Le origini del sistema legislativo di Israele: tra Sionismo, Impero Ottomano e...

Le origini del sistema legislativo di Israele: tra Sionismo, Impero Ottomano e Mandato britannico

1029
0
SHARE

Un argomento che ci terrei ad affrontare, perché spesso sconosciuto ai non addetti ai lavori, è quello relativo al sistema legislativo di Israele. Su cosa si fonda, quali sono le sue origini e come si è sviluppato?

Faremo quest’altro viaggio, a più puntate, grazie a un libro molto interessante, dal titolo: “Il sistema costituzionale dello Stato di Israele” (di Tania Groppi, Emanuele Ottolenghi e Alfredo Mordechai Rabello).

E allora partiamo con questa prima parte. Israele è una Repubblica parlamentare sorta nel 1948, per volere dell’Onu, come stato nazione del popolo ebraico su parte del territorio affidato all’amministrazione britannica sulla Palestina. Nell’ordinamento costituzionale israeliano confluiscono almeno tre tradizioni giuridiche: quella ottomana, quella della common law inglese e quella del diritto ebraico. C’è, poi, un diritto israeliano autoctono, che lentamente si afferma dal 1948.

L’impatto culturale del modello inglese si sente, tra l’altro, sia nella mancanza di una Costituzione scritta, che nella preminenza del potere esecutivo e nella definizione del poteri del Primo Ministro.

L’eredità giuridica ottomana, largamente soppiantata già durante il periodo mandatario resta comunque importante per il mantenimento di un ordinamento giudiziario religioso, che ha il compito di amministrare il diritto familiare e la sfera personale.

C’è, quindi, il diritto religioso prevalentemente ebraico. Al posto di una Costituzione rigida e scritta, Israele ha undici Leggi Fondamentali di natura quasi costituzionale. In questo caso, i diritti fondamentali della persona vengono garantiti da due leggi fondamentali del 1992 e del 1994.

L’altra peculiarità dell’ordinamento giuridico israeliano è la necessità di garantire un delicato equilibrio tra le istanze democratiche e le esigenze di sicurezza. Peculiarità che deriva dal permanere di uno stato di guerra. L’adozione di leggi di emergenza giustifica il frequente ricorso alla Corte Suprema come istanza di tutela dei diritti, di fronte a possibili abusi del potere esecutivo, da cui dipendono le forze armate, i servizi di sicurezza e l’intelligence.

Israele non ha una Costituzione, ma il sistema costituzionale è fondato una serie di leggi fondamentali, chiamate Hukké Hayesod, alcune delle quali richiedono procedimenti di modifica tipicamente costituzionali. Le altre fonti sono composte da testi di legislazione ordinaria; c’è quindi il diritto ebraico e una normativa ereditata dal periodo di amministrazione britannica.

Per capire Il sistema legislativo israeliano occorre però far cenno al patrimonio giuridico esistente in Palestina alla vigilia della nascita dello Stato d’Israele. Pur potendosene disfare, Israele recepì l’eredità giuridico amministrativa del mandato britannico e, in misura minore, della dominazione ottomana.

Israele conservò questo ordine legislativo per evitare una transizione difficoltosa, riservandosi di modificarlo gradualmente. La tradizione ottomana ldi lasciare la gestione degli affari di status personale (tipo matrimonio o divorzio) alle singole comunità religiose venne recepita da Israele per evitare conflitti su questioni di identità nazionale e religiosa.

Sul nuovo corpus iuris ebbe notevole influenza anche il Sionismo ovvero il movimento di liberazione nazionale del popolo ebraico, che rivendicò il riconoscimento dello status di nazione e i diritti nazionali che ne conseguono. Il Sionismo dovette fare i conti con l’Impero Ottomano prima e con il governo coloniale di Sua Maestà dopo.

Quindi, c’erano altre realtà contrarie: da parte di segmenti religiosi, dai socialisti, assimilazionisti e il crescente nazionalismo arabo. Il Sionismo, inoltre, si presentava frazionato con ispirazioni ideologiche completamente diverse e condizionò fortemente lo sviluppo dell’Yishuv, il primo insediamento ebraico e organizzato in terra di Israele, che diventerà un embrione statuale ben organizzato.

