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Ebraico Moderno e: “incubo” verbi, ecco un tutorial facile per imparare i 7 “binyanim”

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Premesso che l’ebraico – così come ogni lingua straniera – non si può imparare leggendo soltanto qualche dispensa, ho comunque pensato di creare qualche tutorial ad uso di chi già studia la lingua e vuole rinfrescare un po’ la memoria o vuole avere uno schema sottomano e di chi, invece, vuole farsi un’idea dell’ebraico moderno, prima di iniziare un corso.

Come ogni lingua che si rispetti, le “lacrime di sangue” arrivano sempre, puntuali, con lo studio dei verbi e l’ebraico non fa certo eccezione.

Il verbo, in questo caso, ha sette forme o percorsi, chiamati:  בנינים (binyanim) che tradotto significa costruzioni o edifici. Premettiamo che il verbo, in ebraico, è costruito su una radice trilittera (talvolta quadrilittera) a partire dalla quale si possono formare diverse costruzioni, a seconda che la funzione sia passiva, intensiva, causativa e via dicendo.

Una volta imparati i binyan, sarà, tuttavia, necessario dotarsi di apposito manuale (il più conosciuto è il “501 hebrew verbs di Shmuel Bolozky”) che offre la coniugazione di tutti i verbi, partendo dalla radice, con tutti i tempi, i modi etc… Per ogni verbo vi dice pure a quale binyan appartiene e così via.

Perchè, come vedrete, ogni binyan ha alcune caratteristiche che lo distinguono dagli altri e, con un po’ di esperienza, riuscirete subito (o quasi) a capire a quale binyan appartiene un verbo ad una semplice lettura. Non tutti i verbo devono per forza, avere i sette binyan. Solitamente ne hanno qualcuno.

Cominciamo.

1) PO’AL QAL  (פועל קל)

La parola po’al significa verbo e ometteremo di riscriverla anche per le altre forme verbali. Come dice la parola (Qal: semplice, leggero etc..) questo è il binyan che esprime un’azione semplice. indicherò il verbo all’infinito, perchè in Italia siamo abituati a studiarli con questa forma base, ma in ebraico, di default, si usa la terza persona maschile al passato, anche per la ricerca sul vocabolario. Non troverete mai l’infinito.

Appartengono, dunque, a questo binyan, ad esempio:

mangiare (לאכול) le’khol; andare (ללכת) lalekhet oppure fare (לעשו) la’asot

2) NIF’AL (נפעל) 

Non è altro che la forma passiva del binyan Qal. La caratteristica principale del nif’al è l’aggiunta della nun “נ” davanti alla prima lettera della radice, sia nel passato che nel presente. E’ invece assimilata nel futuro e nell’imperativo.

Esempio

Qal שבר (shavar, ha rotto)

Nif’al: נשבר (nishbar, si è rotto o si ruppe)

3) PI’EL (פעל)

Questo binyan esprime un’azione intensiva o intenzionale. La caratteristica principale è la presenza del dagesh (segno diacritico rappresentato da un puntino dentro la consonante, che tra l’altro ha il potere di cambiare il suono alla stessa) nella seconda lettera della radice. Così come il dagesh, c’è anche il mappiq: stesso segno diacritico ma con funzioni diverse. Da sottolineare che mappiq e dagesh non vengono mai rappresentati nella scrittura ordinaria, quindi non vocalizzata. Per capire meglio la differenza tra scrittura vocalizzata e non vi rimando a questo mio tutorial (CLICCA QUI) pubblicato su Vivi israele.

Esempio

Qal למד (lamad, ha imparato),

Pi’el: למּד (limed, ha insegnato) nella scrittura non vocalizzata, per non confedere si scrive una yod tra mem e lamed.

4) PU’AL (פעל)

Passivo del pi’el. La caratteristica principale di questo verbo, oltre al dagesh nella secondo lettera della radice e la vocalizzazione della prima lettera della radice, in tutti i tempi, con una “kubutz” (קֻבּוּץ), vocale che corrisponde alla nostra “U”. In questo caso, kubutz è la lettera “ק” (Qof) che vedete scritta con i tre puntini qui sopra, il segno caratteristico di questa vocale.

Pi’el הוא שבר את החלון (hu shiber et hakhalon, egli ha rotto la finestra)

Pu’al: החלון שבר (hakhalon shubar, la finestra si è rotta) in questo caso la lettera shin ש ha il segno diacritico kubutz, mentre all’interno della bet ב c’è il dagesh.

5) HIF’IL (הפעיל) 

E’ la forma causativa del verbo qal. In questo caso: il soggetto della frase sta “causando” un oggetto a fare o diventare qualcosa. Ad esempio, il verbo dettare che significa “causare una lettere ad essere scritta”; oppure allargare che vuol dire “causare all’edificio di allargarsi” o ancora vestire un ragazzo che significa “causare al ragazzo di indossare qualcosa”.

La caratteristica principale dell’hif’il è la presenza di una ה (he) che precede la prima lettera della radice che viene conservata nel passato e nell’imperativo, ma salta nel presente e nel futuro.

Qal הוא גדל (hu gadal, egli è cresciuto)

Hif’il: הוא הגדיל את הבית (Egli ha allargato la casa)

6) HUF’AL (הפעל) passivo dell’hif’il

E’ la forma passiva del hif’il. La caratteristica principale di questa costruzione è la presenza di una he vocalizzata con qamatz qatan (הֳ questa ma senza lo shva, i due puntini). Questo costrutto, tra l’altro, non ha imperativo, infinito e nome verbale.

Un esempio è il verbo indossare: ללבוש (lilbosh)

7) HITPA’EL (התפעל)

hitpa’el, forma riflessiva del qal e pi’el. Esprime, dunque, la funzione riflessiva o reciproca del verbo qal e pi’el. Indica che il soggetto del verbo è nel contempo: colui che esegue e colui che riceve l’azione.

Ci sono, tuttavia, alcuni verbi che si usano per indicare azioni semplice, anche se il costrutto può trarre in inganno. Ad esempio: להתפלל (lehitpalel) che vuol dire pregare. Caratteristiche principali di questo costrutto sono: la presenza del dagesh nella seconda lettera della radice e il prefisso הת (hit), ma mentre la “ת” si mantiene in tutti i tempi, la “ה” si toglie nel presente e nel futuro

Esempi del verbo hitpa’el sono: להיתלבש (lehitlabesh) essere vestito oppure להיתוסף (lehitosef) aggiungersi.

Un paio di esempi di coniugazioni di verbi

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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