Kabbalah pratica: un viaggio tra inganni, pericoli e pratiche dimenticate

Kabbalah pratica: un viaggio tra inganni, pericoli e pratiche dimenticate

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Shalom carissimi amici di Vivi Israele. Oggi torniamo a parlare di Kabbalah, ma di quella “pratica” per l’esattezza, in ebraico: קבלה מעש׳ת (Kabbalah Maasit).

Una serie di pratiche finalizzate a ottenere cambiamenti nel mondo materiale e spirituale, attraverso specifiche tecniche e conoscenze occulte. Molti si chiederanno in cosa consistono questi mutamenti.

Si va dalle guarigioni spirituali a quelle fisiche; passando per l’uso degli amuleti, la cacciata dei demoni (שד’ם, sheddim), la manipolazione del tempo tramite contrazione e dilatazione, il dono dell’ubiquità e via dicendo.

Oggi, purtroppo, con “Kabbalah pratica” si intende un insieme di tecniche, strumenti e terminologia, ricavati dalla Kabbalah autentica, unitamente a tradizioni occulte, principalmente europee del XX secolo.

Ecco, dunque, nascere la cosiddetta Kabbalah “magica” o “magika”, che – come sottolineato anche da Gabriella Samuel (nel suo libro Kabbalah) – fa uso di rituali e simbolismi espressamente proibiti nella Torah oppure che nulla hanno a che vedere con l’ebraismo.

L’uso magico della conoscenza mistica, infatti, nell’ebraismo è vietato, se non destinato al servizio di D*o soltanto. Un comportamento altamente sacrilego, in quando l’idea stessa di ottenere risultati concreti con un potere magico, contraddici il concetto dell’onnipotenza divina.

Teniamo, infatti, presente che alcuni rituali di purificazione, legati a pratiche mistiche, vennero interrotti con la distruzione del Secondo Tempio (il beit ha-miqdash, בית-המקדש), in quanto senza l’accesso alle funzioni di purificazione, disponibili solo nel Tempio – come sottolinea sempre la Samuel – sarebbe sciocco, ma soprattutto pericoloso utilizzare determinati strumenti kabbalistici.

Molti imprenditori, in grado di sfruttare un pubblico fiducioso e ingenuo, continuano a promettere risultati mistici che non si possono raggiungere. Un esempio su tutti è il cosiddetto “filo rosso” un amuleto, oggi, ancora molto in voga per scacciare il malocchio, in ebraico: “ayin ha-ra” (LEGGI QUI), il cui potere è legato alle ceneri della giovenca rossa. Usanza scomparsa con la distruzione del beit-hamiqdash. Il suo potere, infatti, derivava dalla mitzvah del sacrificio della giovenca rossa priva di difetti, all’interno del Tempio.

Ecco, dunque, che il ritorno del “filo rosso” in epoca moderna, non è altro che “un malinconico esempio del bisogno delle persone, di sentirsi protette e di credere in qualcosa di spirituale.

Ora vi voglio informare sui grandi pericoli legati all’uso di queste pratiche “magike”, che ricordiamo sono il retaggio di tradizioni ormai perdute, riesumate e adattate ai tempi, affidate a persone impreparate e mosse da istinti materiali che rischiano soltanto di farsi del male e far del male. Ricordiamoci un principio chiave: “mai toccare ciò che è sacro con mani sporche”.

Non meravigliamoci, poi, se aspiranti kabbalisti finiscono in manicomio o in psichiatria, dopo aver provato tecniche di meditazione kabbalistica.

Cosa succede, infatti in questi casi: pur essendo mossi da nobili intenzioni, ad esempio quella di mondare la propria anima, si accede ad altri regni che, senza una adeguata preparazione, la guida di kabbalisti esperti e determinate pratiche di purificazione, ci rende soggetti di quelle forze del male, mascherate da angeli.

Ciò significa, nella migliore delle ipotesi, entrare nel mondo dell’illusione, anziché dell’illuminazione. Ma non è tutto. Resteremo comunque ancorati al regno dello ‘Asiyah (LEGGI QUI), dove bene e male continuano a vivere intrecciati. Ancora più grave è il tentativo di piegare alla propria volontà gli angeli incontrati in questo regno (che sono per lo più maligni) i quali potrebbero vendicasi trascinandoci nell’ignoranza e nella oscurità. E’ qui che molti ricercatori spirituali rischiano addirittura di vedere distrutta la propria Neshamah o anima divina (LEGGI QUI).

Secondo quanto riportato da Gabriella Samuel, concludiamo dicendo che la tradizione ebraica insegna che le persone che usano questi mezzi, senza un adatto contesto spirituale e la giusta preparazione, inquinano la propria anima. Ma non è tutto. Viene insegnato che non solo subiranno una punizione nel cosiddetto ‘Olam ha-zeh, che è questo mondo, me i figli e le generazioni future potranno pagare per questo.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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