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Adàr, 24 dell’anno 5778/ I simboli dell’ebraismo e il ciclo delle matriarche: Rachele (רחל)

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Shalom carissimi lettori di Vivi Israele. Oggi è il 24 del mese di Adàr dell’anno 5778. Siamo arrivati all’ultima delle quattro matriarche dell’ebraismo: Rachele (Rachel, רחל) che significa “pecorella”, quindi il nome è associato con l’aggettivo “mite”. Rachele era figlia minore di Labano (fratello di Rebecca), diventata sposa di Giacobbe (figlio di Rebecca: LEGGI QUI) e la sua sorella maggiore è Leah LEGGI QUI (prima moglie di Giacobbe).

Come abbiamo già avuto modo di vedere: Labano ingannò Giacobbe, facendo in modo che sposasse la figlia Leah, malgrado aspirasse a prendere come sposa Rachele. Ma il costume dell’epoca era quello di dare la figlia maggiorenne, in sposa, per prima.

Giacobbe lavorò, dunque, dallo zio Labano: sette anni per avere Leah (ma venne ingannato all’ultimo, pensando che si trattasse di Rachele) ed altrettanti per Rachele, quest’ultima considerata da una parte il simbolo della bellezza e dall’altra quello della donna amata.

Bereshit 29:17 Lea aveva gli occhi delicati, ma Rachele era avvenente e di bell’aspetto.

Per ricompensarla del rifiuto di Giacobbe, D*o le diede il dono della fertilità, tanto che ebbe sei figli e una figlia. Rachele, invece. rimase sterile per diversi anni, malgrado la sua serva Bilhah partorì due figli a Giacobbe. Alla fine D*o concesse a Rachele due figli: Giuseppe e più tardi Beniamino, con quest’ultimo che le costò la vita.

Rachele, infatti, lo voleva chiamare Ben-Oni (figlio del dolore), ma Giacobbe lo battezzò Beniamino (bastone della vecchiaia). A causa della sua fertilità ritardata, molte donne che hanno difficoltà ad avere figli, usano invocare il suo nome, affinchè possa intercedere.

Molti addirittura usano recarsi in pellegrinaggio sulla sua tomba, vicino a Betlemme – specie durante il mese di Elul, quello prima di Rosh HaShanah, nel periodo di luna nuova e nell’undicesimo giorno di Kheshvan, anniversario della sua morte – e avvolgere la tomba con un nastro rosso, per ricevere la sua benedizione alla fertilità.

La tradizione identifica Rachele come il principale simbolo dell’esilio degli ebrei. Non a caso, spesso Rachele viene chiamata “la nostra madre”, in quanto la sua compassione è di conforto agli ebrei vittima dell’esilio.

Nel corso dei secoli, foto della tomba di Rachele sono state appese in molte abitazioni di ebrei come simbolo di una speranza messianica e in segno di lutto per la distruzione del tempio.

Il precetto (mitzvah) del giorno è: “Riposare il settimo giorno” (E nel giorno di Shabbat, cesserai “di lavorare”). Ci troviamo nella sezione dedicata alle Feste e il precetto è tuttora in uso.

Nella foto: Rachele e Giacobbe

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