La Parashà della settimana: Vayakhel (ויקהל) e Pekudei (פקודי) a cura di...

La Parashà della settimana: Vayakhel (ויקהל) e Pekudei (פקודי) a cura di rav Shlomo Bekhor

549
0
SHARE

Shabbat Shalom, carissimi lettori di Vivi Israele, eccoci al consueto appuntamento con la parashah della settimana: Vayakhel ויקהל (Fece radunare) e Pekudei פקודי (Questo è il computo), a cura di rav Shlomo Bekhor, che ringraziamo. Le due parashot vengono lette assieme negli anni comuni (non bisestili).

La verità, tutta la verità…

David viene fermato da una macchina della polizia. Quando l’ufficiale di polizia arriva alla sua auto, David gli chiede: “Qual è il problema agente?”

Ufficiale: andava almeno a 70 km all’ora in una strada con il limite di 50 km.

David: No signore, stavo andando a 50.

La Moglie: Oh no David, andavi almeno a 70.

David dà a sua moglie un’occhiataccia.

Ufficiale: le dovrò dare anche una multa per la luce dei freni che è rotta.

David: luce dei freni rotta? Non sapevo di avere una luce dei freni rotta!

La Moglie: Oh David, ma lo sai da almeno due mesi.

David dà a sua moglie uno sguardo feroce.

Ufficiale: inoltre non indossa neanche la cintura di sicurezza.

David: Oh, l’ho appena tolta, quando lei mi ha fermato, agente.

La Moglie: Oh David, ma tu non indossi mai la cintura di sicurezza.

David allora si rivolge a sua moglie e grida: “Chiudi la bocca!”

L’agente si rivolge alla donna e dice: “Signora, ma suo marito le parla sempre in questo modo?”

La Moglie: “No, no, solo quando guida ubriaco…”

Facile O Problematico?

La costruzione del Mishkan (Tabernacolo) culmina nella porzione della Torà di questa settimana Vayak’hèl-Pekudè. Questa grande opera è descritta nella Torà come un flusso continuo di comandi, offerte e opere: Dio comanda a Moshè il quale presenta i progetti a Israèl che addirittura arriva a donare più del necessario (per la prima e l’ultima volta nella storia ebraica…!).

Apparentemente tutto ciò che Moshè deve fare è dire al popolo quando fermarsi. La costruzione procede secondo i piani e in soli sei mesi (pensiamo ai tempi delle grandi opere oggi!) il Mishkan è pronto.

Ma è proprio andata così “liscia” la storia? Forse non proprio! La tradizione orale midrashica ci viene in soccorso e ci racconta il “dietro le quinte” del racconto.

Il Midrash (Shemot Rabbah 51: 6) ci dice, in modo sconvolgente, che c’erano quelli che sospettavano Moshè di intascarsi i fondi delle offerte. Insolentemente alcuni gli chiesero di fare una contabilità per ogni grammo di ogni oggetto ricevuto.

Mentre ogni sorta di pettegolezzo cominciava a circolare tra la gente, del tipo: “Il rabbino guida una nuova BMW…
Chi ha pagato per la sua crociera alle Bahamas…? Come è riuscito a comprare la casa da 2 milioni di euro per la sua figlia…?
Fino a quando Moshè, umilmente, non presentò un resoconto dettagliato di ogni “euro” raccolto e speso per la costruzione del Tabernacolo, comprensivo dei ganci d’argento per i pilastri.

Solo allora le voci si calmarono. Sempre secondo il Midrash (Shemot Rabbà 52:4) altri ostacoli, nel processo di costruzione, furono le difficoltà per comprendere e applicare gli ordini di Dio. Ad esempio Moshè non riusciva a costruire la Menorà, da un unico blocco d’oro, quindi si rivolse a Dio che la creò Lui stesso.
Ancora, altre difficoltà sorsero quando arrivò il momento della vera e propria erezione del Mishkan.

Si scoprì che nessuno riusciva a sollevare i muri e tutti ebbero timore che il grandioso progetto sarebbe potuto fallire. Alla fine tutto si risolse grazie a un miracolo che permise a Moshè di sollevare le travi da solo.

Tutte queste parti della storia sono completamente ignorate dalla Torà scritta che ci presenta un’esperienza ideale: nessun problema tecnico, politico o fraintendimento, tutto perfettamente facile.

