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Dieci specialità della cucina Jewish da non perdere se siete in giro per il mondo

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Cucina Jewish

Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. C’è un termine americano che mi piace molto per definire tutto ciò che è ebraico oppure di tradizione ebraica o che fa tendenza secondo l’ebraismo ed è jewish: un’unica parola che le racchiude tutte. Una persona, dunque, può essere jewish, così come una sinagoga, un ristorante, un piatto, un attore e via dicendo.

Ho voluto introdurre questo termine, perché visto che mi piace parecchio, potrei utilizzarlo più spesso, prossimamente. Torniamo all’articolo di oggi. Di seguito vi elencherò dieci cibi jewish che fanno tendenza: soprattutto negli Stati Uniti, dove lo stile jewish è entrato insistentemente a far parte della quotidianità: sia nel lessico, come avrete potuto notare da alcuni miei articoli sullo slang in ebraico e in yiddish; ma anche e soprattutto nella cucina.

Se ad esempio entrata in una panetteria di Williamsburgh, a New York, e trovate quella ciambellina di pane ripiena di salmone o quant’altro: state mangiando un cibo jewish. Stesso discorso vale per il kosher, che va di moda anche tra i non ebrei, in quanto paragonabile (per certi versi) al “bio”.

Oggi vi elenco dieci specialità, ma ce ne sono tante altre. Avremo occasione di tornarci. Per alcune di queste vi rimando anche ad alcuni miei articoli.

Ecco le 10 specialità jewish

Ayngemachts

Si tratta di conserve o confetture ottenute facendo bollire carne macinata e carote nello zucchero. Deriva dal termine Yiddish ayngemakhts e dal tedesco eingemachtes.

Babka

Si tratta di un dolce “cake” con cui si accompagna il caffè (preferibilmente americano) e il cui interno è caratterizzato da striature di cioccolato, che rendono il classico aspetto marmoreo. Il dolce ha origini slave, polacche e il termine deriva da babo o bobe (yiddish), che significa nonna, anziana.

Bagel

Eccoci alla ciambellina, di cui vi parlavo poc’anzi, la cui versione dolce è chiamata doughnut. Il termine è preso in prestito dall’yiddish beygl, diminutivo di beygn (piegare, incurvare). Leggi (QUI) per un approfondimento.

Bialy

Una pagnottina di cipolla, schiacciata nel mezzo e con la crosta attorno. Il nome è la forma accorciata di bialistoker (kukhn) dalla città di Bialystok, nel nord est della Polonia, dove ha avuto origine questo tipo di pane.

Burekas

E’ una pasta salata della cultura sefardita, di origine turca, con un ripieno di spinaci, melanzane, patate e talvolta carne o formaggio. I burekas li trovate in molte panetterie di Jaffa/ Yafo (Tel Aviv).

Cholent (tsholnt)

E’ un piatto tipico dello Shabbat e della tradizione ashkenazita, in cui si fanno cucinare lentamente: carne, patate, fagioli e altri vegetali. Si inizia a cuocere, a fuoco lento, il venerdì e si finisce il sabato. Dall’yiddish tsholnt, il termine e deriva da chalent (riscaldare), in francese antico, che a sua volta deriva dal latino calentem, participio presente di calere (essere caldo). Leggi (QUI) un approfondimento su Vivi Israele.

Falafel

Questo piatto lo trovate anche in Italia. Ormai è entrato a far parte della cucina internazionale. Si tratta di polpette di ceci e altri legumi, speziati e fritti, che vengono mangiati accompagnati da un pane speciale: la pita e da humus o tahina come condimento. Il termine deriva dall’arabo falafil, che a sua volta deriva da filfil che significa pepe. Leggi (QUI) per ulteriori informazioni anche su humus e tahina.

Gefilte fish

Si tratta di polpette di pesce (luccio, carpa o altre qualità), farcite con uova, matza o briciole di pane, spezie e condimenti vari (a seconda della ricetta). E’ un piatto tipico della cucina ashkenazita.

Hamantashen

Si tratta di biscotti tipici della festività di Purim, fatti a forma di triangolo, con semi di papavero e marmellata di prugne o altri ripieni dolci.Al singolare è hamantash e deriva da homentash(n), che in yiddish significa tasca o tasche di Haman, intese come orecchie di Haman. Leggi (QUI) per la loro storia.

Rugelech

Rugele al singolare, si tratta di una pasta fatta di formaggio di latte cagliato, panna acida, ripieno di novi, uva passa e cannella. Il termine deriva dall’yiddish dialettale rugelekh. Leggi (QUI) per approfondire.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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