Tatuaggi: condannati o assolti dall’ebraismo? Indovinate un po’…

Tatuaggi: condannati o assolti dall’ebraismo? Indovinate un po’…

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Tatuaggi

Shalom khaverim di Vivi Israele. In molti si chiederanno cosa ne pensa l’ebraismo dei tatuaggi. Sono permessi secondo l’Halakhah, la tradizione normativa “religiosa”? La risposta è: “no” e i motivi sono diversi. Li analizzeremo qui di seguito. Il divieto di realizzare tatuaggi sul proprio corpo, innanzitutto, è ben enunciato nella Torah.

Vayikra 19-28

Non vi farete incisioni nella carne per un morto, né vi stamperete segni addosso. Io sono l’Eterno“.

Come è facile capire, è dalla seconda parte di questo verso, che deriva il divieto generico di realizzare dei tatuaggi sul proprio corpo. Detto questo, tuttavia, c’è sempre stato disaccordo, nel capire cosa, alla fine, renda il tatuaggio un atto proibito. Secondo l’anonimo autore di una Mishnah (citato da My Jewish Learning), sarebbe la natura permanente del tatuaggio a rendere quest’ultimo un atto proibito (Mishnah Makkot 3:6).

La norma

La norma, in particolare, spiega che se una persona scolpisce senza scrivere o scrive senza scolpire: non è responsabile di alcuna violazione della legge; la quale si ha, invece, quando chi sta realizzando un tatuaggio: scolpisce e scrive, utilizzando inchiostro o qualsiasi altro pigmento, che lasci un segno evidente. Ma non finisce qui. Rebbi Shimon ben Yehudah disse, nel nome di Rebbi Shimon (bar Yochai), che non c’è responsabilità finché non sia scritto un nome idolatra. Alla fine, com’era facilmente prevedibile, il tatuaggio è vietato come forma di idolatria.

Ma Rabbi Simeon ben Judah non fu d’accordo e precisò che è l’inclusione della scritta D*o che rende la persona responsabile di un atto di colpa. Nella Gemara (Talmud Babilonese) il dibattito verte sul fatto, se l’atto colpevole sia dato dall’inclusione del nome di D*o oppure di una divinità pagana.

Afferma Maimonide

Maimonide vide chiaramente nell’idolatria la ragione di questa proibizione, parlando del “tatuaggio” (l’uso di marchiare o segnare la propria pelle) come di una moda in voga tra i pagani. (Mishneh Torah, Leggi dell’Idolatria 12:11).

Ma attenzione. Il professore  Aaron Demsky della Bar Ilan University, di Ramat Gan, sempre citato da My Jewish Learning, in un articolo pubblicato sull’Enciclopedia Giudaica, si porta avanti e afferma che tatuaggi non idolatri avrebbero potuto essere permessi all’epoca della Torah. In particolare cita il seguente passo:

Isaia 44:5

“Questi dirà: Io appartengo al Signore,

quegli si chiamerà Giacobbe;

altri scriverà sulla mano: Del Signore,

e verrà designato con il nome di Israele”

e Isaia 49:16

Guarda, io ti ho scolpita sulle palme delle mie mani;

le tue mura mi stanno sempre davanti agli occhi.

Anche se questi versi potrebbero, in realtà, essere delle semplici metafore, Demsky suggerisce che possono ugualmente essere intesi in senso letterale, come una legittimazione del tatuaggio in epoca biblica.

Interpretazione rabbinica

Comunque sia, col passare del tempo, i rabbini estesero chiaramente il divieto ad ogni tipo di tatuaggio (Tosafot commentary to BT Gittin 20b) ed anche ai nostri giorni, qualunque sia l’intento, il divieto va mantenuto per qualsiasi tipo di tatuaggio. Senza dimenticare che l’ebraismo ha una avversione storica nei confronti del tatuaggio, che diventa ancora più sgradevole in una società laica come quella attuale, che sfida costantemente i concetti i principi dell’ebraismo, primo fra tutti quello che sia creati a immagine di D*o.

Concetti che vanno ribaditi con ancora maggiore forza, in un periodo storico in cui i tatuaggi sono sempre più popolari. Insomma, per farla breve, il tatuaggio dirige l’attenzione verso noi stessi, anziché verso D*o.

Restrizioni

Malgrado l’avversione, tuttavia, non ci sono misure restrittive nei confronti di chi “indossa” tatuaggi: sia per l’ingresso in sinagoga, che per la sepoltura secondo i rituali ebraici. Il fatto che qualcuno abbia violato le leggi sulla kashrut in qualche momento della propria vita o che abbia violato lo Shabbat, non merita certo sanzioni di questo genere (arrivando al punto di vietare la sepoltura nei cimiteri ebraici o la partecipazione alle funzioni della sinagoga), ma il divieto di tatuarsi non è certo così sbagliato ed è dato dalla natura permanente del tatuaggio, visto che in questo modo la trasgressione resta per sempre visibile, davanti ai nostri occhi e a quelli di tutti gli altri.

Eccezioni

In definitiva, però, sono proibiti solo i tatuaggi volontari e permanenti. volontari per distinguerli dalla riprovevole pratica nazista, durante la Shoah, consistente nel marcare le braccia degli ebrei con numeri e lettere. Lo Shulhan Arukh (codice legislativo del 16/mo secolo) condanna chiaramente i tatuaggi (Yoreh De’ah 180:2). Sono esclusi dal divieto i tatuaggi utilizzati nella terapia  contro il cancro o in campo sanitario, anche se permanenti, ma necessari per salvare la vita (Yoreh De’ah 180:3). Sono invece esclusi i tatuaggi dei bambini, quelli con i volti dei personaggi dei fumetti o dei cartoni animati, che si tolgono facilmente, dopo uno o più lavaggi.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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