I Dhimmi ovvero la difficoltà di essere ebrei nei territori conquistati dall’Islam

I Dhimmi ovvero la difficoltà di essere ebrei nei territori conquistati dall’Islam

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Dhimmi

Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Oggi vi illustro brevemente un argomento storico che riguarda il Medio Oriente e, in particolare, uno status che compare nel settimo secolo e.v., per proseguire fino all’epoca moderna: quello di Dhimmi. In quanto considerati Popolo del Libro (أهل الكتاب): ebrei e cristiani sono sempre stati, storicamente, protetti dalla Legge Islamica e la loro presenza in terra araba era regolata dal concetto della Dhimma (decreto di protezione) che venne esteso dai conquistatori musulmani a cristiani ed ebrei, in cambio della loro subordinazione a quest’ultimi.

Di regola, infatti, i popoli soggetti al dominio musulmano potevano scegliere tra la morte e la conversione, ma ebrei e cristiani, in quanto rispettosi delle Sacre Scritture, venivano riconosciuti come dhimmi (ذمي, persone protette) con il permesso di esercitare la propria fede. Nei primi anni della conquista islamica, il tributo (jizya) pagato come imposta pro capite, era il simbolo di questo stato di subordinazione dei dhimmi.

Successivamente questo stato di sudditanza a cui erano sottoposti ebrei e cristiani venne rinforzato attraverso una serie di regolamenti. Ai dhimmi (così venivano chiamati gli ebrei e i cristiani che vivevano nelle terre conquistate dagli arabi e pertanto sottoposte al regime della shari’a) era vietato, sotto pena di morte, di deridere o criticare il Corano, l’Islam o Maometto. Non potevano neppure fare opere di proselitismo tra i musulmani o toccare una donna musulmana, malgrado un uomo musulmano potesse avere avere una moglie appartenente a un altro credo.

I Dhimmi non potevano neppure prestare servizio militare o avere un pubblico impiego ed essere armati; non potevano cavalcare cavalli o cammelli o costruire case più alte di quelle dei musulmani o bere alcol in pubblico. A loro era anche vietato pregare o piangere un defunto ad alta voce, in modo da poter offendere un musulmano. Inoltre, doveva sempre mostrare rispetto verso un musulmano, lasciandogli sempre il centro della strada (dandogli la precedenza). I problemi riguardavano anche l’ambito giudiziario, tanto che per difendersi dove acquistare, a caro prezzo, la testimonianza di un musulmano.

In questo modo poteva fare ben poca strada, quando veniva chiamato a giudizio da un musulmano. Ma non è tutto. Un dhimmi doveva, per forza, indossare abiti distintivi. Pensate che nel nono secolo il califfo di Baghdad al-Mutawakkil istituiti una sorta di mostrina gialla per gli ebrei. Un precedente di quello che sarebbe avvenuto secoli più tardi con il nazismo.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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