Home Ebraismo La parashà della settimana: “Lekh Lekha”/ a cura di Rav Shlomo Bekhor

La parashà della settimana: “Lekh Lekha”/ a cura di Rav Shlomo Bekhor

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Shabbat Shalom, carissimi lettori, eccoci al nostro secondo appuntamento dell’anno 5778 con la Parashà della Settimana, a cura di Rav Shlomo Bekhor, che ringrazio per regalarci anche questa settimana “pillole” della saggezza ebraica.

Prefazione

Oggi è il 7 di Kheshvan il giorno che chiediamo le piogge in Israele, in diaspora le chiederemo la sera del 4 Dicembre. Infatti da Shemini Atzeret iniziamo solo a lodare Ha-shem che ci manda le piogge, ma ancora non le chiediamo finché il popolo di Israel non è tornato a casa sua. Questo per evitare di fare viaggiare un solo individuo, durante il ritorno da Yerushalayim sotto la pioggia.

Perciò solo dopo due settimane, da quando lodiamo per le piogge, iniziamo a chiederle concretamente. Poiché l’ebreo che abitava più lontano da Yerushalayim (ad es. nella città di Tzfat) ci metteva due settimane per arrivare a casa sua.

Però la cosa è strana è il fatto che le piogge sono fondamentali per gli abitanti di Israel, fino al punto che se ritardano le piogge si stabiliscono dei digiuni etc.

La domanda è come si può ostacolare un’esigenza importantissima di un popolo intero, solo per accontentare un singolo che non è ancora arrivato a casa sua.

La risposta la troviamo nella grande importanza che l’ebreo da all’amore e all’unità di tutto Israel: quando uno sa che c’è anche un solo fratello ancora in viaggio, egli non riesce a fare un’azione (pregare per le piogge) che potrebbe danneggiare un solo viaggiatore che ancora non è arrivato a casa sua ad Akko (uno dei luoghi più lontani).

Questo sentimento fa sì che nessuno sente neanche il bisogno della pioggia, perché un mio beneficio non può darmi gioia, se nuoce a un singolo.

In altre parole chiedere le piogge prima del 7 di Kheshvan portano un sentimento di dolore, solo per il fatto che queste causeranno un leggero fastidio all’ultimo fratello che rientra dalla città santa. Per questo fino al 7 Kheshvan non si può pensare di chiedere le piogge, perché fino a questo giorno non si sente neanche il bisogno della pioggia.

La Parashà “Lekh Lekha”

Questo Shabbàt leggiamo la parashà di Lekh Lekhà dove Ha-Shem promette ad Avrahàm il possesso della terra di Israel grazie al precetto della circoncisione.

Perciò tutte e due sono patti in eterno: come la milà è osservata in eterno in ogni generazione, così anche la terra di Israèl appartiene a Israèl in eterno e nessuno al mondo potrà mai modificare la Sua volontà. Riporto qualche commento dalla parashà inerente a questo.

Dopo questi eventi la parola di Ha-Shèm fu [rivolta] ad Avràm in una visione dicendo:”Non temere, Avràm: Io ti sono scudo, la tua ricompensa è molto grande!“. (Bereshìt 15, 1)

Dopo questi eventi: il termine devarìm può significare anche fatti, parole o cose. Gli eventi sono i miracoli di cui Avràm aveva beneficiato durante la guerra contro i re. Pensando che tutti i suoi meriti fossero ormai esauriti, egli temeva che in futuro non gli spettasse più alcuna protezione divina (Bereshìt Rabbà 44, 5; Targùm Yonatàn; Rashì).

Inoltre, i successori dei re sconfitti avrebbero potuto mettere insieme nuovi e più potenti eserciti e vendicarsi di Avràm (Rambàn). Per questo Ha-Shèm gli apparve e lo rassicurò, dicendogli di non temere nulla.

Io ti sono scudo: non temere alcuna punizione per aver ucciso delle persone (Bereshìt Rabbà ibid.;Pirké Derabbì Eli’èzer cap. 27; Rashì) e sappi che la tua ricompensa sarà molto grande (Bereshìt Rabbà ibid.; Rashì).

Questa promessa ci accompagna fino a oggi, nella preghiera della ‘Amidà (Shemoné ‘Essré), in cui, nella prima benedizione, Ha- Shèm viene definito Scudo di Avrahàm.

La khassidùt spiega che Avrahàm è l’incarnazione della bontà (khèssed) illimitata. Per quanto sia cosa grandiosa, essa nasconde un pericolo: lo scopo dell’uomo e del mondo è, infatti, sottomettere il male; se la bontà prevale illimitatamente e senza moderazione, risulta impossibile combattere perché pensi solo a fare del bene, e quindi non si può sconfiggere il male.

Ne deriva quindi che il dominio della bontà assoluta impedisce in qualche modo il raggiungimento dello scopo finale. Per questo Ha-Shèm pone uno scudo dinanzi alla bontà di Avrahàm, per moderarla e limitarla, rendendo possibile la lotta contro il male e la sua sconfitta (Torà Or).

(Tratto dal volume Bereshìt, Edizioni Mamash, Parashà Lekh lekhà, p.155)

Rav Shlomo Bekhor

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