Kislev, 28 dell’anno 5778/ I simboli dell’ebraismo e la mitzvah del giorno:...

Kislev, 28 dell’anno 5778/ I simboli dell’ebraismo e la mitzvah del giorno: חמסה (Hamsa)

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Shavua tov, carissimi lettori. E’ il 28 del mese di kislev dell’anno 5778. Usciamo pian piano anche da questo Shabbat, che mi auguro sia stato di pace e serenità. Oggi siamo alla seconda puntata di questa mia nuova rubrica, che fonde la “Parola del giorno”, con i simboli dell’ebraismo, che conosceremo, uno alla volta.

Per l’ebreo osservante, che sicuramente già li conosce può essere un modo per approfondire alcuni concetti; mentre per chi non è ebreo, o non è osservante, è un modo per conoscerli. Se domandassimo: “Quali sono i simboli dell’ebraismo?”. Quanti ne sapreste elencare? Sono davvero tanti, malgrado ci vengano in mente sempre gli stessi.

Oggi parliamo della חמסה (khamsah o hamsa) parola che non ha una traduzione in italiano, ma che ci riporta alla parola חמש (khamesh) che vuol dire cinque.

La parola infatti indica una forma di mano utilizzata come amuleto per scacciare il malocchio. E’ un’usanza che ha origine tra gli antichi canaaniti, fenici e filistei, che indossavano questa “mano di Baal” (delle corna che riproducevano il dito indice e il mignolo) attorno al capo per proteggersi dal male.

Oggi la hamsa rappresenta la mano protettiva di D*o e, a seconda della tradizione, viene denominata la “mano di Miriam” (ebrei), “mano di Fatima” (musulmani) o “mano di Maria” (cristiani), segno della sua larga diffusione nel bacino del Mediterraneo.

Resta il fatto, però, che gli ebrei furono i primi a utilizzare questo amuleto. Nell’Islam, ad esempio, la hamsa compare con la sorella di Maometto (Fatima). Spesso la hamsa reca, al centro, la forma di un occhio.

Quest’ultimo indica, secondo alcuni, il vigile occhio di D*o; secondo altri, l’occhio di D*o il cui compito è di scacciare il male. Raramente, le hamsa hanno sei dita, forse nel rispetto del divieto di “idolatria”.

Shemòt 20:4 “Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra”.

Il simbolo della hamsa, grazie ai sefarditi di Israele, ha trovato diffusione anche tra gli ebrei occidentali. Il precetto (mitzvah) del giorno: “Il nazireo deve lasciarsi crescere i capelli” (Ed egli lascerà crescere sul suo capo i riccioli dei capelli. Bemidbàr 6,5).

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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