“Lo sapevate… cos’è il temibile Dibbuk (דיבוק)?” – Shevat, 24, dell’anno 5778

“Lo sapevate… cos’è il temibile Dibbuk (דיבוק)?” – Shevat, 24, dell’anno 5778

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Boqer tov, carissimi amici. Oggi è il 24 del mese di Shevat dell’anno 5778. Lo sapevate cos’è il Dibbuk (דיבוק), figura folcloristica della cultura Yiddish? In pratica, è una spirito maligno che si attacca ai vivi e che prende possesso della loro personalità.

Un’anima “nuda” che non è in pace e non è soggetta a trasmigrazione e che deve trovare un corpo già occupato, reso vulnerabile dal peccato. Il Dibbuk, che può essere scacciato per mezzo dell’esorcismo, parla dunque attraverso una nuova voce e cambia la personalità dell’ospitante.

Con l’esorcismo, il Dibbuk esce dal dito mignolo del piede, ma prima deve essere individuato e bisogna fare un’opera di Tikkun (תיקון) ovvero di riparazione rettificazione, in modo che l’anima trovi pace e non si attacchi ancora a qualcuno.

C’è, ad esempio, una storia del XVII secolo, che parla di un uomo annegato in mare, dopo aver commesso adulterio, il quale lasciò dietro di sé una moglie che non poteva risposarsi, la quale divenne alla fine una prostituta.

Quest’ultimo venne prima inghiottito da una pesce e quindi abitò nel corpo di una mucca. Un ebreo che trovò strano il comportamento della mucca, la fece macellare in presenza di un giovane e lo spirito prese il possesso anche di questo. A quel punto fu necessario interpellare i rabbini per esorcizzare il giovane.

Si parla, quindi di un altro Dibbuk che prese possesso di una donna in preda all’ira, penetrando nella sua casa attraverso una porta che non aveva la Mezuzah. Un altro dibbuk era l’anima di un povero che  morì, dopo che gli era stato rifiutato il cibo da un addetto alla beneficenza.

Si narra che prese il corpo dell’addetto e che soltanto Isaac Luria fu in grado di espellere quel Dibbuk, ma a patto che l’addetto non guardasse una donna per tre giorni. Quando arrivò sua madre, tuttavia, la guardo e il Dibbuk tornò a soffocarlo.

Il precetto (miztvah) del giorno è: “Offerta della challà, la porzione di impasto da destinare al kohèn“. (Voi offrirete la prima parte del vostro impasto come dono. Bemidbàr 15, 20). Ricordiamo che il precetto non è più in vigore, lo era all’epoca del Tempio di Gerusalemme. Non tutte le mitzvòt, infatti, sono ancora oggi osservate, ma noi le elenchiamo ugualmente tutte.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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