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La maldicenza nell’ebraismo paragonata all’omicidio e considerata causa della lebbra

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Se c’è un concetto sul quale l’ebraismo non transige, è proprio quello della “maldicenza”. La cosiddetta “Lashon harà” (לשון הרה) ovvero lingua del male o malelingua, mentre il termine “maldicenza” è: רכלנות (rachlanut).

Nell’annunciarvi che la “parola del giorno” di domani riguarderà un proverbio legato a questo termine (ma non anticipo altro), oggi vorrei brevemente affrontarne il contenuto di questo concetto, secondo la saggezza ebraica.

In questo caso, interessante è la definizione che ne dà Roberto Della Rocca, nel suo “Con lo sguardo alla Luna”. Secondo La Rocca, infatti: il fonema “davar” (che vuol dire “parola”), esprime molto bene la forza costruttiva o distruttiva del linguaggio. Ma attenzione, perchè “davar” può essere letto “déver”, peste o “devìr” la parte interna del santuario. Parola, dunque, che può uccidere o elevare.

Riguardo l’etica nell’ebraismo importante autore è Rabbi Kagan, che più di ogni altro si è dedicato alla maldicenza, con due opere “Chafet chayim” (ricerca, desiderio di vita) e “Shemiràt halashòn” (il controllo della lingua). La maldicenza per gli ebrei è considerata alla stregua dell’omicidio.

La tradizione rabbinica individua nella maldicenza la causa addirittura della “tzaraat” ovvero lebbra. Come nel caso di Miriam che viene colpita dalla lebbra per avere sparlato di Mosè in sua assenza. È rabbi Moses ben Samuel, nel “Chatam Sofer” ad approfondire i rapporti tra lebbra e maldicenza.

I tre sintomi della “tzaraat” sono collegati con altrettante caratteristiche della maldicenza. “Seeth”, protuberanza, chi fa maldicenza per gonfiarsi rispetto agli altri; “Sappachat”, scaglia, chi fa maldicenza per essere accettato da un gruppo e “Baheret”, macchia lucida, chi fa maldicenza per discolparsi da qualcosa, proiettando su altri le proprie responsabilità.

Nella Bibbia la maldicenza è assimilata alla freccia mortale, che è peggio della spada. Quest’ultima, una volta sguainata la si può anche trattenere, la freccia: no. Si ritiene che chi separa le persone con la maldicenza debba a sua volta essere separato, per poter riflettere e fare teshuvà.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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