Il divorzio nell’ebraismo e il controverso caso delle donne “agunot”

Il divorzio nell’ebraismo e il controverso caso delle donne “agunot”

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Divorzio

Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Oggi tocchiamo un altro argomento importante dal punto di vista sociale. Più volte abbiamo parlato del matrimonio nell’ebraismo, oggi affrontiamo il suo opposto ovvero il “divorzio”.

Malgrado il divorzio non sia visto in modo favorevole dall’ebraismo, non è proibito. Anzi, in certi casi è addirittura incoraggiato. I rabbini del Talmud considerano il matrimonio come un contratto santo e lo scioglimento dello stesso, come un atto empio, irreligioso o innaturale. Citano così il profeta Malachia, quando afferma: “… D*o è stato testimone tra te e la moglie della tua giovinezza, contro la quale ti sei comportato in maniera sleale (l’hai tradita, ndr), mentre essa è la tua consorte, la donna legata a te da un patto“.

Nella legge biblica, un marito ha diritto a divorziare dalla propria moglie, ma quest’ultima non può dare avvio al divorzio. Circa mille anni fa, Rebbeinu Gershom ben Yehuda (965-1028) decretò, invece, che un marito non può più divorziare dalla propria moglie, senza il consenso di lei. Una decisione che venne ritenuta come vincolante dagli ebrei europei.

Un tribunale religioso ebraico può costringere il marito a concedere il divorzio per giusta causa; ad esempio quando il marito rifiuta di avere una relazione coniugale oppure quando non provvede adeguatamente al supporto di lei; quando è infedele, quando picchia la moglie o quando è affetto da una malattia ripugnante come la lebbra e via dicendo.

Ghet

Ghet (גט) è la parola ebraica che sta per documento di divorzio. E’ infatti: così come il matrimonio si perfeziona con il rilascio di un documento dal valore legale (un contratto, chiamato ketubah), anche il divorzio può soltanto avvenire con un provvedimento che renda nullo il contratto originale.

Il “ghet” potrebbe non essere mai rilasciato, fintanto non sia stato ottenuto un divorzio civile; così come un matrimonio con cerimonia ebraica non può essere condotto, senza prima aver completato i requisiti civili. L’ebraismo riformato ritiene che un divorzio civile sia sufficiente per sposarsi di nuovo. Per la legge ebraica, però, un matrimonio non si può considerare sciolto finché non ci sia stato uno scambio di “ghet” tra marito e moglie. La maggior parte dei rabbini americani non riformati, e tutti i rabbini di Israele, non celebrano il matrimonio se entrambe le parti non hanno ottenuto il documento di divorzio.

Un divorzio è simile a una qualsiasi moderna operazione di compravendita, a una transazione legale. Un contratto di divorzio, infatti, è redatto sotto la supervisione del rabbino e firmato con la presenza di testimoni. Un divorzio ebraico solitamente richiede una o due ore, nel corso delle quali viene preparato e reso operativo il “ghet”. Le parti devono fornire documenti identificativi e vengono sottoposti ad alcune domande per capire che l’atto di divorzio avviene come atto della propria volontà e non sotto coercizione.

Le agunot

Una delle questioni più pressanti che interessa la comunità ebraica sorge quando un marito rifiuta di concedere il divorzio alla moglie. Ciò impedisce a quest’ultima di sposarsi di nuovo nel futuro. Queste donne vengono chiamate עגונות (agunot) plurale di עגונה‎ (agunah) che significa (moglie) “abbandonata”, “incatenata”. Il problema delle agunot, innanzitutto, è che hanno poca voce in capitolo, visto che l’emissione del “ghet” è in capo al marito.

Il loro è un problema annoso e doloroso per l’ebraismo e che continua a restare problematico, specie fuori da Israele; visto che all’interno del Paese sono state intraprese misure che possono in qualche modo attenuare il problema. Nel 2012, ad esempio, la Knesset, il Parlamento Israeliano, ha deciso che il marito ha tempo al massimo 45 giorni per fornire alla propria moglie il “ghet”, nel momento in cui un tribunale rabbinico abbia deciso che è necessario. 

Se il marito si rifiuta nel tempo stabilito, il tribunale potrebbe adottare misure forti e applicare una serie di sanzioni, consistenti ad esempio nel vietare al marito di viaggiare all’estero, confiscare la sua patente di guida e addirittura il carcere. Altro particolare importante, e per certi versi curioso: marito e meglio che hanno ottenuto il divorzio, secondo la legge ebraica, non possono risposarsi assieme. Inoltre, un Kohen, discendente dei sacri sacerdoti, non può sposare una divorziata. Il ministero della Giustizia israeliano ha emesso un decreto, nel novembre del 2016, con cui permette all’autorità giudiziaria di perseguire un uomo che si rifiuti di concedere il “ghet” alla propria moglie. Sulle agunot, comunque, ritorneremo.

Fonte: Jewish Virtual Library

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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