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Tevet, 10 dell’anno 5778/ I simboli dell’ebraismo (1a parte): מגן דוד (Scudo di David)

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Shabbat shalom, carissimi lettori. Oggi è l’11 del mese di Tevet dell’anno 5778. Il simbolo dell’ebraismo del giorno è il מגן דוד (Maghen David) ovvero lo “Scudo di David“.

Tutti associano Israele alla famosa “Stella di David“. Innanzitutto, dobbiamo precisare – ed è molto importante farlo – che non si tratta di una “stella”, ma di uno “scudo”. Non solo perchè lo dice il nome – “maghen” significa scudo – ma anche per la sua “forza” in grado di allontanare le energie negative.

Cominciamo ad approfondire la complessa storia di questo nuovo simbolo, conosciuto anche come “Stella a sei punte” o, più raramente, “Sigillo di re Salomone“.

Trattandosi di un argomento tanto affascinante, quanto lungo, lo divideremo in due parti. La seguente è la prima.

Per quanto, oggi, venga considerato simbolo indiscusso dell’ebraismo, ma ancora di più dell’identità ebraica: è soltanto da un paio di secoli che il Maghen David ha acquisito questo status.

Prima, infatti, era associato, più che altro, alla magia o alle insegne di alcune famiglie e comunità. L’origine di questo simbolo resta molto dibattuta ed ha dato origine a molte diatribe.

Vuoi per la sua geometrica simmetria, ma il famoso esagramma ha acquisito grande popolarità, sin dal passato. Gli antropologi, ad esempio, sostengono che il triangolo rivolto verso il basso rappresenti la sessualità femminile e quello rivolto verso l’alto, quella maschile. Combinati assieme i due traingoli simboleggiano l’armonia e l’unità. In Alchimia, rappresentano il fuoco e l’acqua e, combinati assieme, la conciliazione degli opposti.

E’ interessante notare come alcuni alchimisti medievali adottarono un gioco di parole del Talmud: esh mayim: אש מים, un ossimoro che indica l'”acqua ardente” (il famoso fuoco che non brucia), dal quale si ricava anche la parola שמים (shamaim) ovvero cielo, che in senso figurato rappresenta il “paradiso”. Tutto ciò per dimostrare la compenetrazione tra i due regni (ne parla approfonditamente il kabbalista Gershom Sholem nel suo libro “La Stella di David, storia di un simbolo” (The Star of David: history of a symbol).

Chi ha qualche rudimento di Alchimia avrà già inteso la correlazione tra zolfo e mercurio (il fuoco e le acque mercuriali); chi, invece, è ancora più ferrato in materia saprà che il Maghen David rappresenta la compenetrazione e la conciliazione dei quattro elementi che troviamo in natura: fuoco, aria, acqua e terra, da qui l’alto potere simbolico.

Ma non divaghiamo. La più antica traccia del MD risale al sesto secolo a.e.v., con un sigillo rinvenuto nell’antica Palestina. Otto secolo più tardi, lo ritroviamo nel fregio di una sinagoga a Cafarnao, ma probabilmente aveva valore ornamentale. Nel medioevo questo simbolo compare spesso nelle chiese, ma raramente nelle sinagoghe o negli oggetti rituali ebraici. E’, infatti, la menorah il principale simbolo dell’ebraismo, fino al periodo post rinascimentale.

Malgrado i tentativi di trovare un legame del maghen David col re Davide, oppure con Bar Kokhba (figlio della stella) e la ribellione del 135 e.v. contro l’esercito romano o con alcuni kabbalisti, in particolare Isaac Luria (del XVI secolo), non c’è alcun documento che ne attesti questa provenienza. L’uso di questo simbolo, dunque, sembra risalire al XI secolo e.v., limitatamente alla kabbalah pratica (la magia ebraica). Molti associano questo simbolo al Sigillo di Re Salomone, utilizzato per controllare demoni e spiriti, all’epoca in cui all’interno dello scudo erano incise le quattro lettere sacre (il tetragrammaton) che compongono il nome di D*o.

Negli amuleti medievali, e nelle pratiche magiche dell’epoca, l’esagramma diventa un pentagramma (stella a cinque punte) inciso dentro un cerchio. Sul valore del pentagramma si rimanda ad altri studi, ma in linea di massima: con una punta in alto, rappresenta l'”uomo”; con le due punte in alto e una in basso rappresenta il “male”.

Quelle di Davide e Salomone – che utilizzavano la “Stella di David” per difendersi dalle potenze del male – sono leggende che si diffondono soprattutto in epoca medievale. Secondo alcuni testi di magia dell’epoca lo scudo veniva inciso assieme ai 72 nomi di D*o o con la scritta “Shaddai” (onnipotente) o con i nomi di alcuni angeli.

Terminiamo qui la prima parte e mi auguro di non avervi annoiato.

Il precetto (mitzvah) del giorno è: “Precetto dell’acqua di purificazione, che ha la proprietà di rendere impura una persona che la versa e che è efficace soltanto per chi sia diventato impuro per un morto” (E chi è impuro verserà sulla persona impura… Bemidbàr 19, 19)

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