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Il “fantastico” mondo di Chouchani: il mendicante che parlava settanta lingue e insegnava il Talmud

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Ci sono molti ebrei conosciuti in tutto il mondo, nei più disparati campi. Si va dal cinema, alla musica, alla tecnologia, all’economia e via dicendo. Ma ce n’è uno, in particolare, che mi affascina più di tutti gli altri, per il mistero che lo avvolge e per la sua personalità.

Un uomo, probabilmente un rabbino, attorno al quale si è creata una leggenda. Forse, a voler essere sinceri: Chouchani, o Shushani, non è poi così conosciuto come pensiamo, malgrado uno dei maggiori pensatori ebrei contemporanei italiani, Haim Bahahier, gli abbia dedicato un libro “La Valigia quasi vuota”, avendo avuto occasione di incontrarlo da piccolo.

Ma chi è questo Chouchani? Di preciso non lo sa nessuno. Il mistero inizia già dal suo nome: che potrebbe significare: originario di Shush (l’antica Susa, capitale del regno di Elam.

C’è, poi, chi ritiene che si chiamasse Mordechai Rosenbaum, mentre il professor Shalom Rosenberg dell’Università ebraica di Gerusalemme sostiene che il suo vero nome fosse Hillel Perlmann.

Non sappiamo quasi nulla di lui, se non che è comparso sulla scena, a Parigi, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale ed è stato docente di un ristretto numero di personaggi, poi distintisi nell’Europa post bellica, tra cui Emmanuel Lévinas ed Elie Wiesel.

La sua anima è quella di chi può, finalmente, “tacere” per sempre. E’ l’impersonificazione dello “schnorrer“, termine yiddish che designa il “mendicante”. Ma non un “barbone” qualsiasi, visto che le maggiori personalità dell’ebraismo contemporaneo facevano a gara per ospitarlo in casa o per trascorrere con lui qualche Shabbat.

Aveva l’aspetto trasandato, Chouchani: gli abiti logori e l’odore un po’ forte. L’aspetto era un po’ repellente. Ma attenzione. Nessuno l’aveva mai visto su un libro, eppure si racconta che impartisse lezioni di matematica, di fisica, economia o filosofia, anche all’Università.

Questo “mendicante” padroneggiava, più o meno correntemente, alcune decine di lingue (c’è chi sostiene addirittura settanta) e impartiva pure lezioni di Talmud.

Appunto per questa sua sapienza, unitamente all’umiltà che lo circondava, c’era chi lo considerava un profeta dei nostri giorni. Di lui, ripeto, si sa poco o nulla. Soprattutto, non esistono tracce. Sembra che sia morto nel 1968 e che la sua salma sia sotterrata a Montevideo, in Uruguay.

Ma non si esclude che sia ancora vivo, cosa molto improbabile. La sua lapide, pagata e incisa da Elie Wiesel recita (in ebraico): “Il savio maestro Chouchani di benedetta memoria. La sua nascita e la sua vita sono chiuse in un enigma“.

Nella sua valigetta, che portava sempre con sé, c’erano alcuni appunti di economia e una forchetta. Da qui il nome del libro. Qualcuno racconta che in realtà Chouchani fosse un uomo tanto ricco, che avesse accumulato un’immensa fortuna. Ma a quale ricchezza si riferiscono? E’ un mistero che non risolveremo mai.

A monsieur Chouchani è stato dedicato anche un sito: www.chouchani.com; mentre il giornalista francese Salomon Malka nel 1994 ha pubblicato un libro su di lui intitolato “Monsieur Chouchani: L’enigme d’un maitre du XXe siecle” (Il signor Chouchani: L’enigma di un maestro del XX secolo).

Foto tratta da Chouchani.com

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