Come si giustifica una simile discrepanza tra le fonti? Se le tradizioni midrashiche presentano ciò che è successo, perché questi dettagli vengono ignorati nel testo biblico? La Torà ci insegna a reprimere fatti scomodi; ignorare la vera storia? E se sì, perché i rabbini nel Midrash “rovinano la festa” e ci tramandano nella Torà orale la parola di Dio che ha voluto nasconderci nella Torà scritta?

TERAPIA NARRATIVA

Questa apparente dicotomia tra le fonti scritte e orali (Torà vs Talmud e Midrash) si ripresenta nientemeno che all’inizio della creazione, in Genesi. I fatti della creazione, come riportati nella Torà, sembrano una navigazione piuttosto fluida: “Al principio Dio creò il cielo e la terra”, e in soli sei giorni tutto sarà terminato.. Il Talmud e il Midrash, tuttavia, ci dicono che persino Dio si imbatté in alcuni contrattempi inaspettati e dovette fare alcune serie modifiche. Ecco alcuni esempi.

Per cominciare, il Midrash riferisce (Bereshit Rabbà 8:5) che l’attributo della Verità si opponeva alla creazione e D*o ha dovuto “gettare via” la Verità per creare il nostro universo. Quando poi Egli creò la luce il primo giorno, sperando che avrebbe servito tutta la creazione, scoprì che essa era troppo grande e luminescente e dovette riporla come ricompensa per i giusti nel futuro (Talmud Khaghigà 12°).

E ancora, nel terzo giorno D*o ha progettato alberi con rami commestibili, ma gli alberi hanno disobbedito e prodotto solo frutti commestibili (Rashi Genesi 1:12). Mentre nel quarto giorno, il sole e la luna furono creati per essere uguali, ma la luna si lamentò che “due re non possono servire con una sola corona”, quindi la luna fu rimpiccolita (Talmud Khulìn 60b).
Addirittura il Venerdì, quando D*o ha voluto creare l’uomo, gli angeli in cielo si sono lamentati che sarebbe stato un errore fatale (Midrash Tehilim 8:2). Infatti, poco dopo, Adamo ed Eva disobbedirono al comandamento di astenersi dal mangiare i frutti dell’Albero della conoscenza.

Tuttavia, nessuno di questi “problemi” sono registrati esplicitamente nella Torà che addirittura riassume i sei giorni di creazione con queste parole meravigliose: “E D*o vide che tutto ciò che ha fatto era molto buono”.
Come possiamo dare un senso a questa discrepanza sorprendente?

Questa è La Vera Nostra Storia

La risposta è una lezione cruciale e profonda nella vita. Vige un principio generale nella Torà per cui non solo non si nasconde nulla a nessuno, ma neanche viene tollerata nessuna copertura. Proprio per questo che i Saggi si sono sentiti a proprio agio esponendo tutti i dettagli, anche i più “scomodi”.

Piuttosto, la Torà ci sta dicendo che quando si sviluppa una prospettiva adeguata alla propria vita, i problemi non sempre meritano di essere menzionati. Non perché non esistano, ma perché non definiscono la storia delle nostre vite, non ne fanno parte.

Nei fatti, sopra narrati, (creazione dell’universo e la costruzione del Santuario) sta accadendo, nello stesso tempo, qualcosa di incredibilmente catastrofico, sconvolgente, bellissimo e sorprendentemente miracoloso: l’infinito si fonde con il finito; l’impossibile diventa possibile, l’uomo incontra D*o e D*o incontra l’uomo. Dal vuoto cosmologico e dalla creazione infinita di Dio si sviluppa qualcosa: creature fatte dal nulla. La rivelazione divina nel mondo.

La stessa cosa succede quando D*o “pressa” la sua onnipotenza e infinita luce, sia dentro un Mishkan (Santuario) di pochi cubiti quadrati, sia dentro il cuore dell’uomo mortale.

Questa è la storia, questo è quello che è successo. Gli ostacoli sulla strada, per quanto siano veri, non costituiscono la storia, non perché non siano accaduti, ma perché non costituiscono l’essenza di ciò che è realmente accaduto; non dovrebbero e non possono, oscurare o addirittura smorzare il potere maestoso e la bellezza degli eventi più importanti e decisivi della storia.

