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La Parashà della settimana “Vayekhì” a cura di rav Shlomo Bekhor

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Eccoci, carissimi lettori, all’appuntamento con la Parashà della Settimana, a cura di rav Shlomo Bekhor. Ne approfitto per augurarvi uno Shabbat sereno e di pace

Quando nostro padre Giacobbe era sul letto di morte, circondato da tutti i suoi figli, improvvisamente sentì che la presenza divina, la Shechinà, si allontanava da lui. Fu sopraffatto dal timore che uno dei suoi figli, presenti nella stanza, stesse vivendo una vita immorale.

Per questo Giacobbe pensava che la Shechinà lo avesse lasciato. Il vecchio padre affrontò i suoi figli chiedendo se forse uno di loro avesse corrotto le sue vie, tradito i valori che lui aveva tentato di inculcare, dentro di loro.

I suoi figli gli risposero con la più famosa dichiarazione ebraica: ‘Shema Yisrael Hashem Elokenu Hashem Echad‘, Ascolta Israele (Il nome di Giacobbe era Israele) il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno; “Keshem Shein Belibchà Ela Echad, Kach Ein Belibeinu Ela Echad”, Proprio come nel tuo cuore c’è solo Uno, così anche nel nostro cuore c’è solo Uno “.

Giacobbe gli rispose e disse: “Baruch Shem Kevod Malchuto Leolam Vaed – Benedetto sia il glorioso Nome del Suo regno per sempre e in eterno” (Talmud Pesachim 56a).

La loro risposta solleva una domanda. Ascoltiamo attentamente le loro parole: “Proprio come nel tuo cuore c’è solo uno, così anche nel nostro cuore c’è solo uno”. La prima metà della loro affermazione sembra superflua. Sappiamo che nel cuore di Giacobbe c’era un solo Dio. Questo era un fatto che non poteva essere discusso, poiché nessuno sospettava del cuore e della fede di Giacobbe. Quindi la domanda, in realtà, era cosa stesse succedendo nel loro cuore? Tutto quello che dovevano dire era: “Ascolta padre, nel nostro cuore c’è solo uno!”

La risposta è che in questa espressione hanno incapsulato uno dei grandi temi dell’educazione. La prima metà della loro frase non era superflua. I figli di Giacobbe stavano spiegando, perché il loro padre non aveva bisogno di temere del destino morale dei suoi figli.

“Giacobbe, nostro padre, se c’è uno nel tuo cuore”, dissero i figli al padre, “puoi essere certo che anche nei nostri cuori c’è solo uno”. I figli sono lo specchio del cuore dei loro genitori, non delle loro parole. Dal momento che nel tuo cuore c’è uno (un solo Dio), anche il nostro cuore è saturo dell’unico Dio vivente.

L’ESSENZA DELL’EDUCAZIONE: IPOCRISIA!

Troppo spesso, i genitori pensano di poter trasmettere dei valori ai loro figli, senza interiorizzare questi valori nelle loro vite quotidiane. Insegnano ai loro figli l’integrità, la fede, l’amore e la disciplina, ma non necessariamente incarnano questi stessi principi.

Predicano di un Dio che non li migliora. Parlano contro la rabbia, l’animosità, l’invidia e l’egoismo, ma spesso anche loro sono preda di questi sentimenti.

Questa finta coerenza, di solito, non inganna i bambini. Essi, infatti non rispondono a ciò che i genitori dicono, ma a cosa fanno e a chi realmente sono. I valori sono (ahimè) come i raffreddori: vengono trasmessi, non insegnati. Se nel tuo cuore c’è Uno, nel nostro cuore ci sarà anche Uno.

Solo quando i nostri bambini sperimentano, sia consapevolmente, sia inconsciamente, la nostra purezza e integrità, i principi che plasmano i genitori continueranno nella vita dei figli. Potrebbero volerci alcuni anni o qualche decennio, ma i semi piantati dal nostro cuore al cuore dei nostri figli produrranno i risultati.

I politologi hanno scoperto che l’80% delle persone adulte ha lo stesso orientamento politico dei loro genitori. Praticamente nulla è più predittivo della nostra ideologia politica. Essa è spesso simile a quella dei nostri genitori. Questo è un fattore più determinabile del reddito, dell’istruzione o di qualsiasi altro parametro sociale.

