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Lo sapevate… che festa è Mimouna (מימונה‎), chi la celebra e quando?/ Nissàn, 12, dell’anno 5778

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Shalom, carissimi amici. Oggi è il 12 del mese di Nissàn dell’anno 5778. Lo sapevate che cos’è Mimouna (מימונה‎). Si tratta di una esuberante festa che si tiene la sera e il giorno dopo Pésach, che contraddistingue gli ebrei marocchini e le cui origini sono ancora oggi poco chiare.

Come spiegato da “My Jewish learning”: malgrado abbia avuto origine nella comunità sefardita, ci sono anche piccoli gruppi Ashkenaziti del Nord America, che hanno iniziato a festeggiare questa ricorrenza.

Secondo una delle tante correnti di pensiero, si tratterebbe del Yahrzeit (יאָרצײַט) – parola yiddish che indica l’anniversario di morte – di Yosef Ben Maimon, padre del grande filosofo ebreo Maimonide (Rabbi Moses ben Maimon, conosciuto anche con l’acronimo di Rambam), che visse a Fez, in Marocco e morì nel 1170.

Altri sostengono che il termine derivi dalla parola araba che sta per benessere, ricchezza e buona fortuna: ma’amoun, che letteralmente significa protetto da D*o. Altri ancora legano la parola Mimouna con il termine ebraico Emunah (אמונה) che significa “credenza” o “dottrina”, sostenendo che celebra la redenzione di Israele.

Ma non è tutto. C’è pure chi sostiene che si tratta di un’adattamento all’arabo della frase: (אני מאמין) ovvero “Ani ma’amin” (io credo), la classica espressione di fede nell’avvento de Messia, con “Ana” che in arabo sta per “Ani” (io, in ebraico), messo dopo ma’amin, che diventa ma’amin-ana e successivamente maimouna nel dialetto giudeo. Legato a questa festa, c’è anche un cibo tradizionale.

I libici, ad esempio, preparano una “challah” di forma circolare, con un uovo sodo al centro e strisce di pasta. Uomini e donne single, ricevono la benedizione per un matrimonio entro l’anno. Le donne indossano i loro abiti più colorati; le ragazze si vestono di bianco e i bambini si vestono in costume come i Berberi nativi del nord Africa.

Il tavolo da pranzo è decorato con fiori, spighe di grano e talvolta anche pesci vivi in ampolle di vetro, come simbolo di nascita e fertilità. Nella tradizione, pasti a base di latticini, dolci, e una sorta di “pancake”, chiamato “muflita” servito con del miele, venivano accompagnati da canti, danze e reciproci scambi di visite con gli amici. La festa continua anche il giorno seguente, con picnic ed escursioni al mare o nei campi, un po’ come la nostra Pasquetta.

Il precetto del giorno è: “Abitare in un Sukkà durante la festa di Sukkòt” (E voi dimorerete nelle capanne per sette giorni. Vaikrà 23, 42).

Vi lascio a questa “Ani Ma’amin”

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