La Torà ci sta insegnando come vivere. La vita è dura. Le cose veramente importanti sono, spesso, anche le più difficili: crescere e sostenere una famiglia richiede forza e coraggio; costruire un buon matrimonio è spesso oneroso e tortuoso; sviluppare una relazione con Dio può essere frustrante e solitaria. Anche se il matrimonio è pieno di attriti non bisogna farsi distrarre dalle difficoltà che sono elementi superficiali.

Molto spesso le cose non funzionano come noi speriamo: affrontiamo interi momenti fatti di avversità, dolori e perdite inaspettate; ci sono litigi, momenti di rabbia e battute d’arresto, malattie, depressione, povertà e confusione spirituale.

Ma abbiamo la scelta di non renderli la storia delle nostre vite. Certo, allevare i bambini è una sfida, ma quando guardi negli occhi amorevoli e fiduciosi del tuo bambino, lì vedi il miracolo D dell’esistenza, non le sfide che portano a quel momento. Quando ti connetti al tuo coniuge in un modo autentico con fiducia e rispetto, questo è il miracolo dell’amore che si svolge nella nostra vita.

Dopo un brutto periodo nel lavoro, tutto si dissolve davanti al potere di qualcosa di molto più grande molto più reale: la nostra crescita come esseri umani e la nostra capacità di aiutare gli altri con i nostri soldi e con la nostra esperienza.

Dobbiamo guardare le nostre vite e chiedere qual è la vera storia che sta succedendo qui? Le nostre vite sono solo storie di difficoltà e di lotta? Oppure facciamo parte di qualcosa di incredibilmente bello e grande? Se stiamo costruendo una casa per D*o; una famiglia ebraica che porta avanti i valori monoteistici di Abramo, un matrimonio amorevole; se stiamo aiutando delle persone; se abbiamo il privilegio di poter diffondere la Torà e di compiere le mitzvòt. Allora questa è la nostra storia, la nostra vita.

Anche le parti meno belle e difficili sono ovviamente vere e meritano di essere riconosciute come tali, proprio come il Midrash riconosce l’altra faccia della storia nella creazione e nel Mishkan. Dobbiamo affrontare ogni sfida e tentare di ripararla, ma non possiamo permettere che diventi la nostra storia.

In questi due fondamentali racconti della Creazione e Mishkàn abbiamo l’origine di ciò che è conosciuto oggi come terapia narrativa: ognuno di noi ha la possibilità di definire e riformulare la storia delle nostre vite. Quando ci svegliamo al mattino, abbiamo cinquanta cose da fare, la maggior parte non sono divertenti e alcune sono difficilissime e frustranti. Ma questa non è la storia.

La vera storia viene catturata nelle parole che un ebreo quando dice, nel momento in cui apre gli occhi: “Modè ani lefanekha … shehekhezarta bi nishmatì …” Grazie che sono vivo o Dio che mi ha restituito la mia anima per un altro giorno.
Questo è fantastico! Non lasciamo che i problemi e le difficoltà diventino la storia delle nostre vita. Rimaniamo concentrati sulla vera storia, in ogni momento possiamo costruire una casa per Dio nel nostro angolo di mondo e portare la redenzione un passo avanti.
Con l’arrivo di Mashiach, entrando nell’epoca della redenzione, ognuno di noi ha il compito di portare il mondo al suo stato desiderato. Tutto dipende dal contributo di ogni singolo individuo.
Ognuno ha una specifica missione in questo mondo che solo lui può realizzare, senza lasciarsi deviare dalle difficoltà come ci impariamo da Mosè nella costruzione del Tabernacolo.
Grazie alla sua visione positiva Mosè ha portato la luce infinita nella casa di Dio in terra. Questa opera verrà presto completata nel mondo intero, tramite il nostro lavoro seguendo l’esempio di Mosè, Amen.

Dedicato in onore del matrimonio di Yonatan e Rachel Nemni, S. Paolo Brazil. MAZAL TOV

Rav Shlomo Bekhor

SHARE
Previous articleAdàr, 22 dell’anno 5778/ I simboli dell’ebraismo e il ciclo delle matriarche: Leah (לאה)
Next articleAdàr, 23 dell’anno 5778/ I simboli dell’ebraismo e il ciclo delle matriarche: Rivqah (רבקה)
Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

NO COMMENTS

LEAVE A REPLY