La Parashah della Settimana: Pinkhas (פִּינְחָס) a cura di rav Shlomo Bekhor

La Parashah della Settimana: Pinkhas (פִּינְחָס) a cura di rav Shlomo Bekhor

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Shabbat Shalom carissimi amici di Vivi Israele. Eccoci al consueto appuntamento con la Parashah della Settimana – Pinekhas, פִּינְחָס, che tradotto significa “di pelle scura” – a cura di rav Shlomo Bekhor.
 
La vita ci preserva tanti imprevisti e tante sfide. Si rischia di interpretare gli ostacoli in maniera negativa, ma in realtà è solo una nostra interpretazione. Gli eventi di per sé non sono negativi, è la nostra scelta di interpretarli negativi che li fanno diventare negativi.
 
Se decidiamo di vederli in chiave positiva saranno positivi e non ci creeranno disagio.
 
La vita è bella e corta: è il più grande dono che abbiamo e non possiamo sprecarla, perché ci lasciamo guidare dalla negatività, come quelli che riescono a vedere solo il mezzo bicchiere vuoto e sono sempre tristi.
 
Il nostro manuale di vita, la Torà, ci insegna proprio come fare a scegliere di guardare il mezzo bicchiere pieno e di essere ricchi di gioia e di vita, sempre armoniosi e sereni, sempre produttivi e tenaci, perché non esistono eventi tristi: siamo noi a farli diventare tristi
 
Scegiamo di essere felici dalla storia di Pikhas
 
Sul seguente link si trova questa lezione di vita fondamentale:
Pinekhas: la pecora nera
 
 
—– —–
ogni macchina ha bisogno del proprio manuale di utilizzo. Anche l’uomo ha bisogno del proprio manuale d’uso che è la Torà.
 
Senza seguire le istruzioni, si può cadere nelle trappole delle prove quotidiane. In realtà tutto viene da Hashem per il nostro bene, ma se ci lasciamo soccombere dai problemi rischiamo di cadere mentre le prove non sono delle trappole ma dei trampolini per salire in alto.
 

Un esempio di questo insegnamento lo troviamo in uno dei racconti della Parashà di questa settimana che ti riporto qui sotto.

Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana.

la nuova Parashà di Pinekhàs sarà caricata su Facebook più tardi.
Qui sotto un estratto di un commento dalla nuova Parashà dal nuovo libro in anteprima.
 
Un fantastico approfondimento di vita sul periodo che viviamo e su Mashiàkh.
 
Pinekhas
 
Al seguente link troverai la pagina web con la lezione sulla nostra parashà:
 
 
Dal seguente link puoi scaricare direttamente sul tuo portatile la lezione di Pinekhàs di questa settimana:
 
I saggi discutono: qual è la base dell’ebraismo?

Sappiamo che la Torà ha rivoluzionato il mondo a livello di filosofia, sociologia e psicologia. 
Vediamo di capire insieme questo concetto in rapporto al sacrificio dell’agnello quotidiano mattina e sera

La lezione approfondisce questi punti, attingendo da fonti midrashiche, testi di mistica ebraica e khassidici, in una cornice unica, chiara e comprensibile per tutti, alla luce degli insegnamenti dei grandi Maestri dell’ebraismo.

Per ascoltare le altre lezioni sulla nostra parashà cliccare al seguente link:

La vera pace שלום

In anteprima un commento estratto dalla parashà di questa settimana di Pinekhàs, cap 25 verso 12 dal nuovo libro della Torà tradotta e commentata
 
La lettera vav di shalòm è tagliata a metà. Tutte le lettere della Torà devono essere integre e se no i rotoli non sono kashèr – idonei. L’unica eccezione di tutta la Torà è questa vav che deve essere tagliata in due.
Il Ben Ish Khay spiega sulla base del Talmud che Pinekhàs e il profeta Eliyahu sono la stessa persona che si manifesta in due noti protagonisti della Torà. Questo dono della longevità eterna gli viene conferito con la benedizione dello Shalòm – pace: armonia tra anima e corpo, spirito e materia.
 
Quando vi è pace tra essi non vi sono più malattie, dolore e morte e quindi si riceve la vita eterna. Perciò Pinekhàs non è mai morto, ma a un certo punto scompare per riapparire nelle vesti del profeta Eliyahu.
 
Perciò troveremo un’allusione alle due vite proprio nella parola che simboleggia la vita eterna (shalòm) e in particolare nella lettera vav (che secondo la mistica rappresenta il percorso lineare della vita) tagliata in due, che rappresenta due vite racchiuse in una sola (lettera) persona.
Baàl Haturìm da una lettura messianica. La vav tranciata di Shalòm è legata al nome di אֵלִיָהEliyà scritto senza vav per ben 5 volte (nei Profeti). Similmente anche il nome יַעֲקֹבYa’akòv compare per ben 5 volte, nella Torà, con una vav in più: יַעֲקוֹב. Ya’akòv prende questa lettera come garanzia, affinché Eliyahu ritorni, come promesso, per annunciare al mondo l’arrivo di Mashiàkh.
 
