Il concetto di “malocchio” nell’ebraismo: cos’è l'”ayin hara”, come difendersi ed evitare...

Il concetto di “malocchio” nell’ebraismo: cos’è l'”ayin hara”, come difendersi ed evitare di attaccarlo

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In ebraico si chiama “Ayin hara” (עין הרע), in italiano lo chiamiamo “malocchio”. In entrambi i casi ci riferiamo a un’energia negativa che si scatena, quando si guarda qualcuno o qualcosa con invidia o cattiveria.

Quello che riporto oggi è la traduzione di un articolo pubblicato su chabad.org, che spiega il significato del malocchio nella dottrina ebraica. Dunque, parliamo di qualcosa che va al di là della nostra superstizione o tradizione popolare. Nell’articolo si legge, infatti, che l’idea del malocchio, ma lo chiameremo “ayin hara”, si trova sia nel Talmud che nella legge ebraica.

Non a caso ci viene insegnato di non guardare il campo di grano del nostro vicino, per evitare di danneggiarlo con il malocchio. E’ anche tradizione non chiamare due fratelli o padre e figlio alla Torah, per evitare di attrarre troppa attenzione su una singola famiglia.

Tuttavia, prima di temere qualsiasi malocchio è necessario sapere come e quando quest’ultimo opera. L’ayin hara è legato al comandamento, secondo il quale: non dobbiamo provare invidia per il prossimo. Alcune leggende medievali ritengono che l’ayin hara sia una sorta di fenomeno fisico secondo il quale provocata dall’energia negativa emanata da una persona che guarda con invidia o cattiveria qualcosa o qualcuno.

Secondo il Rebbe Chabad: Rabbi Dover Schneuri, tuttavia non possiamo affermare che il malocchio si riferisca a un occhio fisico. Anche perchè come potrebbe un occhio organico, che non è dotato di intelligenza, a provocare del bene o del male?

Piuttosto, il malocchio si riferisce a una visione spirituale dell’intelletto, quindi all’occhio della mente. A questo punto cerchiamo di capire come funziona il malocchio. Molti, infatti, si sono domandati come possano lo sguardo negativo di una persona o il suo pensiero provocare un danno a terzi.

Secondo Chabad.org: D*o è il simbolo della bontà e come tale non giudica una persona nella maniera più rigida, ma quando qualcuno guarda con cattiveria o invidia la buona fortuna di un altro, sta essenzialmente chiedendo: “Perchè questa persona ha XYZ?”. Ciò risveglia il rigido giudizio della persona che pensa di meritare di più (dalla vita). Così, se esiste una sorta di peccato per questa disparità di trattamento, il malocchio lo amplifica e scatena un giudizio rigido contro la persona che ha ottenuto quel beneficio.

Per intenderci: quando la “Corte Divina” pesa meriti e peccati di una persona, possono scaturire giudizi sia buoni che cattivi. Cosa succede: quando parliamo del del bene, incanaliamo dell’energia positiva e quando guardiamo la negatività (anche degli altri), incanaliamo energia negativa pure noi. Ciò spiega per quale motivo il malocchio può colpire negativamente anche la stessa persona che lo scatena, perchè il giudizio divino si scagli contro entrambi e non soltanto contro chi è “accusato” di avere avuto di più.

Come difendersi, allora? Quando elogiamo qualcuno, la sua famiglia o i suoi averi, possiamo evitare di trasmettere il malocchio, facendo presente che non proviamo invidia verso di loro e benedirli, dicendo che il malocchio non avrebbe potere su di loro. In ebraico si usa la frase “Bli ayin hara” ovvero “Senza malocchio”, che suono come “kinnahora“. Anche nell’ebraismo si usano parecchi amuleti o rimedi per scacciare il malocchio.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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