Lo slang dell’Esercito Israeliano. Ecco le 16 espressioni da conoscere

Lo slang dell’Esercito Israeliano. Ecco le 16 espressioni da conoscere

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Esercito Israeliano

Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Se c’è una lingua che ha uno slang rigoglioso, beh questa è proprio l’ebraico. Ogni settore ha una propria parte colloquiale, con espressioni che provengono anche da altre lingue, in primis l’yiddish; ma anche dal russo e via dicendo. Oggi voglio elencarvi alcune espressioni di carattere colloquiale utilizzate nel gergo militare, dai soldati nelle caserme dell’Idf (Israel Defense Forces).

E sì, perché il militare è un’istituzione a sé in Israele, nazione in cui la Difesa è una realtà con cui confrontarsi quotidianamente. I ragazzi solitamente prestano 2 anni e 8 mesi di servizio obbligatorio nell’Esercito; contro i 2 anni delle donne, che possono diventare 2 anni e 8 mesi, qualora entrino a far parte di qualche “combat unit” (corpo speciale, unità di combattimento).

Ecco 16 espressioni di uso comune, anche se ce ne sono molte altre

  • Shekem: è quello che in Italia conosciamo come “spaccio”. Dunque, un posto all’interno della caserma in cui acquistare cibo, caramelle, bevande (rigorosamente non alcoliche) e, in alcuni casi, anche pizze da asporto.
  • Pazam: è l’ammontare del tempo già trascorso nell’esercito. Ricordate l’espressione “non passa più”? Ecco, questa si riferisce all’esercito italiano, quando la leva era obbligatoria e quei dodici mesi non passavano mai.
  • Jobnik: il termine è riferito a chi, in un base militare, ha un lavoro di ufficio.
  • Tzahov: tradotto dall’ebraico, significa “giallo”. In questo caso si riferisce a chi è felice di stare nell’esercito e si appassiona a qualsiasi attività. Certo, perché così nell’esercito israeliano, come in altri eserciti in cui la leva è obbligatoria, accanto il piagnucolone, c’è pure chi è felice. Forse, parere personale, in Israele l’esercito ha un valore diverso rispetto altrove, in quanto rappresenta una realtà vivente e non una semplice scuola di vita
  • Shah Tash: la vita nell’esercito è calendarizzata. Ogni giorno è programmato, da quando ci si sveglia, a quando si va a dormire. Soprattutto i primi tempi è difficile trovare un po’ di tempo per sé stessi. Shah tash, dunque, è quell’unica ora di libertà, oserei dire d’aria, che si ha prima di andare a letto e che viene utilizzata per telefonare, farsi una doccia e rilassarsi.
  • Gimelim: è una sorta di convalescenza ai “domiciliari”, che molte reclute (e non solo) cercano di ottenere dal medico della base.
  • Ad matay: tradotto significa “a quando”. Il termine è collegato a “pazam” e tende a enfatizzare la frustrazione del soldato, che non vede mai la fine del proprio periodo di leva. Due anni o due anni e otto mesi sono davvero tanti.
  • Shnatz: è il sonnellino pomeridiano
  • Atzlan: è il lavativo, il pigro che non ha voglia di far nulla
  • Tironut: è il periodo di addestramento delle reclute, dopo il quale il soldato può scegliere una destinazione o specializzazione
  • Regilah/ Chofesh: è la nostra “licenza”, un periodo di pausa dall’esercito, che può essere legata a una festività o ad altro.
  • Rituk/ Mishpat: questi due termini sono legati al carcere militare. Un soldato viene sottoposto a giudizio e, se del caso, a detenzione.
  • Hamshush: è il soldato che lascia la base il giovedì e torna la domenica (yom rishon), che equivale al nostro lunedì. Il giorno di riposo, ricordiamo, cade di Shabbat (il sabato). Il weekend per molti soldati è abbastanza lungo.
  • Ezrachi: è la vita civile dopo le armi
  • Lochem: è un soldato che appartiene a una unità di combattimento
  • Tzayir: tradotto significa “giovane”. In realtà è l’equivalente della nostra “recluta”, chi è da poco tempo nell’esercito e solitamente è inesperto.
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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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