La trappola del desiderio-piacere e la chiave per uscire questo circolo vizioso

La trappola del desiderio-piacere e la chiave per uscire questo circolo vizioso

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Carissimi lettori di Vivi Israele. Iniziamo una nuova avventura, restando sempre nel campo della Kabbalah. Questa volta prendiamo in esame un altro libro ovvero “La Cabbala rivelata” di Michael Laitman. In particolare affronteremo il capitolo secondo dal titolo: “Il desiderio più grande del mondo”. Quello di desiderio, infatti, è un concetto molto importante nella Kabbalah e nella crescita spirituale.

Il primo concetto che balza subito agli occhi è: “Una volta acquisiti i punti essenziali, tutto il resto si apprende direttamente con il cuore”. Questa è la vera Kabbalah.

Lo studio è importante, ma come disse anche Antoine de Saint-Exupéry, in una frase del Piccolo Principe diventata celebre: “L’essenziale è invisibile agli occhi”.

Per conoscere il concetto di desiderio, bisogna prima imparare quello di egoismo. Quanto sarebbe bello usare il nostro egoismo per unirci tutti l’uno con l’altro e formare un’unica entità spirituale. Tanti anni fa era così. All’epoca l’essere umano si preoccupava del bene comune, prima ancora di sé stesso e si sentiva parte della Natura, di un tutt’uno.

Oggi è cambiato tutto. Con le tentazioni di carattere materiale, l’uomo non fu più in grado di conservare un tipo di vita modesto, consacrato alla natura. E così i saggi cominciavano a utilizzare le proprie conoscenze per raggiungere piaceri materiali.

Secondo Laitman: il desiderio ha quattro livelli di intensità e più diventa forte, più si accentua il nostro degrado sociale e morale.

Primo livello: cibo, sesso, famiglia e casa ovvero i principali desideri fisici

Secondo livello: desiderio di arricchimento

Terzo livello: desiderio di ricevere gloria, onore e potere

Quarto livello: desiderio di conoscenza.

Dire che la natura umana è egoista, non è giusto, perchè siamo noi ad essere egoisti ed è l’evoluzione del desiderio di ricevere piacere, che causa l’evoluzione umana. Perchè? Un nuovo desiderio crea nuovi bisogni, per soddisfare i quali miglioriamo il nostro intelletto. Da qui, le invenzioni, nate per soddisfare i desideri. Come disse il kabbalista Yehudà Ashlag: “Nessuno compie il minimo movimento senza una motivazione”.

Adesso seguite molto bene questo ragionamento, che ci introduce nel vivo del circolo vizioso.

L’intensità del piacere dipende da quella del desiderio = quando aumenta la sazietà il desiderio diminuisce proporzionalmente = una volta esaudito il desiderio, sparisce il piacere = per godere di una cosa: non dobbiamo semplicemente volerla, ma dobbiamo continuare ad aspirare ad essa, altrimenti il piacere scompare.

Ma dobbiamo anche capire che il piacere non è l’oggetto del desiderio. Il piacere è dentro di noi. E’ il desiderio di quella cosa che crea piacere, non quella cosa. Nella Kabbalah di Laitman: il desiderio di ricevere piacere da un oggetto si chiama Kli (recipiente) e il fatto di ricevere piacere dentro il Kli si chiama Ohr (Luce). Allora, quando siamo in grado di costruire un Kli, possiamo ricevere anche la Sua Luce.

Per il controllo dei nostri desideri, fino ad oggi abbiamo fatto i conti con due correnti: le religioni occidentali, che cercano di trasformare i nostri desideri in abitudini, addomesticandoli o controllandoli.

Ad esempio, con la ricompensa. Ogni volta che prendi un bel voto a scuola, ti aumento la paghetta. In questo modo, unitamente ad altri, si innescano delle routine. Ci sono, quindi, le filosofie orientali che al contrario tendono a sopprimere i desideri: “Mostra pienezza, abbraccia la semplicità, riduci l’egoismo, abbi pochi desideri” (la vita di Lao Tzu).

Ma i due metodi sono andati incontro a una grande sconfitta, perchè i nostri desideri vanno contenuti. Dunque, né soppressi né trasformati in routine e via dicendo.

La Kabbalah di Laitman introduce un quinto stadio del desiderio di ricevere, ai quattro già illustrati. Ed è quello che ottiene soddisfazione dalla spiritualità, non dalle cose materiali, chiamato: “punto nel cuore”. Quando appare questo “punto nel cuore”, iniziamo a sostituire i piaceri materiali con quelli spirituali. Ma inizia un grosso problema: non sapendo che quello che vogliamo realmente è scoprire il Creatore, ci risulta difficile trovare il metodo per realizzare questo desiderio. Quindi, ci appare poco chiaro e scopriamo dopo, che per realizzarlo abbiamo bisogno di millenni di saggezza, che spesso è stata occultata.

Visto che il Kli, come già detto, è il contenitore per ricevere piacere ovvero un desiderio ben definito. La comparsa di un Kli costringe la nostra mente a ricercare un mezzo per riempirlo con la Luce (Ohr). Avendo ora un “punto nel cuore”, la saggezza della Kabbalah diventa il mezzo per soddisfare il desiderio di spiritualità.

Abbiamo visto come il desiderio di ricevere sia una trappola: ovvero quando otteniamo ciò che desideravamo, soddisfiamo il piacere. Quindi, cessa il desiderio e con lui pure il piacere. E’ per evitare questa trappola che il desiderio di spiritualità arriva con un proprio meccanismo, chiamato “Tikkùn” (correzione). Il desiderio di ricevere è sempre stato la forza motrice di tutti i progressi, ma nel contempo è sempre stato legato al desiderio di ricevere piacere per pura autogratificazione. Pur non essendoci nulla di male, qusto desiderio tuttavia ci mette in contrapposizione con la natura e ci allontana dal Creatore.

La Tikkùn, dunque, non avviene quando cessiamo di ricevere, ma quando cambiano la nostra intenzione: quando riceviamo per fini strettamente personali parliamo di “egoismo”, quando riceviamo allo scopo di unirci al Creatore, parliamo invece di “altruismo” inteso come unione con la Natura.

Laitman illustra un esempio molto calzante. La mamma che allatta il figlio. Tutti e due provano un immenso piacere, ma mentre il bambino si concentrerà unicamente sul proprio stomaco e la soddisfazione della propria fame, la madre soddisferà una gioia sicuramente maggiore ovvero soddisfare il desiderio di dare al proprio bambino.

Allo stesso modo, se fossimo in grado di capire che cosa la Natura si aspetta da noi e ci comportassimo di conseguenza, potremmo provare il piacere di donare. Se Kavvanah (LEGGI QUI) è l’intenzione, la Tikkùn consiste nella correzione da compiere, ricercando una buona Kavvanah per i nostri desideri. La ricompensa è la soddisfazione dell’ultimo e più grande desiderio ovvero quello di spiritualità.

“Quando questo desiderio è soddisfatto – avverte Laitman – entriamo in contatto con il sistema che governa la realtà, partecipiamo alla sua Creazione e ne prendiamo il controllo. In questo caso non percepiremo più la vita e la morte, ma scorreremo con gioia e senza sforzo in una corrente infinita di felicità e beatitudine, uniti al Creatore”.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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