Si svilupparono varie forme di Sionismo e quello pratico era l’unico che promuoveva l’insediamento degli ebrei in Terra di Israele, in modo da creare una società che potesse diventare autosufficiente e richiedere l’indipendenza. Lo Stato ebraico doveva rappresentare un rifugio dalle persecuzioni e strumento di sopravvivenza degli ebrei all’antisemitismo.

Spesso sorsero alcune divisioni e disaccordi sull’estensioni delle rivendicazioni territoriali in terra di Israele, con l’ideologia che si scontrava con gli equilibri geopolitici mondiali. Sionismo pratico (immigrazione e stanziamento urbano) e Sionismo politico (sostegno politico e diplomatico) convissero nei cinquantaquattro anni che separano la pubblicazione de “Lo Stato ebraico”, di Theodor Herzl e la nascita di Israele.

Il Sionismo politico culmina il 2 novembre 1917 con la Dichiarazione di Balfour (che prende il nome dal ministro degli Esteri britannico e rappresenta il primo riconoscimento internazionale delle istanze nazionali del movimento sionista. Con essa il governo britannico si dichiara favorevole alla creazione di un “focolare ebraico in Palestina”.

Gli obblighi mandatari di preparazione del paese all’indipendenza e all’autodeterminazione, favorirono, dal 1923, la creazione di alcuni organi rappresentativi dell’Yishuv, da parte dell’amministrazione mandataria. Uno di questi è il Moetzet Ha’am, o Consiglio del Popolo; c’è poi l’Agenzia Ebraica (Hinhelet Heam), organo esecutivo

Da sottolineare come il crescente scontro tra ebrei e arabi e tra Yishuv e amministrazione mandataria porto a un più sempre elaborato embrione di struttura statale, con una propria diplomazia, burocrazia, servizi di informazione e counter intelligence; esercito, polizia e tutte le altre funzioni statali.

L’esperienza politica di elezioni e di autogoverno lasciò come eredità duratura la propensione per un sistema elettorale proporzionale e governi di coalizione che hanno accompagnato il Paese fino al presente. Da sottolineare anche la cooperazione tra forze religiose e laiche; da qui il ruolo della tradizione ebraica nella sfera pubblica.

Tra i primi atti del neonato Stato di Israele, nel 1948, ci fu l’adozione di un’ordinanza di transizione che ribadiva la validità del diritto vigente in Palestina alla vigilia dell’indipendenza, mantenendo in vigore diritto mandatario ed eredità ottomana. Il sistema ottomano non è omogeneo, avendo preso a prestito ordinamenti di provenienza disparata. Ad esempio, il codice civile ottomano, la Mejelle, promulgato nel 1869, non faceva altro che codificare le regole della Shariya, la legge religiosa musulmana.

maneggiare la Mejelle non fu facile per i giuristi israeliani. Il testo originale, infatti, era accessibile soltanto a chi avesse una padronanza del turco. Il fatto di basare decisioni su norme tratte dal mondo della fede islamica, tuttavia, dava fastidio all’ebreo che preferiva applicare il più familiare diritto britannico, introdotto a partire dalla conquista della Palestina, tra il 1917 e il 1918.

Avviene così l’introduzione del diritto inglese. In particolare, l’articolo 46 del Palestine Order in Council , promulgato nel 1922 (con la funzione di Costituzione scritta del mandato) stabiliva che assieme al diritto ottomano e in presenza di lacune, le corti avrebbero dovuto applicare i principi di common law ed equity. Ci fu, quindi un’anglicizzazione del diritto. Questa doppia eredità: ottomana e inglese formava l’ordinamento giuridico del Paese alla mezzanotte del 14 maggio 1948, alla proclamazione dell’indipendenza di Israele.

Fine della prima parte

Foto tratta dalla pagina Facebook “The Knesset – הכנסת”

SHARE
Previous articleLa parola e la mitzvah del giorno/ 21 del mese di Tishrì dell’anno 5778
Next articleLa parola e la mitzvah del giorno/ 22 del mese di Tishrì dell’anno 5778
Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

NO COMMENTS

LEAVE A REPLY