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Nissàn, 5 dell’anno 5778/ I simboli dell’ebraismo: Pésach (פסח) ovvero la nascita del popolo ebraico

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Shalom carissimi lettori di Vivi Israele. Oggi è il giorno 5 del mese di Nissàn dell’anno 5778 e vorrei ricordarvi che il 14 di Nissàn (vale a dire il prossimo 30 marzo) è la vigilia di Pésach (פסח), quindi è attesto il primo “Seder”. Il 15 di Nissàn, invece, sarà Pésach.

Come simbolo dell’ebraismo del giorno, dunque, non potevo non parlare di questa festività che commemora il riscatto del popolo ebraico dalla schiavitù e la fuga dall’Egitto; ma nel contempo celebra anche il raccolto primaverile di grano e orzo, in Israele.

Il nome di questa festa deriva dall’episodio biblico della decima piaga, quando D*o passò sopra – ovvero “Pasach” (פסח è la terza persona maschile del tempo passato del verbo lipsoach לפסח) – alle case degli israeliti.

Shemòt 12:27

risponderete: “Questo è il sacrificio della Pasqua dell’Eterno, che passò oltre le case dei figli d’Israele in Egitto, quando colpì gli Egiziani e risparmiò le nostre case“. E il popolo si inchinò e adorò.

Per motivi legati alla storia e all’agricoltura Pésach ha anche altri due nomi che simboleggiano la speranza e la rinascita: “Hag Ha-Aviv” (la Festa di Primavera) e “Zeman (o Zman) Heruteinu” (il tempo, la stagione della nostra liberazione).

E’ anche chiamata da alcuni: “Hag Ha-Matzot” ovvero la festa del pane azzimo, in onore del principale simbolo di questa festa: la “Matzah”. Pésach è una delle Shalosh Regalim (שלוש רגלים) ovvero delle tre festività ebraiche di pellegrinaggio, assieme a Shavuot e Sukkot.

La Torah definisce quello di Nissàn il primo mese dell’anno, in quanto anniversario della nascita del popolo ebraico (in quanto status) e inizio dell’anno agricolo.

Shemòt 12:2 “Questo mese sarà per voi il primo dei mesi: sarà per voi il primo dei mesi dell’anno”.

Rosh HaShanah resta il Capodanno ebraico dal punto di vista liturgico. Oltre alla sessione speciale di preghiera in Sinagoga in questi otto giorni di festività (sette in Israele) Pésach viene celebrata nelle case degli ebrei con un “Seder” serale che consiste in un pasto speciale caratterizzato da una serie di rituali, cibi simbolici, musiche, discussioni e preghiere.

Per l’occasione viene letta la Haggadah di Pésach: una particolare Haggadah che narra l’uscita del popolo ebraico dall’Egitto e che viene letta nella prime due sere; solo la prima sera di Pésach per chi vive stabile in Terra d’Israele, nel corso del Seder.

Per quanto riguarda il cibo simbolico. Primo fra tutti è la “Matzah” ovvero il pane azzimo che simboleggia la libertà, quanto l’umiltà: la fuga dall’Egitto fu talmente veloce, che non c’era nemmeno il tempo di far lievitare il pane.

Abbiamo poi le erbe amare “Maror“, che simboleggiano l’amarezza della schiavitù in Egitto. Abbiamo, quindi, la “Charoset” una sorta di pasta di frutta secca, simile a una densa marmellata. L’impasto ricorda l’argilla con cui gli ebrei fabbricavano i mattoni in Egitto. C’è, poi, l'”Afikoman” un pezzo di Matzah spezzata in due che viene servita dopo il pasto del Seder a testimonianza del sacrificio e del non completo riscatto.

Ci sono, inoltre, i quattro bicchieri di vino, quest’ultima una bevanda regale simbolo di libertà, con cui si festeggia l’uscita dall’Egitto. Quattro perchè simboleggiano gli altrettanti atti con cui D*o salvò il popolo ebraico durante l’esodo, descritti in Shemòt 6:6-8, 1: Vi farò uscire; 2. Vi Salverò; 3. Vi Libererò; 4. Vi Prenderò.

Quella di Pèsach è tra le feste ebraiche quella che sicuramente richiede un maggior impegno di tempo, di energia e di materiale impiegato. Senza contare la preparazione. Ricordate le famose pulizie pasquali? Visto che il lievito è proibito per questa festa, la preparazione richiede una pulizia approfondita di casa e soprattutto della cucina, dove non deve “resistere” neppure una briciola di pane lievitato. Ciascuno degli elementi che vi ho elencato oggi richiederebbe, a sua volta, un accurato approfondimento.

Il precetto (mitzvah) del giorno è: “Astenersi dal lavoro nel settimo giorno di Pésach” (E nel settimo giorno vi sarà una sacra adunanza e non farete alcun lavoro. Vaikrà 23,8). Il precetto è naturalmente in vigore anche ai nostri giorni.

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