Primi passi verso la lettura del Talmud, un viaggio nel tempio della...

Primi passi verso la lettura del Talmud, un viaggio nel tempio della Halakhah

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Carissimi lettori di Vivi Israele. Oggivi propongo un nuovo digest tratto dal libro “Invito al Talmud”, di Marc-Alain Ouaknin. Parleremo di come è suddiviso il Talmud, da quali parti è composto, in modo da iniziare a familiarizzare con un’opera che ha più di duemila anni e che ancora oggi non può definirsi conclusa.

Per secoli rimase inviolabile il divieto di trascrivere la Torah orale (Torah shebealpeh), ma con il tempo i maestri decisero di non rispettare più questa disposizione, per evitare che l’insegnamento cadesse nell’oblio e il Talmud non è altro che la trascrizione di questa Torah orale.

Un’opera monumentale elaborata in un periodo di oltre sette secoli: dal secondo secolo a.e.v. al sesto secolo e.v.. Due le parti che compongono il Talmud: la Mishnah che costituisce il testo e la Ghemarà che è il commento.

Partiamo dalla Mishnah. Si tratta di una raccolta di leggi e sentenze che abbracciano ogni campo della legislazione civile e religiosa. La compilarono numerose generazioni di Tannaim e assunse forma definitiva in Israele Rabbi Yehudah ha-Nasi, verso le fine del secondo secolo a.e.v..

La Mishnah è composta da 6 ordini (seder), suddivisi in 63 trattati (massekhet) e 524 capitoli (pereq).

I sei ordini della Mishnah sono:

– la terra: ordine intitolato Zeraim (Sementi)
– il tempo: ordine intitolato Moed (Festività)
– il femminile: ordine intitolato Nashim (Donne)
– la società: ordine intitolato Neziqin (Danni)
– il sacro: ordine intitolato Qodashim (Sacrifici)
– la morte: ordine intitolato Taharot (purità)

ZeMaN NaQaT (che significa perdere tempo in ebraico) è l’acronimo ideato da Maimonide per facilitare la memorizzazione dei sei ordini, detti in ebraico: Shisha Sidre, abbreviato Shas. Un buon numero di sentenze non trovò spazio nella Mishnah, perchè si trattava di doppioni agli occhi di Rabbi Yehudah ha-Nasi oppure perché non godevano di sufficiente autorità.

Molte vennero raccolte più tardi in quella che viene chiamata Baraita (dottrina), composta da quei documenti rimasti fuori dal canone ufficiale. L’opera in cui sono raccolte si chiama Toseftà, che vuol dire aggiunta, allegato o complemento. Autori sono: Rabbi Hiya e Rabbi Oshaya. Mishna e Toseftà sono scritte in ebraico influenzato dall’aramaico. hanno uno stile semplice, ma spesso oscuro.

La Ghemarà, che deriva dal verbo “gamar” – che in ebraico significa: finire, completare – non è altro che commento alla Mishnah, allo scopo di chiarire e interpretare la Mishnah, spiegando parola espressioni e costrutti. Due sono le ghemaròt, per altrettanti Talmud:

Mishnah+Ghemarà di Gerusalemme: Talmud di Gerusalemme. E’ il più antico e meno ampio dei due Lo elaborano le scuole di Zippori, Tiberiade, Cesarea e Lod. Forma definitiva a Tiberiade, nel 380 e.v.. Ne possediamo una sola copia manoscritta, servita per l’edizione principe di Venezia del 1523.

Mishnah+Ghemarà di Babilonia: Talmud di Babilonia. E’ frutto delle scuole babilonesi di Sura, Nehardea e Pumbedita. Redatta dal rav Ashi e dal suo discepolo Ravina, venne portata a termine da rav Yosse, verso il 500 e.v.

La Ghemarà illustra la Mishnah, determinando il significato e traendone conclusioni giuridiche, chiamate halakhot. La Ghemarà è formata da un mare infinito di discussioni, digressioni, racconti e leggende che spesso rischiano di sommergere la Mishnah. Non è raro trovare cinque righe di Mishnah con venti o trenta fogli esplicativi a corredo.

La Ghemarà serve anche per mettere chiarezza tra i punti controversi delle leggi. Per quanto riguarda la lingua, va detto che una stessa pagina del Talmud può rispecchiare anche tre o quattro stadi diversi di evoluzione del Talmud.

La Mishnah sta alla Ghemarà come la halakhah (il prescrittivo) sta alla Aggadah (il narrativo). La Halakhah (parola che sta per cammino e deriva dal verbo lalechet, camminare) è la pare giuridica del Talmud, che riguarda gli aspetti sia civili, che religiosi del diritto.

L’Aggadah è tutto il resto: omelie, parabole ed esegesi edificanti. Vi sono raccolte si storie reali o leggendarie, ma anche riflessioni su argomenti scientifici, con un posto sull’intereptazione dei sogni, l’era messianica, la resurrezione dei morti e via dicendo.

In ultimo ci sono le raccolte del Midrash. Si tratta di scritti esegetici, che forniscono un commento perpetuo elaborato in base ad uno specifico metodo di eseges diretta. Si tratta di rsaccolte indipendenti dal Talmud. Il Midrash, a sua volta, è diviso tra Midrash Halakhah e Midrash Aggadah.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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