Solo quando arriverà la redenzione Ya’akòv restituirà definitivamente la vav a Eliyà, perfezionando il suo nome. Perciò il compimento totale della pace – Shalòm, avverrà quando il livello individuale sarà condiviso con quello collettivo, ovvero quando Pinekhàs – Eliyà diffonderà l’armonia che lui ha ricevuto tra spirito e materia a tutto il mondo.
 
Solo allora tutti vivranno in eterno e Hashèm sarà rivelato senza veli nel mondo materiale. La contesa sulla vav è simboleggiata con la divisione della lettera tra il patriarca e il profeta. Anche se in apparenza la materia sembra in contrasto allo spirito, il nostro lavoro è quello di trasformare la materia come ha fatto Pinekhàs. Lui ha ricevuto la pace – Shalom, la vita eterna a tal punto da salire in cielo con il corpo. Proprio per questo Eliya ritornerà ad annunciare Mashìakh, poiché la sua armonia tra spirito e materia erano così perfette da essere un esempio per la futura era messianica che investirà il mondo intero (cf Sikhà pag. xxx)
 
Questo si collega con il prossimo commento del Baàl Haturìm: il valore numerico di שָׁלֽוֹם – Shalòm è 376, che è il valore di zehu (questo è) Mashiàkh: זֶהוּ – zehu 18, מָשִׁיחַ – Mashiàkh 358: 18+358=376. Questa pace di Pinekhàs è (l’anteprima) dell’era messianica.
 
Mashiakh now!
 
Storia Eliyàhu HaNavì

I nostri Saggi identificano Pinekhàs con il Profeta Eliyàhu. Eliyàhu non morì mai. Egli fu prelevato dalla terra e portato in cielo ancora vivo. Come è potuto accadere?
Una storia dal Libro dei Re:
Ha-Shém disse a Eliyàhu HaNavì che era arrivato per lui il momento di lasciare questa terra, ma che invece di morire sarebbe stato condotto in cielo da vivo.
Eliyàhu non voleva rivelare il messaggio di Ha-Shém al suo migliore studente Elisha. Ma questi ne era al corrente perché lo stesso Ha-Shém l’aveva informato.
“Per favore non stare con me”, Eliyàhu pregava il suo studente. Essendo egli molto modesto, non voleva infatti che qualcuno fosse testimone del grande onore che gli veniva concesso nel salire vivo in cielo.

Elisha tuttavia insistette per accompagnarlo ed entrambi si diressero verso il luogo indicato da Ha-Shém.
Per la strada incontrarono altri studenti di Eliyàhu, anch’essi profeti e, pertanto, al corrente di ciò che stava per accadere.
 
Quando giunsero al fiume Giordano Eliyàhu volle attraversarlo da solo, ma Elisha si rifiutò di separarsi dal suo Rebbe.
Eliyàhu piegò allora il suo mantello e colpì con esso le acque del Giordano. Immediatamente, nel fiume si aprì un varco ed essi lo attraversarono come se camminassero sulla terra ferma.
Di fronte alla possibilità di fare un’ultima richiesta al suo maestro, Elisha espresse il desiderio che egli supplicasse Ha-Shém di concedergli il doppio del suo potere profetico che aveva fino a quel momento.
Eliyàhu un po’ perplesso gli disse che se avesse visto come egli veniva portato in cielo, sarebbe stato un segno che la richiesta era stata esaudita.
L’angelo venuto per prelevare Eliyàhu dovette nel frattempo escogitare un sistema per separarlo dall’allievo. Infine Eliyàhu fu condotto in cielo nel mezzo di una tempesta di vento.
Dopo essersi strappato le vesti in segno di lutto per la perdita del suo maestro, Elisha raccolse da terra il mantello di Eliyàhu e con esso colpì le acque del Giordano invocando Ha-Shém affinché esaudisse la sua richiesta sul potere di profetizzare.
Improvvisamente avvenne un miracolo: il fiume si aprì per far passare Elisha, esattamente come era accaduto con Eliyàhu.
Incerti su cosa fosse accaduto ad Eliyàhu gli stessi studenti che aveva incontrato sul cammino verso il Giordano pregarono Elisha di organizzare una ricerca del corpo del loro maestro. Pur conscio dell’inutilità della cosa Elisha acconsentì temendo che si sospettasse che lui fosse impaziente di prendere il posto del suo rebbe.
 
Dopo tre interi giorni di ricerca, tuttavia, fu evidente che il corpo non c’era in nessun angolo della terra. Eliyàhu infatti era stato trasformato in un angelo.
Di volta in volta egli compare sulla terra e si rivela ai grandi tzaddikìm. Prima della redenzione finale, Eliyàhu haNavì apparirà per annunciare l’avvento del Mashiah.
 
Dal momento che Pinkhàs/ Eliyàhu portò la pace tra Ha-Shém e Israél, egli fu stato scelto per essere il futuro ambasciatore dell’arrivo del Mashiah, quando la pace durerà per sempre.
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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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