leggi razziali” (primo settembre e 10 novembre 1938, ndr) con le quali i cittadini italiani di religione ebraica venivano discriminati e coerciti nelle loro facoltà rispetto agli altri. In seguito a tale circolare, “campi di raccolta” per ebrei vennero istituiti in diverse parti d’Italia”. 

Cosa succede in provincia di Imperia?

“Alla raccolta degli ebrei rastrellati nell’estremo ponente della Provincia venne destinata dal Prefetto una delle zone del plesso militare esistente nel Comune di Vallecrosia, che comprendeva tre aree distinte nelle quali insistevano alcuni edifici adibiti, dal 1939, all’ acquartieramento dei soldati e delle relative sussistenze e salmerie”. 

Com’era suddiviso questo campo?

“La prima di queste aree si trovava tra la parte a mare e quella a monte di Vallecrosia, compresa tra via San Rocco a nord, via Baude a sud; via Roma a est e un boschetto di ulivi, eucaliptus, pini marittimi e palme, a ovest. Questa zona, di circa ottomila metri quadrati, è attualmente occupata dai giardini pubblici, da un giardino per auto e, un tempo, dall’ampio complesso della ditta Fassi. In quest’area, che fu impropriamente definita come il ‘campo’, si trovavano quattro edifici rettangolari uguali, costruiti tre il 1932 e il 1935, di cui uno era adibito a caserma per i soldati e tre a stallaggio per i cavalli. Dopo la guerra: tre edifici sono stati demoliti e il quarto venne acquistato dalla Fassi. Quest’ultimo, affacciato sui boschetto a ovest, era quello destinato all’internamento e detenzione degli ebrei rastrellati, che vi venivano rinchiusi nelle camere di sicurezza e sorvegliati da militari dell’esercito. La seconda area militare si trovava, all’epoca, subito a nord della prima, a monte di via San Rocco, angolo con via Roma, e in essa c’erano quattro edifici che, costruiti attorno al 1830 per accogliere una distilleria di lavanda, erano poi stati trasformati in caserme. La terza area militare si trovava a circa cinquecento metri a nord, a monte e a valle della attuale, via Orazio Raimondo, e in essa erano situati altri quattro edifici, di cui due a monte della via, adibiti a caserme per i soldati, ufficio dettaglio e uffici comando e due a valle, destinati a magazzini. Dopo la guerra, nella caserma del comando trovò sede il municipio di Vallecrosia, mentre gli edifici a valle mantennero la loro destinazione a magazzini”.

Abbiamo qualche cifra legata all’attività di questo campo?

“Il campo di raccolta di Vallecrosia funzionò come tale, dal 9 febbraio al 2 agosto 1944, secondo quanto risulta da una relazione del Questore di Imperia del 10 agosto 1944 e da quella del Direttore del campo, del 28 giugno 1944, indirizzate entrambe al Ministero dell’Interno della Repubblica Sociale. In esso vennero detenuti, ciascuno per un periodo assai breve: circa 40 persone. A questo proposito, interessante è la vicenda che di due sorelle detenute, Gabriella e Mirella Perera e della loro madre, Raimonda Devaux, arrestate tutte insieme, in quanto ebree, a Bordighera, dove abitavano, il 15 febbraio del 1944 e subito portate al campo di Vallecrosia. Un altro figlio della signora Devaux fu arrestato, come ebreo, a Milano, l’11 settembre del 1944 e finì anch’egli in un Konzentration-lager in Germania. E’ da ricordare, in riferimento a questa vicenda, che il padre, Orlando Perera, non fu arrestato, poiché di religione cattolica; i suoi tre figli invece lo furono e vennero successivamente deportati in Germania, in quanto ritenuti automaticamente ebrei poiché nati da donna ebrea e, secondo la legge talmudica, tutti i nati da donna ebrea sono considerati ebrei”.

Quale epilogo ebbe la vicenda delle sorelle Perera?

“Gabriella, che all’epoca aveva 12 anni, venne poi trasferita da Vallecrosia al centro di raccolta di Fassoli da cui venne inviata al carcere di Verona e quindi al Konzentrationlager di Ravensbrueck. Fu liberata dagli americani, il 30 aprile del 1945e rientrò in Italia. Mirella, all’epoca ventenne, assieme alla madre finì al Konzentrationlager di Bergen-Belsen e venne liberata dagli americani, il 15 aprile del 1945, rientrando quindi in Italia. Durante la loro breve detenzione nel “campo” di Vallecrosia le sorelle Perera e la loro madre furono assistite da alcune compagne di scuola di Mirella: Angela Biancheri ed Esterina Ursida, che, rientrando a casa dalla Scuola Maria Ausiliatrice di Vallecrosia  e passando accanto al campo, portarono loro viveri di conforto”. 

Ci sono altre storie che possiamo ricordare?

“Altra vicenda interessante du quella di Franco Bragadin che, nel mese di febbraio del 1944, prese alloggio al primo piano della villetta di Giorgio Pellegrino nella via Romana, attuale civico 73, per poter essere vicino e assistere la moglie ebrea, arrestata a Imperia, il 12 febbraio del 1944 e detenuta nel campo di Vallecrosia, sino al 22 febbraio del 1944, quando venne inviata al campo di Fossoli, per poi essere trasferita in Germania. Pare che si sia salvata e che abbia poi preso dimora a Genova”.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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