Adàr, 26 dell’anno 5778/ I simboli dell’ebraismo Isacco (יצחק), il ciclo dei...

Adàr, 26 dell’anno 5778/ I simboli dell’ebraismo Isacco (יצחק), il ciclo dei patriarchi

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Detail from the Sacrifice of Isaac by Marc Chagall, 1960-1966; the angel tells Abraham that he need not sacrifice his son Isaac

Shalom carissimi lettori, oggi è il 26 del mese di Adàr dell’anno 5778. Continuiamo il ciclo dei patriarchi della rubrica “I simboli dell’ebraismo”.

Dopo Abramo (LEGGI QUI), passiamo ad Isacco (יצחק). Yitzhak è il più enigmatico dei tre patriarchi. Abramo ebbe, come segno distintivo, quello di aver dato vita ad un nuovo popolo; Giacobbe riuscì a strappare il nome Israele dall’angelo con il quale combatté e fu il padre delle dodici tribù di Israele (LEGGI QUI).

Isacco, invece? Il suo tratto distintivo è stato quello di essere risparmiato dal coltello sacrificale. E’ stato, dunque, una “fallita offerta” e il resto della sua storia sembra contraddistinto dal carattere delle passività.

Da anziano, Isacco sarà ingannato dalla moglie Rebecca e dall’intelligente figlio Giacobbe. E’ alla luce di queste storie, che diventa il simbolo della sottomissione alla volontà di D*o. Diversi rabbini sostengono che i giudizi più severi contro il popolo di Israele vengono mitigati, quando D*o ricorda le ceneri di Isacco accumulate sull’altare.

Si tratta di un’allusione alla legenda secondo cui Isacco morì realmente durante il sacrificio sull’altare (la cosiddetta Aqedah o Akedah עקדה) e poi resuscitò (Vayikrà Rabbah 36:5, Taanit 16a).

Isacco è anche considerato come il patriarca con la più alta compassione per Israele, pronto a implorarne il perdono di fronte al peccato. Ispirati da questa descrizione, i primi cristiani videro in Isacco una sorta di antesignano di Gesù.

A Isacco viene attribuita l’istituzione della preghiera pomeridiana (Mincha), basato sul verso (Bereshit 24:63) “Isacco era uscito, sul far della sera, per meditare nella campagna; e, alzati gli occhi, guardò, ed ecco venir de’ cammelli”. In questo caso, il termine לשוח (Lasuah) viene inteso nell’accezione di meditare. Secondo i kabbalisti, Isacco rappresenta la Sefirà di Gevurah o Din, quindi del giudizio, in quanto durante l’Akedah sperimentò il Giudizio divino.

Il precetto (mitzvah) del giorno è: “Rimuovere ogni traccia di pane lievitato alla sera del 14 di Nissan (vigilia di Pésach)… (Ma il primo  giorno – inteso della Festa di Pésach – dovrete rimuovere il cibo lievitato dalle vostre case. Shemòt 12, 15). Il precetto è ancora in voga oggi. Anzi, lo sarà tra breve. Ma torneremo sulla Pasqua ebraica.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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