Home Ebraismo Il suicidio nell’ebraismo è di due tipi: uno è condannato, l’altro è...

Il suicidio nell’ebraismo è di due tipi: uno è condannato, l’altro è assolto

1461
0

Suicidio

Il suicidio per la legge ebraica è una violazione molto seria. Il Talmud, infatti, recita che per colui che prende la propria vita, con la piena consapevolezza delle proprie azioni, non si deve osservare alcun rito (funebre)… Non ci si deve strappare le vesti e non deve esserci alcun elogio funebre. Ma le persone devono mettersi in fila per lui (alla fine della cerimonia di sepoltura) e la benedizione dei partecipanti al lutto dev’essere recitata – nel momento in cui passa la famiglia del defunto – senza rispetto per le persone in vita.

La legge ebraica, tuttavia, non pone tutti i suicidi sullo stesso piano. Una categoria, infatti, include, come detto sopra, coloro che sono nel pieno delle proprie capacità fisiche e mentali, che in ebraico è rappresentato dal termine b’daat. Con דעת, da’at, che significa conoscenza. Una seconda categoria include coloro che commettono un atto del genere, vittime di un grave stress mentale o di un dolore fisico.

L’individuo che rientra in questa categoria è, per la legge ebraica, un anus (אנוס) ovvero una persona che ha agito sotto costruzioni, per impulso e perciò non responsabile per questa azione. Il termine anus, plurale anusim, è anche legato a quegli ebrei costretti, soprattutto nel passato, a convertirsi con la forza. Per loro, dunque, vengono osservati tutti i riti funebri riguardanti la sepoltura.

Il primo anus dell’ebraismo è stato Re Saul, che dopo essere stato sconfitto dai Filistei sul monte Ghilboa, realizzò cosa sarebbe potuto accadergli, se fosse stato preso vivo e decise così di trafiggersi con la propria spada.

1 Samuele 31:4

Saul disse al suo scudiero: “Sfodera la spada, e trafiggimi, affinché questi incirconcisi non vengano a trafiggermi ed a farmi oltraggio”. Ma lo scudiero non volle farlo, perch’era colto da gran paura. Allora Saul prese la propria spada e vi si gettò sopra.

Questo episodio diede origine all’espressione: “Anus K’Shaul” ovvero afflitto, angosciato, come Saul (La K’ sta per Kmo che significa come in ebraico. Quindi, si può anche leggere Anus Kmo Saul).

Di conseguenza, Yosef Caro, in Yoreh Deah 345:3, nel suo Shulchan Arukh (in ebraico שולחן ערוך), che è il Codice della legge ebraica e molte delle autorità delle successive generazioni hanno stabilito che la maggioranza dei suicidi sono proprio da considerarsi Anus K’Shaul, commessi dietro un atto impulsivo-compulsivo.

Fonte: Jewish Virtual Library

Previous articleNetanyahu: maj gen Aviv Kochavi a worthy candidate to be the next IDF chief of staff 
Next articleRivlin and First Lady Nechama met with the parents of those killed in the Nachal Tzafit flood tragedy
Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here