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La “Sindrome di Gerusalemme”: ecco cos’è e chi colpisce. Quando la bellezza di una città manda in psichiatria

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Avete mai sentito parlare della “Sindrome di Gerusalemme“? Molti, sicuramente, sanno di cosa si tratta, visto che è una “patologia” certificata a livello psichiatrico. E allora, cerchiamo di capire meglio cos’è e come si manifesta. E’ provato a livello medico, che l'”esposizione” a Gerusalemme può far perdere la testa. Un delirio (è il caso di chiamarlo così) che sorprende, in media, duecento pellegrini all’anno.

Persone che, sopraffatte dall’impatto, con la città santa, e con la sua eredità religiosa, improvvisamente credono di essere dei personaggi della Bibbia. Così avvenne per un ebreo canadese che si credeva Sansone e decise di comprovare la propria identità: passando, e distruggendo, il muro della propria camera d’albergo per scappare. O come quell’anziana cristiana che si credeva la Vergine Maria e andrò a Bethlehem alla ricerca del bambin Gesù. Questi tipi di comportamenti che scattano alla vista di Gerusalemme vengono diagnosticati come “sindrome”.

E pensare che nel 1969 un cristiano australiano appiccò un incendio alla moschea di Al-Aqsa, provocando seri danni. Pensava di dover pulire l'”Haram ash Sharif” o Monte del Tempio dagli edifici non cristiani, per prepararsi al Messia. Nel 1992 ci fu un altro cristiano che diede di matto all’interno della chiesa del Santo Sepolcro e prima che la sicurezza riuscisse a fermarlo distrusse alcune lampade, crocifissi e via dicendo.

E che dire già nel 1930, di quella cristiana inglese, certa che Cristo sarebbe tornato una seconda volta, saliva regolarmente sul Monte Scopus per dargli il benvenuto con una tazza di té. Non manca chi si è identificato in Mosé o nel Re Davide. E’ difficile capire che cosa provochi questa sindrome. Si pensa che possa essere associata o scatenata da quella sensazione di conflitto e di tensione che suscita Gerusalemme.

L’identikit. Cristiani non sposati, tra i 20 e i 30 anni o ebrei del Nord America o Europa occidentale che sono cresciuti in contesti religiosi. Quasi tutti i malati, una volta, ma forse ancora oggi, venivano caricati in ambulanza e portati all’ospedale psichiatrico di Kfar Shaul, nel sobborgo di Gerusalemme Est.

I pazienti vengono tenuti, più o meno, una settimana in osservazione e successivamente “rispediti” a casa. I medici cercano di convincerli che non sono quei personaggi che millantano. Nello stesso ospedale, un giorno capitò che due pazienti – entrambi convinti di essere il Messia – si accusarono reciprocamente, dandosi dell’impostore.

Foto tratta da Some Travel Ago

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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