Ebrei in America: Sefarditi, tedeschi e ashkenaziti, ecco le tre ondate migratorie

Ebrei in America: Sefarditi, tedeschi e ashkenaziti, ecco le tre ondate migratorie

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Ebrei in America

Carissimi amici e lettori di Vivi Israele, gli Stati Uniti sono una nazione che ospita milioni di ebrei. E’ vero che è molto grande, ma le comunità ebraiche più consistenti nel mondo le troviamo proprio oltreoceano. In primis a New York, per poi proseguire con Los Angeles, Chicago e via dicendo. In gran parte si tratta di ebrei ashkenaziti, i cui antenati provengono da Germania ed Europa dell’Est. Tuttavia, i primi ebrei ad approdare in America furono sefarditi, i cui antenati erano originari di Spagna e Portogallo. In questo articolo trattiamo le tre maggiori ondate migratorie degli ebrei in America: sefarditi, tedeschi e ashkenaziti (ebrei dell’Est Europa). Teniamo, comunque, presente che non si tratta di una divisione così rigida. Alcuni tedeschi, ad esempio, si spostarono in America durante il periodo sefardita e viceversa. Cominciamo

Gli ebrei sefarditi

Il primo gruppo di ebrei sefarditi arrivò a New Amsterdam, nel 1654, dal Brasile. Per numerosi decessi a seguire, alcuni avventurieri, mercanti sefarditi e ashkenaziti, si stabilirono attorno ad alcuni porti coloniali, inclusi: Newport, New Amsterdam (che sarebbe diventata New York), Philadelphia, Charleston e Savannah. Malgrado gli ebrei ashkenaziti diventeranno più numerosi, dal 1730, il carattere della comunità ebraica, durante la Rivoluzione Americana, restò sefardita.

Basti pensare che le sinagoghe coloniali americane aderirono alla tradizione sefardita, amministrando tutti gli aspetti della vita religiosa, ma non di quella economica, a differenza di quanto avveniva nel “vecchio mondo”, dove le sinagoghe applicavano delle tasse alla transazioni e via dicendo. Le sinagoghe coloniali, dunque, rappresentano un precedente in ciò che sarà la divisione tra la vita religiosa e laica, mondana, secolare, degli ebrei.

Le sinagoghe coloniali sefardite cercarono anche di coniugare la tradizione con il moderno, soprattutto riguardo i canoni estetici ed etici. Nel servizio in sinagoga, ad esempio, assegnavano posti a sedere a uomini e donne, affinché ciascuno dei membri conoscesse il proprio posto all’interno della congregazione. Ciò non contribuì soltanto ad evitare, ogni settimana, la solita confusione, con soventi liti per la sedia, ma istituì anche una sorta di gerarchia, con i posti migliori erano destinati alle famiglie più prestigiose. In Europa erano così poche le donne che prendevano parte al settimanale servizio in sinagoga, che non c’era bisogno di assegnare dei posti definiti, a differenza di quanto accadeva in America. Questo bisogno di conciliare i metodi moderni con la tradizione, diventerà il leit motiv anche delle successive ondate migratorie dalla Germania e dall’Est Europa.

Gli ebrei immigrati dalla Germania

Gli ebrei tedeschi iniziarono a raggiungere le coste dell’America, in modo piuttosto massiccio, dal 1840, quando cominciarono a lasciare la propria terra, la Germania, a causa delle persecuzioni, delle leggi restrittive e delle difficoltà economiche, nella speranza di attuare tutte quelle riforme che era impossibile effettuare nel proprio Paese di origine. Videro l’America come un antidoto ai mali della società tedesca, un’opportunità per una rinascita economica e sociale.

Circa 250mila ebrei di lingua tedesca si trasferirono in America all’esplosione della Prima Guerra Mondiale. Questa considerevole comunità di immigrati si stabilì, in piccole città del Midwest, dell’Ovest e del Sud. Spesso iniziarono la loro vita in America come ambulanti o bottegai, aprendo piccoli negozi e sparpagliandosi su tutto il territorio. Se una città degli odierni Stati Uniti possiamo dire che sia nata da una loro invenzione, questa è Cincinnati, che venne presa d’assalto dagli ebrei di origine tedesca, che consideravano questa come una porta di ingresso per il commercio nel Midwest e nel West. Cincinnati divenne anche la sede del American Reform Judaism, il cui primo leader fu Isaac Mayer Wise, emigrato dalla Boemia. Oltre a promuovere l’ebraismo riformato, gli immigrati ebrei tedeschi crearono anche diverse istituzioni oggi di vecchia data, come B’nai B’rith, American Jewish Committee, e National Council of Jewish Women.

Gli ebrei dell’Europa dell’Est

La loro immigrazione di massa si inizia a registrare dal 1880. Allontanati dall’Europa a causa della sovrappopolazione, della legislazione dispotica e della povertà, furono spinti a trasferirsi in America dalla prospettiva di ottenere un avanzamento sociale e finanziario. Tra il 1880 e l’inizio della politica restrittiva sull’immigrazione, nel 1924, oltre due milioni di ebrei da Russia, Austria-Ungheria e Romania, si spostarono in America. I nuovi immigrati si insediarono nei quartieri più poveri delle grandi città. A New York, Philadelphia, Boston, Baltimora e Chicago, nacquero così diversi quartieri ebraici dall’inizio del ventesimo secolo. Trovarono lavoro in fabbrica, soprattutto in quelle tessili, ma anche in quelle di lavorazione del tabacco, produzione di cibo e costruzioni.

Gli operai ebrei sostennero la battaglia dei movimenti dei lavoratori, finalizzata a ottenere migliori condizioni di lavoro. In questi quartieri fiorisce la cultura Yiddish, sia nel teatro, che nel giornalismo e nella prosa e quello dei problemi degli operai immigrati era diventato un po’ il filo conduttore. Gli ebrei dell’Est Europa portarono con sé anche molti principi che avrebbero influenzato il giudaismo americano. Molti dei lavoratori sostennero il socialismo e il comunismo, come segno di uguaglianza sociale. Ma con loro portarono anche i fondamenti di un “Jewish nationalism“, un nazionalismo ebraico, come ad esempio Henrietta Szold, la fondatrice dell’associazione di donne Hadassah, che nella sua scuola serale per studenti immigrati introdusse i fondamenti del Sionismo.

Gli ebrei del’Est Europa, in ultimo, dimostrano una maggiore religiosità e attaccamento alla tradizione, poco inclini, infatti, all’ebraismo riformato. La loro insistenza nel voler mantenere le tradizioni, sebbene in un contesto moderno, contribuisce alla nascita di un ebraismo conservatore da una parte e all’infusione di nuova energia all’ebraismo ortodosso.

Fonte: MyJewishLearning

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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