Ipocrisia

Alla domanda sulla più grande sfida che affronta oggi, il preside, di una delle più grandi scuole superiori ebraiche negli Stati Uniti, ha riferito questo pensiero: “I genitori spendono migliaia di dollari l’anno in lezioni per mandare i loro figli nella nostra scuola dove, insieme alla matematica e chimica, ci si aspetta che insegniamo qualche etica di base. Poi, la domenica, i genitori portano i loro bambini in un parco di divertimenti e mentono sulla loro età per risparmiare cinque dollari sul biglietto d’ingresso. Per salvare cinque dollari, distruggono un’istruzione di $ 15.000”.

La maggior parte dei genitori e degli insegnanti si rende conto che i valori e le prospettive devono essere inculcati attraverso un esempio personale. Tuttavia, a volte, cerchiamo di costruire nei nostri figli e studenti delle routine comportamentali che non abbiamo ancora padroneggiato personalmente.

Insistiamo affinché i nostri figli mangino correttamente, anche se ci nutriamo di caffè e croissant. Insistiamo sul fatto che non si siedano davanti alla TV per ore, mentre noi non facciamo di meglio. In breve, troviamo più facile lavorare sui nostri figli che su noi stessi e delle volte ci comportiamo così inconsapevolmente.

Questa ipocrisia ha risultati disastrosi: troppi bambini considerano legittimamente i loro genitori e insegnanti come non sinceri. Questa mancanza di un esempio di vita corretto e coerente cresce gradualmente fino a quando, intorno ai 12-15 anni, si frantuma la fiducia e la relazione tra genitore-figlio o insegnante-studente. Conseguentemente i bambini iniziano a rifiutare l’autorità morale degli adulti nelle loro vite. Si isolano emotivamente da genitori e insegnanti e iniziano a prendere le proprie decisioni (spesso autodistruttive).

Educare=Esempio Vivente

In un famoso studio, circa la trasmissione di valori dai genitori ai figli, è stata posta la seguente domanda a molti bambini: cosa vorrebbero i tuoi genitori che diventassi da grande? Ti vorrebbero ricco, intelligente, famoso o buono? La maggior parte dei bambini, di varia estrazione sociale, demografica e culturale, ha risposto che i genitori vorrebbero che i figli diventino ricchi, intelligenti o famosi. Queste erano le scelte più importanti!

Mentre la caratteristica che si collocava al livello più basso era “buono”. Ironia della sorte, i genitori hanno risposto che preferivano “buono” come la caratteristica preferita per il loro bambino.

Perché c’era questa incongruenza tra il desiderio dei genitori e la percezione dei loro figli? La risposta potrebbe essere che la predicazione ai bambini richiede una pratica parallela da parte dei genitori. La vera bontà non è insegnata nei libri, bensì è trasmessa da un esempio vivente.

I genitori possono dire ai loro figli di essere soprattutto brave persone, ma cosa sentono i figli dai loro genitori? I genitori mettono veramente la bontà al di sopra di ogni altra comodità?
Se vogliamo toccare il cuore dei nostri bambini dobbiamo assicurarci che il nostro cuore sia stato toccato e sia pienamente sensibile ai valori che vorremmo trasmettere ai figli.

Dobbiamo lavorare, non solo sulla nostra parte cosciente, anche sulla nostra identità inconscia. I bambini spesso rispondono all’inconscio dei loro genitori, piuttosto che ai loro sé coscienti.
Questo era il messaggio dei figli di Giacobbe al loro padre: nel nostro cuore c’è solo Uno, poiché le nostre anime riflettono e rispecchiano la TUA anima, dove c’è solo Uno. Questo è vero per ogni genitore e insegnante.

Come il famoso detto:
I genitori dicono ai loro bambini: “Fate quello che vi diciamo di fare e non fate quello che noi facciamo…”

Purtroppo i figli fanno l’opposto ovvero ciò che i genitori fanno e non quello che gli dicono di fare. In base al modello di educazione ricevuto, loro diranno ai loro figli, a loro volta, di non fare quello che fanno… come il gatto che si morde la coda…

Rav Shlomo Bekhor

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