FILM/ Da Harvard all’Esercito: la storia dell’ufficiale Yony Netanyahu, morto da eroe...

FILM/ Da Harvard all’Esercito: la storia dell’ufficiale Yony Netanyahu, morto da eroe a 30 anni

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Oggi voglio farvi un bel regalo. Sì, perchè se è davvero il pensiero quello che conta, vi propongo un film (in lingua inglese) che a me è piaciuto tantissimo e che temevo di non ritrovare più. Poi, come per incanto, eccolo spuntare su youtube. Si tratta di “Follow me“, un documentario sulla vita di uno tra i più promettenti ufficiali dell’esercito israeliano, ma la cui vita è stata spezzata all’età di trent’anni, durante una delle più epiche operazioni, quella di Entebbe.

Parliamo di Yoni Netanyahu, fratello del premier Benjamin. Non so quanto il paragone possa essere azzeccato, ma la sua figura mi ricorda molto quella del pilota di Formula 1, Ayrton Senna. A parte la giovane età in cui ci hanno lasciato – a 30 e 34 anni – entrambi sono accomunati dal fatto di essere morti come גיבורים (ghiborim) ovvero “eroi”.

Prima di vedere il documentario, tuttavia, vi voglio illustrare una sua breve biografia, in modo che vi possa guidare nella visione del filmato.

Yoni Netanyahu nasce il 13 marzo del 1946 a New York. I suoi genitori: Benzion e Cela lavorano alla creazione di uno Stato ebraico per conto della New Zionist Organization. Membro di una delegazione guidata da Vladimir Jabotinsky, Benzion vola negli Stati Uniti e dopo la morte di Jabotinsky (1940), il (all’epoca ancora futuro) padre di Yoni assume la leadership del movimento negli Usa.

I nonni paterni di Yoni (Nathan e Sarah Mileikowsky) si stabilirono in Palestina nel 1920, quando Benzion aveva 10 anni. I nonni materni, invece (Benjamin e Hannah-Malkah Segal) si spostarono in Palestina dagli Stati Uniti, nel 1911. Yoni (all’epoca di due anni) e i genitori tornano in Israele, in occasione dell’Indipendenza (1948). Il papà diventa editore della “Hebrew Encyclopedia”.

All’inizio, la famiglia si stabilisce a Talpiot, sobborgo di Gerusalemme, dove nascono Benjamin (BiBi) e Iddo; nel 1955 la famigia si sposta nel distretto di Gerusalemme, Katamon, con Yoni che si iscrive alla scuola locale. Nel 1957 la famiglia di Yoni torna negli Stati Uniti, dove il padre compie altre ricerche. Nel 1959, quando tornano in Israele, Yoni è iscritto al “Hebrew Gymnasium”.

Yoni dà ottimi risultati nello sport e nello studio. A un certo punto del Ginnasio, però, Yoni e famiglia lasciano di nuovo Israele per Elkins Park, un sobborgo di Philadelphia, dove Benzion insegna al Dropsie collega, una scuola di Jewish studies. Anche qui Yoni dà ottimi risultati.

E’ il 1964, quando Yoni, dopo essersi diplomato, torna in Israele per il servizio di leva obbligatorio. Entra così nei paracadutisti, come volontario, dopo aver superato un estenuante “training” viene trasferito alla scuola per ufficiali, dove si diploma come primo della propria classe. Yoni comanderà successivamente un plotone. Si congederà il 31 gennaio del 1967 per iscriversi alla “Harward University”.

Nel maggio 1967, la situazione in Medio Oriente si fa drammatica con l’Egitto che chiude gli stretti di Tiran verso Israele e muove le truppe verso il deserto del Sinai. Il mondo arabo dichiara di voler distruggere Israele. Yoni viene mobilitato come riservista e quando esplode la Guerra dei Sei Giorni, il 5 giugno del 1967, il giovane ufficiale partecipa alla feroce battaglia di “Um Katef”, nel Sinai; poi a quella sulle alture del Golan.

L’ultimo giorno della guerra resta ferito a un braccio nel tentativo di aiutare un commilitone a sua volta ferito. Yoni viene prima portato all’ospedale di Safed e poi a al Rambam Hospital di Haifa. Riporterà un’invalidità permanente al gomito sinistro.
Prima di ripartire per Harvard, verso la fine dell’estate, Yoni si sposa con Tuti. La cerimonia si terrà alla Hebrew University sul monte Scopus. I due partiranno successivamente per Boston. Yoni torna ad avere eccellenti risultati nello studio, ma sente che il suo posto non è lì.

Israele sta combattendo la cosiddetta “War of attrition” con Egitto e Giordania. Nel 1968, Yoni e Tuti tornano così in Israele. Si iscrivono alla Hebrew University, dove Yoni studierà filosofia e matematica. Però, a un certo punto inizia a pensare che oltre a vivere, in Israele deve fare qualcosa in più. Sente che l’esercito sta cercando disperatamente ufficiali con esperienza. Alla fine si arruolerà nel commando speciale “Sayeret Matkal” (detto “The Unit”, l’Unità) del quale fa già parte il fratello Benjamin.

