Alla scoperta dell’alfabeto ebraico/ La scrittura difettiva o piena, con o senza...

Alla scoperta dell’alfabeto ebraico/ La scrittura difettiva o piena, con o senza vocali

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L’alfabeto ebraico è composto da 22 lettere e si scrive da destra verso sinistra. Di queste ventidue lettere abbiamo due semiconsonanti, che sono la vav (ו) e la yod (י) e cinque consonanti che, invece, cambiano forma a fine parola: la khahf (ך); la mem (ם); la nun (ן); la peh (ף) e la tzadi (ץ). Le consonanti finali si chiameranno allo stesso modo delle altre, con in più la parola “sofit” che significa “finale”. Quindi, avremo: la mem sofit o la tzadi sofit, per fare un esempio.

Quello ebraico è lo stesso alfabeto utilizzato anche nella lingua Yiddish, ma con alcune significative differenze (la tav, ad esempio, diventa una s e non è più una t…) e in altri idiomi di derivazione giudaica. Un altro aspetto importante riguarda la scrittura “piena” e quella “difettiva”.

Questo, perchè in ebraico, così come in altre lingue semitiche, come l’arabo, c’è un doppio sistema di scrittura: quello vocalizzato e non vocalizzato.

Le vocali, infatti, non sono altro che segni diacritici che vengono apposti sopra o sotto le singole lettere e che servono, praticamente, per la lettura.

A parte alcuni testi particolari (tipo quelli per bambini o religiosi), gran parte della lingua ebraica è non vocalizzata, quindi בלי נקוד (bli niqqud).

Così come sostenuto anche da Anna Linda Callow nel suo “traduco e imparo l’ebraico”: è detta “difettiva” la scrittura vocalizzata, alla quale si ricorre in Israele per il testo biblico, per la poesia antica e moderna, per i dizionari e per i testi didattici e divulgativi.

E’ detta “piena” la scrittura priva di segni vocalici, che è quella più utilizzata: in romanzi, giornali, saggi e via dicendo. Quest’ultima fa uso delle semiconsonanti: yod e vav (o wav) per segnare una parte delle vocali ed evitare così un eccesso di ambiguità.

Nella scrittura piena, ad esempio, la parola sippur (racconto) si scriverà con una yod in più: סיפור; la parola tavolo (shulchan) si scriverà: שולחן, quindi con una vav in più. Nei dizionari, però, attenzione, perchè queste parole si trovano secondo scrittura difettiva, non piena.

In allegato trovate le due tavole con tutte le lettere dell’alfabeto ebraico, tratte dal volume “Contemporary Hebrew“, di Menahem Mansoor.

Nelle varie colonne avete, da sinistra: la forma translitterata, il nome della lettera, la scrittura corsiva (written form) e quella stampata “printed form”. 

Il puntino che trovate all’interno di alcune lettere si chiama “daghesh” ed è un segno diacritico, che in questo caso serve per riconoscere due lettere uguali ma con significato diverso. Ad esempio la beth (con il puntino) che diventa veth (senza puntino. 

Ci sono anche alcune lettere che si pronunciano in maniera gutturale, come khahf o la chet (detta anche heht). Quella che diamo qui, naturalmente, è una infarinatura. Altrimenti saremo costretti a scrivere una grammatica per intero. Chi fosse veramente interessato è logico che deve seguire un corso di ebraico o studiare da autodidatta, ma non basta certo un servizio per imparare la lingua.

La foto di copertina tratta da viaggiare in Israele

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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