Yoni alla fine sarà trasferito in un’unità speciale ancora più elitaria il “Sayeret Haruv“, dove trascorre un anno, per tornare (nel 1970) nel Sayeret Matkal, dove si arruola anche il fratello più giovane, Iddo. Per quasi due anni i tre fratelli appartengono alla stessa unità speciale. Nell’estate del 1972, Yoni viene promosso a capo del Matkal.

Yoni dirige il sequestro, in Libano, di un gruppo di ufficiali siriani di alto rango, che saranno scambiati con alcuni piloti detenuti in Siria. Nell’estate del 1973, Yoni si prende un’altra pausa dall’esercito e torna ad Harvard. Nel frattempo si è divorziato da Tuti. Durante l’estate ne approfitta per trascorrere un po’ di tempo col fratello Bibi, laureatosi al Mit di Boston e con i genitori, che vivevano a Ithaca (New York), dove Benzion dirigeva il dipartimento di studi semitici alla Cornell University.

Yoni torna in Israele per la guerra dello Yom Kippur, che esplode il 6 ottobre del 1973. Ritorna nel Sayeret Matkal e presta servizio sulle alture del Golan. Malgrado la superiorità numerica dei siriani, Yoni riesce a sconfiggere il tentativo della Siria di catturare i soldati di un avamposto israeliano. In quella battaglia, Yoni perse due uomini.

Poco tempo dopo il termine della guerra, entra nella brigata corazzata, che aveva perso diversi uomini in seguito alla guerra dello Yom Kippur e continua a prestare servizio nel Golan. Nel giugno del 1975, diventa comandante del Sayeret Matkal. In quest’anno di comando conduce diverse operazioni: tutte segrete, tranne una: il raid su Entebbe, dove incontrerà al morte.

E’ il 27 giugno del 1976. Un aereo dell’Air France, partito da Israele, viene dirottato quand’è già sui cieli dell’Europa, da un commando di terroristi arabi e tedeschi. L’aereo atterra ad Entebbe, in Uganda, dove il presidente Idi Amin dà la possibilità ai terroristi di atterrare. Gli ostaggi vengono trattenuti all’Old Terminal (il vecchio terminale) dell’aeroporto. I terroristi minacciano di uccidere tutti i passeggeri, se non saranno rilasciati oltre cinquanta terroristi.

Il primo luglio Yoni riceve l’ordine di preparare la propria unità e partire per Entebbe. Obiettivo: uccidere i terroristi, liberare gli ostaggi e combattere contro i soldati ugandesi. Yoni viene convocato dall’allora ministro della Difesa, Shimon Peres, per un meeting. Alla richiesta se vi siano possibilità di successo in questa operazione, Yoni risponde di sì. Alla fine dell’incontro arriva l’okay del Capo di Stato Maggiore. A mezzogiorno del 3 luglio, sotto il governo di Yitzhak Rabin, la missione viene approvata.

Dopo alcuni giorni dedicati alla raccolta di informazioni ed alla preparazione: dalla mezzanotte del 4 luglio 1976, quattro aerei da trasporto C-130 Hercules dell’Aeronautica militare israeliana, atterrano di notte all’aeroporto di Entebbe, ovviamente senza l’aiuto della torre di controllo.

Per evitare di essere intercettati gli aerei sfruttano le capacità di volo a bassa quota, unite alle capacità di atterraggio su brevi piste. L’avvicinamento avviene a fari di navigazione spenti e sfiorando la superficie del lago Victoria. Yoni e i suoi uomini si mettono alla guida di una Mercedes e di due Landrover, simulando l’arrivo di Idi Amin, con la scorta al seguito e si dirigono verso l’Old Terminal.

Scoppia subito un breve battaglia con i terroristi e le forze ugandesi. I terroristi vengono uccisi e gli ostaggi liberati. Durante la sua corsa verso il ritorno, Yoni viene colpito al petto e cade al suolo gravemente ferito, fuori dall’ingresso principale del Terminal.

Per lui non c’è nulla da fare, malgrado gli sforzi del team medico, per salvargli la vita, muore all’ingresso dell’area di evacuazione, con a bordo gli ostaggi appena liberati. Tre dei 106 ostaggi morirono durante lo scontro a fuoco e un quarto venne ucciso più tardi dagli uomini di Amin.

Pochi degli ostaggi a bordo realizzarono che quell’uomo che giaceva incosciente era il comandante della missione che salvò loro la vita. Yoni venne sepolto sul monte Herzl a fianco della tomba di David Elazar, il Capo di Stato Maggiore durante la guerra dello Yom Kippur. In migliaia parteciparono ai suoi funerali.

Foto tratta dal documentario.

IL DOCUMENTARIO IN LINGUA INGLESE

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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